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Sei pagine di follia

Come si azzoppa il più famoso quartetto del West
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Sei pagine di follia
Tex


Sei pagine di follia

Scheda IT-TX-640-642

Nota. Il contenuto del presente articolo prescinde dal giudizio critico sulla storia pubblicata negli albi 640-642 di Tex ed è del tutto indipendente dalla sua recensione. Gli autori di articolo e recensione hanno volutamente ignorato il contenuto dei rispettivi lavori per evitare qualsiasi influenza reciproca.


Dalla parte giusta

Tex, si sa, è un "eroe classico", l'ultimo rimasto del fumetto italiano eppure, o forse proprio per questo, tuttora il più letto e amato. Che vuol dire "classico"? Invincibile, incorruttibile, infallibilmente votato al bene, gentile con i deboli e forte con i prepotenti? Certo, ma non solo. Tex è anche un micidiale pistolero (il suo nome originale avrebbe dovuto essere "Killer") con centinaia di morti sulla coscienza. E' uno che mena le mani spesso e volentieri, non esitando neppure a spese di sceriffi, militari e politici. E' uno che non va per il sottile e, se la situazione lo richiede, non si perita a servirsi della tortura pur di raggiungere lo scopo. Insomma, è un uomo di legge, nonché ex fuorilegge, che spesso agisce ai limiti della legalità, quando non totalmente al di fuori, e i cui modi spicci e violenti, tradotti nella realtà, farebbero certamente inorridire le coscienze "politicamente corrette" del XXI secolo.

Tex riesce sempre a intuire di che pasta è fatto chi gli sta di fronte

Ciò non vuol dire che i lettori di Tex siano tutti sadici sanguinari, amanti della violenza e della legge del taglione, né che sarebbero disposti a mettere in atto nella vita reale i suoi metodi per lo meno discutibili. Tex, in quanto personaggio di fantasia, ha il vantaggio di poter cavalcare sulla pista tracciata da Giovanni Luigi Bonelli sessantasei anni or sono: una pista che mette Tex sempre, infallibilmente, inesorabilmente dalla parte giusta. Tex è l'incarnazione stessa della Giustizia, al di là perfino della legge quand'essa si rivela insufficiente a proteggere i diritti degli innocenti dalle vessazioni dei delinquenti, non importa quanto ricchi, potenti e "rispettabili". Ogni volta che Tex riempie di botte qualcuno, lo minaccia di morte, lo infila in una buca nel deserto o gli brucia le dita dei piedi con un fiammifero acceso, il lettore è confortato dall'assoluta certezza che costui merita pienamente il trattamento riservatogli e che non potrebbe essere altrimenti. Questo perché, sempre per volontà di Bonelli padre, Tex ha la capacità di scrutare nella parte più intima dell'animo umano, riuscendo sempre a intuire di che pasta è fatto chi gli sta di fronte. Solo così i "metodi" poco ortodossi del ranger risultano non solo accettabili, ma del tutto condivisibili, in quanto strumenti al servizio del trionfo della giustizia.

Il quartetto che fu

Ma Tex, come tutti sanno, non è solo. I suoi tre compagni, che con lui costituiscono il più famoso e amato quartetto di eroi del fumetto italiano, hanno sempre totalmente condiviso i suoi ideali, affiancandolo in ogni sua impresa, non importa quanto rischiosa, controversa o addirittura disperata, nella piena consapevolezza di agire per il meglio. Solo così, infatti, si può spiegare il legame inossidabile che unisce i quattro uomini che, non a caso, si definiscono reciprocamente come "fratelli" o "pards", uniti non soltanto nell'abilità e nell'audacia ma anche, soprattutto, nella saldezza dell'animo.

Chi abbia anche solo una conoscenza approssimativa del fumetto di Tex avrà pensato che finora ci siamo cimentati nella scoperta dell'acqua calda e che nessuno potrebbe mettere in dubbio quanto sin qui affermato.

Errore.

