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Il peso della coscienza

Con parecchia fatica Tex si districa tra militari disertori e predoni Utes
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Il peso della coscienza
Maxi Tex 18


Scheda IT-TX-m18

Da qualche anno il Maxi Tex sembrava voler ospitare solo storie di seconda o terza scelta, disegnate in modo approssimativo e debitamente allungate per occupare le generose dimensioni di un "balenottero" che, si capisce, non è facile da riempire, ma che proprio per questo avrebbe dovuto restare un’edizione speciale, come il capostipite Oklahoma, e non essere serializzato andandosi ad aggiungere alle altre copiose uscite texiane in edicola. Senza scomodare il capolavoro di Giancarlo Berardi, anche i tempi de Nei territori del Nord Ovest sono ormai lontani, eppure questo primo Maxi affidato a Pasquale Ruju risolleva un po’ le recenti sorti della collana, con un’onesta storia di soldati disertori e indiani ribelli. Niente di speciale, ma corretta e discretamente divertente, nonostante certe (evitabili?) lungaggini.

Il capitano Spencer, tra rimorso e realismo
Maxi Tex 18, pag.221 - Tavola di Roberto Diso

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Il capitano Spencer, tra rimorso e realismo<br>Maxi Tex 18, pag.221 - Tavola di Roberto Diso<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>
il timore reverenziale nell’affrontare per la prima volta l’intero quartetto ha fatto prevalere la prudenza

Nella sua prima prova con i quattro pards, Ruju procede con il freno a mano tirato, affidandosi per i primi due terzi alla sola coppia Tex-Tiger (apprezzabile variazione sul tema) che viene poi affiancata dai due Kit sul finale. Tuttavia, Tex rimane il dominus incontrastato, impartendo ordini e disposizioni a destra e a manca e finendo per oscurare la presenza dei tre pards, che risultano poco più che comparse. Avremmo preferito che l’autore osasse di più, ma evidentemente il timore reverenziale nell’affrontare per la prima volta l’intero quartetto ha fatto prevalere la prudenza, con un risultato discreto, senza particolari difetti, ma ancora lontano dai livelli di un Mauro Boselli (per non parlare di G.L.Bonelli).

Altri sono, invece, i motivi d’interesse. Nonostante i personaggi rientrino tutti perfettamente nello stereotipo del genere (il saggio sakem, il giovane rivale dalla testa calda, il figlio impulsivo e idealista, l’ufficiale spietato e corrotto ecc.) Ruju riesce a infondere loro una certa vitalità, per esempio con i rimorsi dell’ex capitano, tormentato dai fantasmi del suo sanguinoso passato, o con i dissidi all’interno della banda dei disertori, evitando di farne semplici sagome di cartone funzionali alla trama. Trama che, a dispetto dei già citati riempitivi e della sua linearità, scorre agevolmente con un ritmo e una varietà sufficienti a non annoiare. Ci sono sì diverse sbavature, ma c’è anche un inedito Tex che scalda la schiena dei suoi avversari con una Gatling, forse la più simpatica fra le trovate che movimentano l’albo. Per il resto, la sceneggiatura è buona e i dialoghi convincenti, sebbene un po’ sotto la media (elevata) di questo autore.

Testimoni di un massacro
Maxi Tex 18, pag.127 - Tavola di Roberto Diso

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Testimoni di un massacro<br>Maxi Tex 18, pag.127 - Tavola di Roberto Diso<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Ci dispiace molto dirlo: peccato per i disegni. Non possiamo essere accusati di parzialità verso Roberto Diso, un veterano della Bonelli che abbiamo amato ai tempi d’oro di Mister No, ma che non è mai entrato in sintonia con Tex e che ora mostra sempre più evidenti segni di decadimento. Intendiamoci, si tratta pur sempre di un lavoro con una sua dignità, realizzato a un ritmo di produzione che le attuali leve possono solo sognarsi, ma che purtroppo non riesce a raggiungere la sufficienza, per approssimazione e incertezza tanto delle fisionomie quanto delle scene, specialmente quelle d’azione. Chi ha conosciuto il Diso dei tempi migliori non potrà fare a meno di mostrare indulgenza, ma, obiettivamente, chi aprisse questo Maxi senza la necessaria predisposizione d’animo difficilmente non resterebbe perplesso.



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