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I diamanti nascono dal letame

Le vie tortuose e oblique della speranza
Recensione di  |   | tex/


I diamanti nascono dal letame
Color Tex 6


I diamanti nascono dal letame

Scheda IT-TX-C6a

Scheda IT-TX-C6b

Scheda IT-TX-C6c

  • Nel buio
    I tre pards catturano gli assassini, salvando il “mostro” e la bambina

Scheda IT-TX-C6d

Introduzione.

Nell’introduzione all’albo il Curator Texianus avverte che

      Quella del racconto breve è un'arte difficile e noi fumettari bonelliani, abituati, seguendo l’eredità del nostro Maestro e capostipite Gianluigi Bonelli, al fluire epico di romanzi-per-immagini di almeno un centinaio di pagine (che per Tex vanno spesso raddoppiate o triplicate), abbiamo ancora un po’ di strada da fare per padroneggiarla come vorremmo

Lungi dall’essere l’excusatio non petita che inevitabilmente appare, l’affermazione del curatore è una semplice verità; il racconto è un’arte molto diversa dal romanzo, e necessita di talenti, tecniche e ispirazione diversi da quest’ultimo. Per la verità, Tex e Zagor (e forse Julia) a parte, le storie bonelliane sono per solito accostabili più alla novella che non al romanzo, ma il formato della novella introduce un’ulteriore distinzione più che essere assimilabile al romanzo o al racconto.

Ciò che colpisce, a lettura dell’albo ultimata, è che quel mettere le mani avanti non ha ragion d’essere: quale più e quale meno tutte e quattro le storie raccolte nell’albo vanno dal buono all’eccellente, e tutte e quattro considerate vengono a configurare un arabesco nero sull’attuale possibilità di declinare la speranza nell’universo narrativo texiano: l’universo narrativo per eccellenza dell’ottimismo. Tutte e quattro, infine, forniscono materia di riflessione.

Quanto meno sotto il profilo dei testi; ché sebbene il valore dei disegnatori coinvolti sia provato al di là di ogni ragionevole dubbio, Andrea Accardi, e ancor più Luca Rossi si dimostrano in ben scarsa sintonia con il personaggio e in chiara difficoltà nel renderne le atmosfere, i riferimenti grafici di riconoscibilità e il corposo vigore realistico (certi volti di Carson e soprattutto di Tex nel racconto disegnato da Rossi vanno oltre i limiti della libertà interpretativa, sconfinano nella manifestazione di una non riuscita appropriazione del personaggio).

In ordine di apparizione.

La Via del Tempo.

La storia di Michele Medda è forse un'incollatura sopra a tutte le altre, anche grazie a un Michele Benevento che svetta e pare nato per disegnare il ranger. Il creatore grafico di Lukas tratteggia un Tex e un Carson di raro vigore e carisma, e li immerge in un west ricostruito con meticoloso e lussureggiante realismo, mantenendo - esaltando anzi - la leggibilità delle vignette e delle tavole. Il Carson seduto in posa nello studio fotografico di Crown pare davvero uscito da una foto d’epoca; interni ed esterni sono rappresentati con grande cura dei dettagli, così come i personaggi del racconto, e le sequenze d’azione hanno un dinamismo che sazia l’occhio.

L'equilibrio tra narrazione, emozione e sentimenti appare puntuale in ogni suo elemento

L'equilibrio tra narrazione, emozione e sentimenti appare puntuale in ogni suo elemento. A onta delle apparenze, la storia non risulta compressa: è senza dubbio sintetica al massimo, ma non c'è nulla di sacrificato. Non c'è neppure un'ombra di quello spiegazionismo che ormai permea quasi ogni storia bonelliana (come non sono invece riusciti a evitare del tutto Boselli e Burattini). I toni dolenti, crepuscolari, inaciditi dei personaggi e del racconto si coniugano con l’abilità con la quale in pochissime battute Medda è capace di dar vita compiuta ai personaggi anche più minimi. La moglie di Cobb, e Susan la figlia di Meeks sono due figure femminili schizzate con un’aderenza bonelliana (nel senso di Gianluigi) che mostra come meglio non si potrebbe la sintonia di Medda con il personaggio. Due realistiche, autentiche donne della frontiera americana, del loro tempo e nel solco dei personaggi femminili positivi bonelliani (sempre nel senso di Gianluigi).

Galleria d'eroi
Color Tex 6, pag.5 - Tavola di Michele Benevento

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Galleria d'eroi<br>Color Tex 6, pag.5 - Tavola di Michele Benevento<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Il tono della storia, si diceva, è crepuscolare, e lo è di brutto; tuttavia le figure delle due signore e dello stesso padre Moreno sono figure di speranza. Figure che riconciliano una storia disperata con la speranza, reimmettendola nel circuito di positività del personaggio. Una positività declinata e aggiornata al tempo attuale, come è anche per le altre tre storie. In tempi che appartengono più alla disperazione, la speranza e l’ottimismo vanno cercati nelle pieghe nascoste, negli strati profondi. Nell’interiorità di Tex più che nella sua esteriorità.

