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La bellissima, la buona, la mediocre, la cattiva

l'esperimento, se fatto da mani capaci, riesce
Recensione di  |   | tex/


La bellissima, la buona, la mediocre, la cattiva
Color Tex 4


La bellissima, la buona, la mediocre, la cattiva

Scheda IT-TX-C4a

Scheda IT-TX-C4b

Scheda IT-TX-C4c

Scheda IT-TX-C4d

Il quarto Color Tex rappresenta la nuova specie del suo genere. E' stata ottenuta nei laboratori della Sergio Bonelli Editore utilizzando la formula del Dylan Dog Color Fest: quattro storie di breve durata al posto della singola, lunga avventura. Dal prossimo anno affiancherà quella già vista nei precedenti tre albi.
Un esperimento, quindi. Particolarmente coraggioso, dal momento che il mito di Tex si è costruito e consolidato anche grazie alla notevole lunghezza delle storie. Un esperimento, nel caso in questione, riuscito a metà, poiché non tutte le mani chiamate a operare si sono dimostrate capaci di pensare, incidere e sorprendere nello spazio angusto.

L'uomo sbagliato

Se il principe Antonio De curtis avesse letto questa storia, probabilmente avrebbe dato inizio al suo commento con queste parole: «Abbastanza buona, questa! Peccato che l'abbia sciupata così!». Con un chiaro riferimento all'idea di base e al suo creatore.
Sì, insomma: soggetto gradevole, una sorta di rivisitazione in chiave western del gioco "Indovina chi?", in cui Tex e Carson devono scoprire quale - tra i cinque passeggeri di una diligenza diretta a Bravemore - sia l'uomo assoldato da un gruppo di proprietari terrieri per eliminare il senatore Roland e le sue riforme. Tempo per risolvere il mistero: ventiquattro ore.
Peccato che il contesto non fosse quello giusto per permettere alla pianta di produrre frutti che presentassero qualcosa in più della sola commestibilità: le poche pagine a disposizione hanno costretto lo sceneggiatore a ricorrere a semplici artifici narrativi - farciti di dialoghi talvolta inficiati da un'evidente banalità - per far uscire rapidamente di scena un sospettato dopo l'altro, fino a lasciare di fronte al pubblico pagante il colpevole. Quest'ultimo - il finto prete - aveva per giunta fatto di tutto per attirare su di sé l'attenzione dei due pard e del lettore attento con le sue continue citazioni tratte dalla Bibbia.
Interessante, per così dire, il ruolo riservato da Faraci all'unica donna del quintetto: Margareth Milligan, la bionda sedicente maestrina, altri non era che l'amante del senatore. Per la serie: anche il mondo dei fumetti è paese.
Per la prima volta ospite nell'universo texiano, Giampiero Casertano ha mosso i primi passi nel nuovo ambiente con apprezzabile sicurezza, sfornando personaggi ben caratterizzati fisicamente e adeguatamente espressivi - considerata la tipologia del racconto, era questo il nodo principale del suo lavoro -, una valida resa degli interni e degli spazi aperti e un Tex e un Carson certamente credibili, per quanto siano da rivedere qualche profilo del primo e il naso del secondo, spesso eccessivamente aquilino.

Tex e Carson
Color Tex 4, pag.19 - Tavola di Giampiero Casertano

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Tex e Carson<br>Color Tex 4, pag.19 - Tavola di Giampiero Casertano<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