Roba da matti!
Tex 642, pag.114 - Disegni di Alfonso Font

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Roba da matti!<br>Tex 642, pag.114 - Disegni di Alfonso Font<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>
Ciò che si è consumato in queste sei pagine di follia è un insulto alla memoria del creatore di Tex

Nell'albo Appuntamento con la vendetta (n.642, aprile 2014), precisamente nelle ultime sei pagine, si produce un'inopinata e profonda frattura dell'unità morale del quartetto. Di fronte a una decisione da prendere sulla sorte di un giovane e spietato pluriomicida (Kid Rodelo), i quattro si dividono esattamente a metà, lasciando che la soluzione dell'impasse sia affidata a Mike Foster, un comprimario mai visto prima d'ora, con un espediente che ci ha lasciati basiti: per votazione! Potremmo cedere alla tentazione delle facili ironie, per esempio chiedendoci se i quattro giustizieri sarebbero ancora bloccati in un voto senza fine in mancanza dell'apporto di Foster, oppure ringraziando l'infinita saggezza di Bonelli nell'aver dato vita a un quartetto, invece del molto più invalso trio, di modo che il numero pari scoraggiasse la tentazione di votare davanti a ogni decisione cruciale, ma non c'è molto da ridere. Ciò che si è consumato in queste sei pagine di follia è un insulto alla memoria del creatore di Tex e ora spiegheremo perché.

Uno per tutti, tutti per...?

I quattro pards non possono essere mai in disaccordo su ciò che è giusto fare

Tex, Carson, Kit e Tiger. Quattro personaggi diversi con caratteri e personalità distinti, non la semplice fotocopia l'uno dell'altro come si potrebbe superficialmente pensare. I loro battibecchi sono il sale delle loro avventure e alcuni nei decenni sono diventati memorabili. Possono discordare su questioni come la pista da seguire, il saloon dove riposare, il luogo dove bivaccare e finanche la strategia da intraprendere, ma non sono, non possono essere mai in disaccordo su ciò che è giusto fare quando si tratta della loro missione di giustizia. Altrimenti si parla di qualcun altro, di qualcosa d'altro.

La frattura
rielaborazione del frontespizio dell'albo di Tex, disegni di Galep

(c) Sergio Bonelli Editore

La frattura<br>rielaborazione del frontespizio dell'albo di Tex, disegni di Galep<br><i>(c) Sergio Bonelli Editore</i>

Eppure, le parole di Tex dell'ultima vignetta del n.642 sono inequivocabili (grassetti nostri): «Questa volta ho seguito il vostro parere, hombres! Speriamo di non dovercene mai pentire!». La votazione ha dato il suo responso e Tex, democraticamente (sic), lo rispetta. Ma in cuor suo sa che non è quello giusto. Le parole tradiscono palesemente i suoi dubbi, quindi in sostanza dubita del giudizio dei suoi pards. E non si tratta della cottura di una bistecca, bensì della «...decisione di lasciare a piede libero un pericoloso assassino, per quanto apparentemente ormai innocuo».

Tex, per il trionfo di un bene superiore al quale è infallibilmente votato, ha spesso "graziato" pesci piccoli o complici di secondo rango invece di consegnarli nelle mani della legge, a patto che si verificassero una o più condizioni: una collaborazione utile ai fini della missione, un concreto gesto di ravvedimento, essere una figura non centrale nell'attività criminosa, non essere più ritenuto pericoloso eccetera. Soltanto l'ultima parrebbe essere rispettata nel caso di Rodelo, ma è un'illusione. Basterebbe l'apparentemente pronunciato da Tex per capire come stanno le cose, ma per non lasciare spazio a dubbi si aggiungono le parole della sorella di Rodelo, Dallas: «Il dottore ha detto che con il tempo potresti riacquistare l'uso delle gambe e...».

«Già pentito?»