Ma ancor di più declinata alla speranza è la chiusa della storia - nel senso della speranza che dicevo: il tempo è comunque un galantuomo e si è incaricato di riabilitare l'onore di Jim Landon. Con una mano decisiva da parte di Tex: l’agente della speranza e del tempo galantuomo. È una speranza forse imperfetta, ma è quella che possiamo avere.

La Via del Travisamento.

Una storia cupa e incattivita, la più dark del lotto

Ottimo è anche il lavoro di Moreno Burattini al suo esordio con il ranger. Nonostante la prevedibilità degli eventi Burattini riesce a tenere l'attenzione del lettore incollata alla pagina: questo perché costruisce in modo egregio i personaggi e cuce loro addosso una storia cupa e incattivita, la più dark del lotto, virando talvolta nel truculento e conducendo il lettore attraverso un crescendo thrilling che il finale scioglie sì, ma scioglie nell’amarezza. Anche qui troviamo una storia di emozioni e sentimenti forti come in tutti i racconti dell’albo, e i toni dolenti e quelli induriti predominano più che altrove. Coronel è un personaggio degno di figurare tra quelli da ricordare nella saga texiana, e ciò nonostante la sua eterodossia. Coronel è un uomo giusto che è caduto, fallito: che cerca un impossibile riscatto. Non lo avrà; o lo avrà, a seconda dell’ottica da cui si osservano gli eventi. Anche questo è eterodosso nell’universo texiano; e tuttavia l’abilità di Burattini è stata anche nel far uso di Tex per ricomporre la deviazione dalla norma entro l’alveo della tradizione: quale che sia l’angolo di osservazione degli eventi è Tex a tirare le fila ultime degli eventi. È Tex a ripristinare un pur esile filo di giustizia. E di speranza. Sempre quella speranza da ricercare nelle pieghe nascoste, sia chiaro, e la cui emersione è qui più faticosa e dolorosa che altrove, che deve farsi strada attraverso l’inganno e il travisamento, attraverso le maschere dell’animo umano.

Tex e Coronel: i due volti della vendetta
Color Tex 6, pag.53 - Tavola di Giuseppe Camuncoli

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Tex e Coronel: i due volti della vendetta<br>Color Tex 6, pag.53 - Tavola di Giuseppe Camuncoli<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Notevole anche il lavoro e l’apporto di Giuseppe Camuncoli che disegna un Tex energico, poderoso, scabro; un Tex in perfetta sintonia con i toni incupiti del racconto e le scene incrudelite che si dipanano nel corso della narrazione. Un Camuncoli che, come Benevento, vorremmo rivedere all’opera sulla lunga distanza e con i quattro pards.

La Via della Tradizione (o quasi).

La storia di Mauro Boselli è (o forse appare) quella più ingenua: è la storia con il "mostro" buono che alla fine viene riabilitato dall’azione di Tex e dei due pards presenti - e il "mostro" sarà per tutta la vita amico della bambina, perché in una storia ingenua non ci sono impulsi sessuali (o per essere precisi, visto che siamo sulle pagine di Tex, l’autore deve glissare con eleganza sul tema, lasciandocelo appena appena intuire di sguincio, molto di sguincio, presentandolo come l’inespresso sospetto dei "cattivi").

Proprio perché la più ingenua, è la più debole; o appare tale

Proprio perché la più ingenua, è la più debole; o appare tale: e non poco peso in questa sensazione, più ancora del tocco eccessivo di melò cui Boselli non riesce a fare a meno, lo hanno sicuramente i disegni di Luca Rossi. Come si accennava prima, i volti incerti dei pards, di Tex in particolare, sono un handicap che condiziona tutto il lavoro di Rossi, seppure gli ambienti rurali e notturni così come la caratterizzazione degli altri personaggi non sia affatto di cattiva fattura e anzi crei bene un’atmosfera da dramma contadino dalle robuste venature horror. La storia di Boselli è articolata, con personaggi ben caratterizzati, e i tre pards presenti in scena svolgono il loro lavoro di segugi molto bene. E ancor meglio il loro lavoro da "Tex e i suoi pards", cosa quest’ultima che inizia a essere rara nelle storie di Boselli.