Un covo di belve

Quattro cani, naso a terra, battono la pista di Brian Murray, rapinatore di una banca di Tucson e spietato assassino.
Uno di essi risponde al nome di Tex Willer. Gli altri tre viaggiano insieme, essendo gli ex soci di Murray a cui quest'ultimo - dopo aver tentato di spedirli all'inferno - ha sottratto le porzioni di ossa (leggasi bottino) loro spettanti.
Niente di speciale fin qui, indubbiamente niente di speciale. Appunto: fin qui. Perché è in questo momento che Ruju dimostra di saperci fare, dando al corso delle cose una traiettoria sorprendente e inattesa, attraverso una narrazione piacevole e dal ritmo incalzante che non risente delle piccole, inevitabili soste utilizzate dall'autore per flashback e sintetiche spiegazioni.
Così, mentre due degli spelacchiati segugi hanno il triste destino di dover leggere la data della propria dipartita sui confetti sputati dai ferri da tiro di Tex, il povero Murray vede esaurirsi i suoi giorni tormentati nella tana e tra le fauci di un'avvenente vedova nera, di una procace donna - che il bandito aveva incontrato durante la fuga e alla quale si era unito ritenendola un potenziale ottimo ostaggio - già divoratrice di un imprecisato numero di uomini distratti dalle sue grazie, avvelenati, ripuliti dei loro beni e messi a riposare in eterno all'interno di un capiente pozzo.
Uno, due, tre... Come direbbe il Monco in un film dell'immenso Sergio Leone, qui non tornano i conti. Già, che fine ha fatto il terzo segugio spelacchiato? Beh, è presto detto: a lui lo sceneggiatore ha concesso di vivere qualche ora in più rispetto ai suoi compagni affinché, nel tentativo di far fuori Tex, uccidesse per errore il bellissimo ragno.
Un'avventura gustosa, tradotta in immagini dall'arte di Sandro Scascitelli, il cui tratteggio costruito su un segno "sporco", spesso, sottile, dinamico ed estremamente efficace, restituisce un West cupo, intenso, autentico. Anche per il disegnatore di Anagni si tratta di un esordio ed è evidente come egli abbia scelto come punto di riferimento il ranger di Giovanni Ticci: i volti di Tex, tuttavia, mancano di omogeneità e in numerose occasioni appaiono "danneggiati" proprio dalla volontà di seguire pedissequamente l'insegnamento del maestro di Siena; per ciò che riguarda il fisico, al capo dei Navajos dell'autore laziale manca la prestanza tipica di quello ticciano. Buona la confezione dei protagonisti, delle armi e dei cavalli. Eccezionali alcuni primi e primissimi piani di Brian Murray.

Nella tela del ragno
Color Tex 4, pag.59 - Tavola di Sandro Scascitelli

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Nella tela del ragno<br>Color Tex 4, pag.59 - Tavola di Sandro Scascitelli<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

L'ultimo della lista

Bellissima!
Può un racconto lungo appena trentadue pagine meritare un aggettivo così pesante? Sì, decisamente sì, se alla sua manifattura hanno lavorato autori del calibro di Gianfranco Manfredi e Stefano Biglia.
In una cittadina del Nebraska coperta di neve, lo scrittore di Senigallia ha ambientato un'avventura avvincente sin dalla prima tavola, priva di effetti speciali per un unico, semplice motivo: non ne aveva affatto bisogno. Nelle stanze del Blue Hotel e nelle stradine bianche e congelate, un Tex fantastico: calmo, scontroso, ironico, intelligente, letale. Uno spettacolo! E tra le pieghe di una sceneggiatura eccellente, liquida, che va giù per la gola come tonificante acqua fresca in un pomeriggio d'agosto - ricamata da dialoghi efficaci non meno delle pallottole di Tex -, uno degli infiniti angoli dell'Ovest americano: popolato da onesti agricoltori e stimati allevatori, da Wannabe, bounty killer dai capelli fortemente decolorati dagli anni alla ricerca dell'ultimo componente della banda che gli uccise il fratello; da un ex ragazzino ora albergatore che in quella banda aveva solo il compito di badare ai cavalli. Un angolo segnato dalle illusioni portate dalla ferrovia ai suoi abitanti, svanite in fretta insieme a molti di essi, andati via in cerca di terre meno inospitali; da fattorie abbandonate e «riassegnate per un tozzo di pane», da zone diventate rifugio per uomini braccati dalla legge; dallo "svedese" e dai suoi sodali, protetti dalla politica nel loro speculare sulle forniture di grano all'esercito.
Un angolo di West pulsante, reale, magnifico.
«Che uomo!», dice Edward Crane alias Samuel Pocket, proprietario del Blue Hotel, abbracciando sua moglie mentre il ranger - che lo ha appena salvato da una vendetta ormai priva di senso - sale sul treno che lo riporterà a sud.
Già, che grande questo Tex! E che storia, questa! Lunga appena trentadue pagine...
Superbamente disegnate. Biglia entra a far parte dello staff dei disegnatori texiani con una prova magistrale: il suo Tex Willer è perfetto, dal volto - disegnato benissimo - alle fattezze fisiche. Dagli interni alle scene girate all'aperto, dai personaggi alla loro messa in scena, non c'è vignetta che si astenga dal testimoniare la prepotente maturazione di questo artista.
Molto belli i colori di Oscar Celestini, che, leggeri e dalle tonalità pastello, si fanno in generale preferire a quelli carichi dell'Overdrive Studio.