Sembra, quindi, che il "pericoloso assassino" prima o poi tornerà a farsi vivo e che di questo dovremo ringraziare il voto favorevole dei due Kit. Il passaggio è sottolineato con una punta di perfidia da Tex che, di fronte ai tardivi (e inutili) ripensamenti di Carson («Saranno un po' lontani, là al nord, per tenerli sotto controllo») lo rimbecca con un bruciante «Già pentito?». Peccato non si tratti di uno dei tanti simpatici siparietti tra i due pards anziani, bensì di un sarcasmo dal retrogusto acido che non s'era mai visto e che sarebbe stato meglio non vedere affatto.

La regola non scritta

Mauro Boselli, la cui competenza texiana non è certo in discussione, apparecchia le premesse dello storico dissidio con grande abilità, rendendolo una conclusione quasi inevitabile. Fin dall'inizio il giovane Kit nutre una malcelata ammirazione per il terzetto di giovani delinquenti, presentati come simpatiche canaglie impegnate in una guerra personale contro un pingue banchiere senza scrupoli, ossia il vero cattivo della storia. Purtroppo la pista dei tre giovani si costella ben presto di cadaveri, alcuni del tutto innocenti, portando Tex (e, inizialmente, ancor più Carson) a farsi una chiara idea della situazione. Dallas viene tenuta al di fuori della catena di sangue, in modo francamente piuttosto artificioso (rischiando addirittura di far ammazzare il fratello maggiore), potendo così giustificare una certa clemenza nei suoi riguardi. Ma, a complicare definitivamente il quadro, ci pensa l'epilogo: Durango muore per mano degli sgherri di Gradson, mentre Rodelo resta gravemente invalido. Consegnare il ragazzo a uno sceriffo in quelle condizioni sarebbe, obiettivamente, un'azione degna del peggior Maramaldo, come un Carson repentinamente convertito fa notare: «Davvero pensi di consegnare un giovane menomato alla forca o al carcere a vita, Tex?» e questo apre le porte alla famigerata votazione.

Nella sua lunghissima carriera di giustiziere Tex avrebbe avuto innumerevoli occasioni di comportarsi in modo contrario alla sua filosofia di vita. Se ciò non è mai avvenuto, almeno nelle storie del suo creatore, non è per un capriccio della sorte ma perché lo sceneggiatore ha sempre evitato di metterlo in situazioni senza uscita. Coloro che hanno provato a forzare la mano e a proporre storie "diverse" ne sono generalmente usciti con le ossa rotte, costringendo Tex a comportarsi in modo scorretto (pensiamo principalmente a Guido Nolitta e a Claudio Nizzi, con tutte le distinzioni del caso). Mauro Boselli, finora, era sempre stato più abile, riuscendo per esempio a introdurre personaggi dalle psicologie sfumate, oppure a costruire trame con una distinzione altrettanto sfumata fra bene e male, eppure preservando l'integrità del personaggio di Tex e la sua figura d'eroe tutto d'un pezzo.

Stavolta, però, ci si è spinti troppo oltre

Stavolta, però, ci si è spinti troppo oltre e, se Tex ne esce (apparentemente?) salvo, l'armonia dei quattro pards è definitivamente compromessa. Il figlio e il compagno di mille battaglie non si affidano alla sua lucidità di giudizio, mentre lui dubita chiaramente della decisione finale. Usare come ago della bilancia uno sconosciuto comprimario è solo l'amara ciliegina su una torta terribilmente indigesta. Che succederà quando Rodelo tornerà a farsi vivo, come sembra accertato dalle parole dello stesso autore? Passeranno il tempo a rinfacciarsi le relative responsabilità? Che dire... non vediamo l'ora!