Tex e Carson
Color Tex 6, pag.90 - Tavola di Luca Rossi

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Tex e Carson<br>Color Tex 6, pag.90 - Tavola di Luca Rossi<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

L’apparente ingenuità, a ben vedere, trae ragione da un maggior rispetto formale per taluni aspetti della tradizione e dal confronto con tre racconti formalmente meno ortodossi. È certamente un’abituale variazione corale e melodrammatica boselliana sui temi della tradizione, ma nel tracciato delle sue storie migliori. Nel ridotto spazio del racconto Boselli ha guadagnato in asciuttezza e non ha potuto arabescare troppo, mantenendosi nei limiti di un sentimentalismo che ha dato corpo alla storia senza assorbirla. Tex è tuttavia il solutore ma non il salvatore, lasciando luogo a quella coralità richiamata, e affidando in tal modo spazio alla possibilità della redenzione e al suo messaggio di speranza. Una redenzione e una speranza che passano attraverso il dolore più grande: il finale consolatorio per Babe e Beth non può finire per far dimenticare che il padre di Larry paga i suoi errori con la morte di propria mano del figlio. Il finale consolatorio è screziato di orrore, e l’ingenuità apparente finisce ormai di stemperarsi nei toni di una speranza luttuosa.

La Via del Simulacro.

Non è una storia di Tex, è una storia su Tex

La storia che segna l’esordio di Roberto Recchioni sulle sue pagine a ben vedere non è una storia di Tex, è una storia su Tex. In un gioco che gestisce con abilità e fruttuosamente, invece di appropriarsi del personaggio e proporne una sua interpretazione Recchioni ne usa la storia e soprattutto il carisma per proporre una delle sue classiche short story adattandola a Tex. E sulla lunghezza della short story (qui siamo sul filo), difficilmente Roberto Recchioni toppa. Sul racconto breve, e meglio ancora se fulminante, la sua debolezza come narratore può essere bypassata dall’acutezza dell’idea a effetto e fare affidamento sull’indubbia tecnica di sceneggiatore. Il racconto di questo Color Tex è un esempio eccellente di questa ottima resa che nasce dall’applicazione di una sceneggiatura che non deve disperdersi nell’inessenziale, e anzi si concentra sul cuore della storia, a un’idea tanto semplice e classica quanto narrativamente ricca di pathos e in grado di essere sviluppata drammaticamente. Anche i dialoghi a effetto sono praticamente assenti, sostituiti da scambi più vigorosi e maturi, senza per questo rinunciare alla battuta acida.

Storia su Tex perché senza i quasi settant’anni di vita editoriale del personaggio questa storia non potrebbe apparire sulle pagine di Tex; storia - nell’occasione - su Tex perché nonostante la "presenza" di Tex questa storia funzionerebbe benissimo anche senza di lui.

Storia classica di un’ossessione. L’ossessione di Randy "Lucky" Rogers che vede Tex dappertutto. Tex è la Nemesi di Randy, è il verme della paranoia e del senso di colpa che lo divorano vivo, ne divorano la mente e la sanità mentale. Tex in questa storia è una pura illusione, un fantasma. Un fantasma che potrebbe anche essere del tutto illusorio, un parto esclusivo della mente di Lucky. Nel microuniverso di questa storia, abbiamo solo le allucinazioni di Lucky a dirci che "Tex" esiste. Tex non c’è: ancora una volta di più non è una storia di Tex, è una storia su Tex, e su quello che rappresenta "Tex" per un criminale.

La fortuna s'inchina alla giustizia
Color Tex 6, pag.105 - Tavola di Andrea Accardi

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

La fortuna s'inchina alla giustizia<br>Color Tex 6, pag.105 - Tavola di Andrea Accardi<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

La variazione sul tema di Recchioni è forse la storia che dà speranza, essendo essa affidata a un fantasma. Un fantasma che evapora sulla scena della strage finale: una strage certo non di innocenti, ma una scena che pare lasciare adito solo all’illusione della speranza così come l’allucinazione della giustizia appare la sola giustizia possibile in terra, la sola giustizia capace di raggiungere Randy. Se questo è vero certamente nella storia, al di fuori di essa il lettore ha tuttavia costantemente negli occhi Tex che giganteggia sulla pagina. O meglio, l’immagine di Tex (doppiamente immagine: in quanto personaggio disegnato e in quanto uomo solo immaginato da Randy). Il suo simulacro. La via, assai stretta, di questo simulacro di Tex appare qui la sola percorribile dalla speranza. Il simulacro della giustizia, che Tex incarna, è l’ultimo appiglio perché la speranza della giustizia trionfi. O quanto meno sembri trionfare.

Accardi non entra in sintonia con il west di Tex; fornisce senza dubbio un saggio delle sue capacità, ma il suo stile non si adatta alle caratteristiche di realismo molto materiale dell’universo texiano, e il disegnatore non pare far nulla per adattarvisi. Le figure umane restano troppo rigide, i volti presentano una eccessiva caricaturalità che non traduce adeguatamente i toni allucinatori della storia.

In conclusione.

In conclusione: avercene di albi tanto ricchi di spunti di interesse.

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