Il grande Tex Willer!
Color Tex 4, pag.97 - Tavola di Stefano Biglia

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Il grande Tex Willer!<br>Color Tex 4, pag.97 - Tavola di Stefano Biglia<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

La valle sacra

Leggere questa storia è stato come assistere a una partita di calcio terminata a reti inviolate a causa dell'assoluta pochezza delle compagini presentatesi sul terreno di gioco.
Il buono e i cattivi corrono - si fa per dire, ovvio - lungo l'abusato binario del consueto, del mille volte già visto e sentito: una valle sacra per gli indiani, un tesoro che una leggenda vuole sia in essa nascosto, quattro malviventi intenzionati a far "cantare" lo sciamano che protegge il luogo, Tex che interviene per portare giustizia.
No, non un binario abusato: più precisamente un binario morto.
E non sono di certo sufficienti, a ridargli vita, né la circostanza che lo sciamano Vento Nero altri non sia che quel predone che anni addietro, nella stessa valle, Tex credeva di aver ucciso e che, invece, era stato salvato dagli spiriti che avevano «visto del buono» in lui (oh, Signore!), né l'aspetto soprannaturale costituito dallo spirito del vecchio indiano, ormai ucciso dai cattivoni, che per ben due volte interviene a togliere da grossi guai un Tex per nulla in forma dopo essere stato ferito al petto ed essere precipitato in una scarpata. Un Tex sorpreso dai nemici perché credeva che essi «stessero cercando altrove» il custode della valle. Altrove? E dove? Dove diamine potevano cercarlo se non all'interno della valle? Si è mai visto che il custode di un qualcosa vegli su questo qualcosa standone lontano? L'errore di valutazione che Boselli fa compiere al ranger è enorme e dagli effetti nefasti: dopo l'attacco subito dagli uomini guidati da Spencer, egli è conciato così male da addormentarsi dopo le cure ricevute da Vento Nero e non è quindi in grado di evitare che quest'ultimo venga torturato e fatto fuori.
No, questo non è Aquila della Notte: questo è Tordo della Notte, troppe volte visto all'opera quando era Claudio Nizzi a scrivere per Tex.
I disegni di questa avventura sono di Nicola Genzianella, per la prima volta alle prese col western texiano. L'autore milanese si fa apprezzare non poco per il modo in cui realizza gli scenari ampi, rocciosi e policromi della valle sacra, sfondo unico dell'intera vicenda, ma dimostra di non essere affatto a suo agio sia nel maneggiare il volto e la figura di Tex - sovente assai lontani dai canoni consolidati - sia nel riprodurre le armi da fuoco, troppo somiglianti a inoffensivi giocattoli.

Nella valle sacra
Color Tex 4, pag.102 - Tavola di Nicola Genzianella

(c) 2013 Sergio Bonelli Editore

Nella valle sacra<br>Color Tex 4, pag.102 - Tavola di Nicola Genzianella<br><i>(c) 2013 Sergio Bonelli Editore</i>

La prima donna

La bella copertina dell'albo è opera della versatile Laura Zuccheri, prima donna a disegnare per un albo di Tex. I colori caldi, la postura, i lineamenti in tensione e lo sguardo serio e profondo del ranger - solitario in un deserto assolato - sono i punti di forza dell'illustrazione. E' davvero un peccato che a svalutare il buon lavoro dell'autrice bolognese intervenga un aspetto impossibile da trascurare: Tex ha la pancetta! E' mai possibile che in redazione non se ne sia accorto nessuno?
Laura realizzerà un Albo Speciale di Aquila della Notte: la speranza è che si accosti all'impresa ben consapevole della sempre perfetta forma fisica del nostro eroe.

Color Tex n.4 - Novembre 2013 - Sergio Bonelli Editore - 16 x 21 cm, brossurato, colore, 132 pagine - 5,50€ - semestrale

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