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Occhio per occhio, testa per testa

orrore e mistero tornano sulle pagine di Tex… in grande formato
Recensione di  |   | tex/


Occhio per occhio, testa per testa
Tex Gigante 27


Scheda IT-TX-G27

Sangue chiama sangue. Si sa. Il tema della vendetta è tra i più ricorrenti della narrativa avventurosa, tanto da rendere superfluo lo spenderci anche solo due righe di introduzione. Ma quando la vendetta è consumata da un invulnerabile cavaliere senta testa, che scorrazza per le badlands del Texas meridionale seminando terrore e morte, che infligge alle sue vittime lo stesso trattamento a lui riservato in passato, che scomoda addirittura la presenza di El Morisco... allora, forse, vale la pena di soffermarsi. E di chiedersi se questa nuova incursione del fantastico nelle pagine di Tex sia riuscita a produrre un lavoro all'altezza di quelli della coppia Bonelli-Letteri, che a partire dalla metà degli anni sesssanta diede origine a un vero e proprio filone esoterico-soprannaturale, con Morisco indiscusso mattatore, sia pure da "semplice" co-protagonista.

Il successo di queste storie, più di altre, non dipende tanto da quel che effettivamente accade, quanto dall'atmosfera di mistero e tensione che l'autore è capace di creare e mantenere. Pertanto, la già impegnativa impresa di rinverdire i fasti di una gloriosa tradizione sarebbe del tutto improponibile senza il contributo determinante dei disegni, sui quali merita tornare con la dovuta calma più avanti.

I quattro giustizieri
Tex Gigante 27, pag.19, disegno di Fabio Civitelli

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

I quattro giustizieri<br>Tex Gigante 27, pag.19, disegno di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Vent'anni prima dei fatti narrati, quattro rangers fanno giustizia sommaria di un pericoloso desperado, decapitandolo barbaramente e innescando una spirale di paura, sangue e superstizione che vedrà coinvolto, al gran completo, il nostro ben più famoso quartetto, chiamato in causa proprio dal Morisco, a sua volta affiancato da un Eusebio più lugubre e pessimista che mai.

Mauro Boselli mescola gli elementi della tradizione, quali per esempio la contrapposizione fra la scienza del Morisco e i pregiudizi degli abitanti di Pilares, o i legami sotterranei fra oscuri rituali e il revanscismo mai del tutto sopito dei nativi abitatori del Messico, con alcuni stilemi suoi tipici, ossia la solida ramificazione della trama, l'incipit nel passato e via dicendo. Tuttavia, possiamo ben dire di trovarci di fronte a una storia d'impianto classico, considerati l'assoluta centralità dei quattro pards e un numero relativamente contenuto di comprimari. Comprimari che si rivelano tutti assai ben caratterizzati, mentre i quattro protagonisti seguono lo schema collaudato della "doppia coppia", con Kit e Tiger che a tratti quasi oscurano i due più anziani titolari.

Un Kit Willer molto... intenso
Tex Gigante 27, pag163, disegno di Fabio Civitelli

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Un Kit Willer molto... intenso<br>Tex Gigante 27, pag163, disegno di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

La trama è ben strutturata, varia e complessivamente appassionante. "Complessivamente" perché, dopo un inizio interessante, fa un po' di fatica a decollare. La prima fase d'indagine, dominata da lunghi dialoghi, si protrae almeno fino a metà albo, prima di cedere il posto a un crescendo di azione e, soprattutto, alla curiosità di veder sciogliere l'intreccio di mistero, magia, orrore, vendetta e rivolta tribale che Boselli ha abilmente intessuto. Non discutiamo il fatto che una fase più parlata e meno dinamica fosse, in qualche modo, doverosa premessa della successiva; non discutiamo nemmeno che la sola presenza del Morisco e dei misteri a lui collegati abbiano un effetto dilatante sui dialoghi; ma, proprio per questo, occorrono particolari cura e perizia per trasformare una fase potenzialmente deleteria per il ritmo generale in un atout vincente, cosa che a Boselli non è riuscita. Meglio: è riuscita in parte, perché ammettiamo che alcuni siparietti con Eusebio sono riusciti a strapparci un sorriso.