Kid Rodelo vs. Andy Wilson

Impossibile non farsi tornare in mente Caccia all'uomo, la storia d'esordio su Tex di Sergio Bonelli, alias Guido Nolitta, scritta nel lontano 1976. L'autore di Zagor e Mister No era assai lontano dagli eroi granitici e adamantini del padre, pertanto provò a scrivere una storia di stampo completamente diverso, con un Tex "manettaro" (letteralmente) e particolarmente incarognito sulle tracce di un biondino dalla faccia d'angelo accusato di omicidio. E' una storia alquanto controversa: alcuni la ricordano con affetto in quanto innovativa e coinvolgente (vero), altri non la sopportano perché presenta un Tex completamente sballato, arrogante e tardo di comprendonio (altrettanto vero).

Quel che è giusto è giusto
Tex 184, pag.85 - Disegni di Fernando Fusco

(c) 1976 Sergio Bonelli Editore

Quel che è giusto è giusto<br>Tex 184, pag.85 - Disegni di Fernando Fusco<br><i>(c) 1976 Sergio Bonelli Editore</i>

Eppure, persino il "contestatore" Nolitta non arrivò a spingersi tanto in là. Il suo Tex, una volta compresa (finalmente!) la vera natura del giovane Andy che, sia detto per inciso, non è lontanamente paragonabile alla pericolosità di Rodelo, non pensa certo di lasciarlo libero, ma gli promette il suo pieno appoggio di fronte al giudice di Amarillo per garantirgli "un processo regolare".

Come Nizzi, peggio di Nizzi

Anche Claudio Nizzi, in un dimenticabilissimo Texone del 2002 (I predatori del deserto), ebbe la bella pensata di far "votare" i quattro pards per decidere se salvare o no una ragazzina (sic) prigioniera di una banda di delinquenti. La cosa non va certo a discarico dell'attuale scelta narrativa, se consideriamo che: 1) questo Texone fu scritto nel periodo più buio della saga, da un autore in piena crisi creativa; 2) la "votazione" è sui generis, nonché priva di comprimari risolutivi; 3) l'esito è una scontata unanimità favorevole al salvataggio della fanciulla. Insomma, nemmeno in uno dei suoi punti più bassi il buon Claudione ebbe la forza di spaccare l'unità del quartetto di fronte a una decisione cruciale.

Quando pensavamo di aver toccato il fondo
Tex Gigante 16, pag.197 - Disegni di Bruno Brindisi

(c) 2002 Sergio Bonelli Editore

Quando pensavamo di aver toccato il fondo<br>Tex Gigante 16, pag.197 - Disegni di Bruno Brindisi<br><i>(c) 2002 Sergio Bonelli Editore</i>
a quale prezzo?

Ma se oggi la votazione di Nizzi può essere considerata alla stregua di una surreale goliardata, senza secondi fini, frutto solo di colpevole trascuratezza, quella di Boselli è molto più seria. Boselli sa esattamente quello che fa e come lo fa. L'intera storia è chiaramente pervasa dalla crescente tensione fra i quattro compagni, consapevoli del grave dilemma che li attende quando si troveranno a decidere la sorte dei tre giovani fuorilegge. L'autore non è nuovo a queste trovate, costruite con il preciso scopo di ottenere un "effetto", di suscitare stupore. Lo scopo è stato ancora una volta raggiunto, ma a quale prezzo?

Compagni di merende

Per sottolineare il legame instauratosi fra il giovane Kit e Rodelo, come se non fossero bastate le attestazioni di stima degli albi precedenti, in una delle sei pagine incriminate troviamo uno straniante siparietto, nel quale i due giovani scherzano e parlano di ragazze nemmeno fossero stati vicini di branda all'accademia militare. In un altro contesto la scena potrebbe essere anche gustosa e arricchire la psicologia del giovane Willer, se la bonaria canzonatura arrivasse per esempio dall'anziano padrino. Il fatto è che Kid Rodelo è appena maggiorenne, quindi presumibilmente più giovane di Kit (nonché assai più giovane di Donna Parker, che ha circa ventisei anni), e l'unica "esperienza di vita" che con lui ha condiviso è stata di... prendere in ostaggio Donna.

