Come acqua che scorre
“Capitan” Tex e i Navajos affrontano mercanti di schiavi e untori di vaiolo
Recensione di M.Feltrin | | tex/
Scheda IT-TX-618-620
- Schiavisti, Gli
valutazione (4,3,6) 62%
Uno dei motivi del successo di Tex e del suo essere sopravvissuto a tanti eroi, ragazzini e non, che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso lo superavano nelle vendite e in popolarità, è dato dalle sceneggiature di Gian Luigi Bonelli, che erano decisamente più mature rispetto a ciò che veniva proposto allepoca. Ricorda Sergio Bonelli:
Blek, Miki, Il Piccolo Sceriffo, vendevano il triplo di Tex perché mio padre aveva una concezione più adulta e ambiziosa della sceneggiatura. Credo che, quando scriveva, non pensasse mai di avere come interlocutori dei ragazzini di sette o dieci anni, che erano i lettori più affezionati di Miki e di Blek. No, mio padre pensava sempre ai lettori di Jack London e di altri autori grazie ai quali aveva costruito la sua personale cultura avventurosa.
[Intervista a Sergio Bonelli in M. Della Casa, F. Gargarone (a cura di), Aurelio Galleppini. Cinquantanni di avventura a fumetti, Torino, Edizioni dArte Lo Scarabeo, s.i.d. (ma 1994), pag.33].
La grinta di Tex Willer
Tex 619, pag.72 - Disegno di Ernesto Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
A quali lettori pensa Mauro Boselli?
Ora, sottintesi i dovuti distinguo legati ad età, formazione culturale, personalità, sensibilità, gusti, ecc., a quali lettori pensa Mauro Boselli?
Ce lo chiediamo riguardo a questa sua ultima "tripla", ma pensando anche a Caccia Infernale n.606-608 e, per diversi aspetti, a I trappers di Yellowsone n.611-613, tutte storie che, almeno stando alle premesse, avrebbero potuto essere avventure di grande respiro epico, ma il cui respiro si smorza progressivamente, per lasciare libero sfogo ad una gestione del racconto di carattere adolescenziale.
Va dato atto a Boselli di essere infaticabile nellimpegno di far rifiorire, rinnovandolo, lo spirito delle storie di Tex degli anni Cinquanta/Sessanta. "Gli schiavisti" è unavventura densa di avvenimenti, come se fosse stata sceneggiata pensando alle storie a striscia; se si sfogliano gli albi, anche molto velocemente, si osserva come le scene dazione si susseguano a poche pagine di distanza luna dallaltra: sparatorie, inseguimenti, attacchi notturni, i pards che non sbagliano un colpo e i guerrieri Navajos - quasi invulnerabili di fronte ad avversari di numero sempre superiore - guidati dalla mano sapiente e autoritaria di un
Il ritmo cala solo nella prima parte del terzo albo, quella di avvicinamento al covo di
Faccia a faccia con Espectro
Tex 620, pag.57 - Tavola di Ernesto Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Oltre ad una struttura narrativa sinusoidale, estremamente articolata dal punto di vista degli avvenimenti, la storia vede aumentare la propria complessità con linserimento, nella seconda metà del secondo albo, della vicenda della tribù Zuni sterminata dal vaiolo.
L'autore della strage è Espectro, una sorta di "mad doctor" che vive con i suoi seguaci in quello che egli definisce il suo "regno", un antico tempio azteco nei cui sotterranei, oltre ad una parte del favoloso tesoro di Moctezuma, custodisce un laboratorio segreto in cui coltiva le cellule del vaiolo per poi diffonderlo tra gli indiani, obiettivo della sua missione di annientamento.
Questo sparigliare le carte in tavola [...] è uno degli aspetti classici della serialità di Tex
Questo sparigliare le carte in tavola, spostando l'asse della narrazione e inserendo un nuovo filone, quindi un nuovo obiettivo specifico da raggiungere, è uno degli aspetti classici della serialità di Tex. Così come sono classiche della scrittura di G.L. Bonelli le didascalie descrittive, eredità del Bonelli romanziere, usate da Boselli nei flash-back riguardanti la trappola di Fort Mesquite, la consegna delle coperte infette, l'incontro di
Con tutti questi elementi, non dovrebbe esserci spazio per la noia o per il rammarico di unoccasione perduta. Purtroppo non è così.
E non tanto perché Tex sembra a volte più un conferenziere che un giustiziere e
Non si tratta di fattori trascurabili, ma il vero problema riguarda altro.
Tranne forse per le prime quaranta pagine, in cui il tono tragico e violento non lascia spazio a molte chiacchiere, per il resto lo svolgimento della storia è appesantito da una cortina di dialoghi, tra il verboso e lampolloso, e dalla confusione tra il piano del racconto e quello dialogico.
Ciò che salta subito allocchio è limpiego di alcuni dialoghi per mettere in evidenza non tanto la spavalderia positiva e mitica di Tex (unico episodio a pag.71-72 del secondo albo) e nemmeno quella negativa e fallimentare degli avversari - pensiamo a Ramos o
Quale scopo ha rimarcare diffusamente e seriosamente - senza in alcun modo stemperare tale seriosità con un briciolo dironia - quanto i Navajos "siano in gamba", "capaci di agire senza lasciare tracce", intrepidi guerrieri (Tiger: «Io mostrerò loro che cosa sa fare un guerriero Navajo!») ed eccellenti cavalieri che montano magnifici cavalli (Tiger: «I Rurales montano dei ronzini e non sanno cavalcare come noi Navajos! Ci prenderemo gioco di loro senza correre troppi rischi!»), capaci di trovare qualsiasi passaggio, uomini per i quali "lo scorrere del tempo non ha segreti"?