I compagnucci della parrocchietta
Tex 642, pag.111 - Disegni di Alfonso Font

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

I compagnucci della parrocchietta<br>Tex 642, pag.111 - Disegni di Alfonso Font<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Vedere il figlio di Tex Willer farsi trattare da imbranato proprio da questo bel tomo, dimostra a quali forzature si possa giungere per tentare di dare una qualche plausibilità a una situazione che non sarebbe mai dovuta verificarsi.

I soldi di chi?

Non è finita. Le solite sei pagine riescono a regalarci un'altra chicca. Per trasformare Rodelo in una versione aggiornata di Robin Hood, al fine di rendere più digeribile la votazione della discordia, Tex informa Carson che «I soldi rubati non torneranno alla banca Gradson, ma verranno usati per rimborsare le famiglie di contadini e piccoli allevatori rovinati da quel farabutto... Kid Rodelo e Molly hanno voluto così, e io condivido la loro scelta!». Che Gradson sia un fior di farabutto, per certi versi peggiore dei due fratelli assassini, non ci piove, ma la storia è ben diversa da quella, per dirne una, di Kit che decide, con il divertito beneplacito del padre, di risarcire Judy Kanab con i soldi sottratti al losco Goldfield (Cheyennes).

Altri pards, altro stile, altro tutto
Tex 147, pag.44 - Disegni di Giovanni Ticci

(c) 1973 Sergio Bonelli Editore

Altri pards, altro stile, altro tutto<br>Tex 147, pag.44 - Disegni di Giovanni Ticci<br><i>(c) 1973 Sergio Bonelli Editore</i>

Mentre quei soldi venivano dritti dalla cassaforte di Goldfield, quelli rubati dai fratelli Rainey sono i soldi dei risparmiatori della banca della famiglia Gradson, così come l'oro fatto precipitare nelle acque del Colorado River appartiene ai minatori di Gold Hill. La differenza è lampante. Sorvolando sulle difficoltà pratiche di risarcire una moltitudine di contadini e allevatori rimanendo "al di fuori della legge" (Come recuperano i loro nominativi? Li vanno a visitare porta a porta? In che misura li ripagano?) risarcire le vittime di una speculazione con i soldi delle vittime di una rapina è una monumentale sciocchezza, indegna del Tex che conosciamo, figlia del tentativo di voler difendere l'indifendibile.

SchizoCarson

Carson e Tex sembrano recitare un gioco delle parti, rivolto però unicamente ai lettori

Se, con notevole sforzo, possiamo provare a comprendere le oscillazioni del figlio di Tex in considerazione della sua giovane età e di una possibile empatia con il giovane criminale, non troviamo attenuanti per il ben più anziano e scafato padrino, che passa dalla più totale intransigenza a un atteggiamento fin troppo comprensivo. Ecco alcuni estratti del n.640: «Una bella nidiata di serpenti! Stavolta, quando li incontreremo, dovremo schiacciare loro la testa!»; «[riferito a Rodelo]La sua anima era nera quanto quella degli altri!»; «Per Giove! Mi riesce difficile pensare a loro come a due esseri umani che avevano una casa!... A meno che non vivessero sotto una pietra del deserto, come i crotali!»; ancora dal n.642: «E la ragazza? Non è meno pericolosa dei fratelli!»; «Gradson sarà pure uno squalo, ma la legge è dalla sua, Tex! (..) Siamo partiti per acciuffare quei delinquenti, non per salvarli!». Poi, sul finale, il cambiamento di rotta: «Un braccio in meno e la perdita dell'uso delle gambe... potrebbe aver già pagato il giusto prezzo!» e la già citata frase sul "giovane menomato". Da notare come Carson e Tex sembrino recitare un gioco delle parti: quando il primo è inflessibile, il secondo appare possibilista e comprensivo, e viceversa. Peccato sia una recita rivolta unicamente ai lettori, quindi a che pro?

Rodelo non si è pentito delle sue azioni e, appurato che la perdita dell'uso delle gambe potrebbe essere temporanea, la sua potenziale pericolosità resta elevatissima, se possibile amplificata da rabbia e frustrazione dovute alla menomazione. Che cosa fa pensare che sia sufficiente affidarlo alle amorevoli cure della sorella e del "cognato", per di più in un territorio lontano e sconfinato come il Canada?

La risposta ce la fornisce, metafumettisticamente, Carson stesso: «Kid Rodelo non ci ha fatto il favore di morire e neppure quello di farsi uccidere da noi con la Colt in pugno!» che, tradotto, significa: Mauro Boselli ha deciso consapevolmente di non impiegare il metodo che Gian Luigi Bonelli avrebbe presumibilmente scelto per sbrogliare una matassa del genere, quindi la strada da percorrere si fa molto, ma molto, stretta.

Un voto per NoTex

Ci si perdonerà la citazione alanfordiana (Un voto per Notax, Alan Ford n.16, settembre 1970), ma la tentazione era troppo forte e, nel caso non si fosse capito, questa votazione non ci è proprio andata giù. Oltretutto, che accidenti c'entrava Mike Foster? Tex dice che "in questa storia era uno di noi", il che tutto sommato è vero, ma dal guadagnarsi i galloni di stima per aver rischiato la pelle insieme a Tex & C. al mettere becco in una questione così grave passa più acqua di tutto il Colorado River in piena. Oltre a ciò, è palese che Mike non ha titolo per entrare in una decisione del genere e ce lo dice, beffardamente, lo stesso autore per bocca di Rodelo: «Lui [Mike] non conta... ormai è della famiglia!». Appunto. La serenità di giudizio di Mike è gravemente compromessa dal sentimento che nutre per Molly e questo gli toglie ogni possibilità di esprimersi in tal senso. Inoltre, nel momento stesso in cui si procede con questa assurda votazione, essendo chiaramente i pards spaccati a metà, affidare il voto decisivo a Mike significa implicitamente decidere in favore dei due delinquenti senza assumersene la responsabilità, con uno stratagemma che susciterebbe l'ammirazione di Ponzio Pilato.

Altro che doppio turno alla francese!
Tex 642, pag.113 - Disegni di Alfonso Font

(c) 2014 Sergio Bonelli Editore

Altro che doppio turno alla francese!<br>Tex 642, pag.113 - Disegni di Alfonso Font<br><i>(c) 2014 Sergio Bonelli Editore</i>

Boselli, sul forum TWF, afferma (qui la discussione integrale):

E poi questo mi serviva per il dannato seguito che sarà SORPRENDENTE e che con Kid in galera non avrei potuto fare.
Pieno rispetto per le esigenze editoriali e compositive di un autore, ma, se proprio si sentiva il bisogno di riprendere il personaggio, piuttosto che questa dannata votazione avremmo preferito una pur discutibilissima seconda evasione dal penitenziario. Quando Rodelo tornerà ci saranno due possibilità: o sarà ancora un delinquente, e tutto il sangue versato ricadrà sulla coscienza dei due Kit, o sarà in qualche modo redento, e allora significherà che Tex non è più in grado di giudicare i suoi avversari. Tertium non datur, ci pare, e non è una bella alternativa.

E' saggio che un autore provochi un trauma così profondo in una saga sedimentata in almeno tre generazioni di lettori, soltanto per giustificare un "dannato seguito"? Boselli, sempre dalla già citata discussione nel forum, è lapidario:

In questi casi l'autore ha sempre ragione. Perchè è l'autore. Pensa te se devo privarmi/vi di una buona storia per un dannato cavillo da giustizialisti miopi.
Parole che si commentano da sole, ma alle quali ci permettiamo di fare una chiosa. L'unico che ha sempre ragione, in questi casi, è il lettore, quando decide se acquistare un albo o lasciarlo sullo scaffale. E' una "ragione" che qualsiasi autore farà sempre bene a tenere in debito conto.



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Scheda IT-TX-640-642

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