Venendo ai quattro pards, leroismo, la virilità e la grandezza che li contraddistinguono emergono forse dalle ripetute manifestazioni di fiducia e dalle attestazioni di stima di uno nei confronti dellaltro o dei Navajos nei loro confronti e viceversa?
Tiger Jack, in tutto il suo splendore
Tex 618, pag.58 - Disegno di Ernesto Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Tiger non dubita del coraggio di Tex, sa che vede sempre "giusto"; da parte sua Tex ribadisce che non bisogna "mai perdere la fiducia in Tiger", che "lui ha la testa sulle spalle".
A chi scrive, il Tenente Castillo ha lasciato un sentore di viscido
A chi scrive, il
Per inciso, qualcuno riesce ad immaginarsi John Wayne al posto di Tex, in una scena come questa?
Il tenente Castillo dimostra però grande ardore quando si trova al comando dei Rurales: tirando in ballo "lonore del Messico", lancia alla carica i suoi uomini con incitamenti quali «Un pugno di straccioni non può far paura a tre intrepidi rurales! Allattacco!» oppure «...Noi abbiamo il dovere di opporci alla sua arroganza, anche se inferiori di numero!», a cui i Rurales rispondono con «Viva il Tenente Castillo!» e addirittura con un improbabile «Non cimporta di morire!»
Se i guerrieri Navajos riescono nello stupefacente compito di risultare antipatici tanto quanto sono infallibili, Castillo e i Rurales si rendono a tratti ridicoli; in alcune occasioni sembra quasi di vedere in azione i rangers del Nevada comandati da Capitan Miki, per quanto forse Castillo stesse cercando di rifarsi al suo Don Chisciotte, da lui stesso citato a metà della storia.
Castillo e Don Chisciotte
Tex 619, pag.46 - Tavola di Ernesto Garcia Seijas
(c) 2012 Sergio Bonelli Editore
Ora, il "donchisciottismo" (cfr. scheda) fa certamente parte del DNA di Tex, con quel suo gettarsi coraggiosamente e istintivamente - ma mai stupidamente - allo sbaraglio, indifferente al numero degli avversari e a quel suo codice cavalleresco - così avulso dalla realtà del West di quel periodo - che include il rito del colpo di avvertimento e - come in questa storia - il mirare ai cavalli o alle armi dei Rurales e il colpirli con il calcio del fucile, al fine di evitare uno spargimento di sangue.
Ma nelle storie di G. L. Bonelli e - per molti versi - anche in diverse storie passate di M. Boselli, tutto ciò avveniva senza alcuna enfasi e prosopopea, attraverso un linguaggio fluido e disinvolto, dai tratti talvolta colti, talvolta colloquiali, un linguaggio ironico, espressivo, dalle battute secche (alla John Wayne), ricco di figure retoriche ma privo di retorica, un linguaggio che rappresenta(va) un indice di riconoscibilità del personaggio al pari del suo comportamento.
Soprattutto in Tex, ci sono delle cose che i personaggi possono dire; altre che possono solo essere raccontate. Altre ancora vanno dette quando gli eroi sono lontani, così da far risaltare la loro statura mitica, come fa la donna indiana del villaggio colpito dal vaiolo («Guardali, figlio mio, e tieniti a mente i loro volti! Hanno laspetto di uomini... ma sono buoni spiriti che Manito ha inviato tra noi!»).
Recuperiamolo pure, il Tex anni Cinquanta, ma in modo adulto
Recuperiamolo pure, il Tex anni Cinquanta, ma in modo adulto, in avventure dal tono scanzonato e senza troppi complimenti, con personaggi sì invincibili, ma che non si prendano tanto sul serio perché altrimenti la storia - anche se con un soggetto dallimpianto solido, come questa - diventa una storia ingenua, con poco nerbo, adatta ai lettori di Capitan Miki, non di Tex.
Sui disegni, non cè molto da dire: a parte un bel po di sorrisi di troppo, un paio di risibili proiezioni volanti di Yavasin e di un altro Navajo e qualche esagerazione nelle espressioni arcigne di Hokee e di alcuni messicani, il maestro Seijas offre lennesima prova di alto livello, confermandosi ottimo interprete di Tex e del suo universo.
Probabilmente ciò che gli manca - per raggiungere l'eccellenza - è una più profonda conoscenza dei quattro pards e del loro carattere.
A chiusura, ci permettiamo di citare il giudizio lapidario di unaltra "vecchia" lettrice di Tex, giudizio dato davanti ad una tazza di caffè in unatmosfera che, quando si parla di Tex, spesso diventa quella carezzevole del fuoco del bivacco; succede così che il chiacchiericcio dei clienti svanisca e che, dopo qualche istante in cui ci si guarda negli occhi, linterpellata, arricciando il naso e accompagnando le parole con un gesto della mano, le dita fluttuanti nellaria, sussurri: «Insipida, scorre via come lacqua.»
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valutazione (4,3,6) 62%



