Ottima, per contro, la seconda metà, quando la trama inizia finalmente a dispiegare le ali, con notevole aumento di ritmo e di tensione. Qualche piccola sbavatura, forse, nelle ultimissime pagine, complice una ricorrente tendenza ai finali tarallucci-e-vino, non importa quanto improbabili. Così, i repentini ravvedimenti incrociati di Wallace e Sarita non si sa se siano più inutili o irritanti, ma sinceramente si tratta di poca cosa. Ciò che conta è che la storia, alla fine, funziona: diverte, appassiona, stimola la voglia di scoprire come va a finire. E qui entra in gioco la chiave di volta, senza la quale il risultato sarebbe stato certamente più modesto: l'apporto grafico di Fabio Civitelli.

Se in alcuni passaggi abbiamo provato emozione perfino per la sorte di personaggi per i quali tutti sanno benissimo non esservi alcun motivo di preoccupazione, il merito va interamente ai disegni, che hanno interpretato le atmosfere cupe, orrorifiche e persino oniriche della sceneggiatura in modo pressoché perfetto.

Tex in azione
Tex Gigante 27, pag.134, tavola di Fabio Civitelli

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Tex in azione<br>Tex Gigante 27, pag.134, tavola di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Sono passati ormai trent'anni da quando chi scrive fece la conoscenza con il tratto di Civitelli sulle pagine di Mister No (Ananga!, nn.90-92) e, se da un lato rimase subito folgorato dalla pulizia del segno, dalla precisione delle prospettive e delle riproduzioni meccaniche, dal nitore dei suoi bianchi e neri privi di sfumature, dall'altro non esitò a sentenziare che mai e poi mai un autore del genere sarebbe potuto approdare a Tex. Affermazione clamorosamente smentita circa due anni e mezzo dopo (I due killers, nn.293-295). Da allora Civitelli è divenuto una colonna portante di Tex, riconosciuto caposcuola di uno stile distante da quello di Claudio Villa o di Giovanni Ticci e, pertanto, capace di fornire una lettura del tutto originale del West e di Tex, lontana dai canoni classici eppure altrettanto affascinante.

Nei ventisette anni che separano il suo esordio da questo texone, Civitelli non ha mai smesso di sperimentare nuove soluzioni grafiche, ispirato anche dalla parallela attività di fotografo (come testimonia, a titolo di esempio, l'effetto "sfocato" della quarta vignetta di pag.112), e non abbiamo difficoltà ad affermare che in quest'ultimo lavoro ha letteralmente superato sé stesso. Valorizzati dal grande formato delle pagine, i disegni di Civitelli sfoggiano una quantità incredibile di giochi di luce, ardite prospettive, suggestivi chiaroscuri ottenuti tramite l'ormai celebre tecnica "a puntini" che, teniamo a precisare, è realizzata interamente a mano, senza ausilio di retini e men che meno di computer grafica. Che si tratti di rappresentare assolate piane desertiche calcinate dal sole o i riflessi di una palude avvolta nell'oscurità, in simbiosi perfetta con una sceneggiatura che offre una gran varietà di occasioni e continue sfide per il disegnatore, il risultato è sempre sorprendente, per la facilità della lettura e, insieme, per la complessità della costruzione, complessità che si rivela fin nei particolari apparentemente più insignificanti (si veda, a tal proposito, la cura minuziosa impiegata nel riprodurre la strampalata oggettistica della casa del Morisco).

Horror Tex
Tex Gigante 27, pag.118, disegno di Fabio Civitelli

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Horror Tex<br>Tex Gigante 27, pag.118, disegno di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Il tratto di Civitelli continuerà a dividere i lettori, specialmente quelli che considerano il suo west troppo pulito e freddo, e il suo Tex eccessivamente "leccato". Eppure, di fronte alla grandiosità del lavoro che traspare da ogni singola tavola, credo che per una volta si possa essere tutti concordi nel riconoscere l'assoluto valore di questo albo gigante. Peccato solo per la copertina, non all'altezza del contenuto.

E' chiaro quindi che, grazie anche all'apporto decisivo dei disegni, si riescono a perdonare senza troppa fatica le lungaggini e le dilatazioni della prima parte, che diventano anzi occasioni per soffermarsi sulle magnifiche tavole di Civitelli, mentre per quanto riguarda la seconda c'è ben poco da criticare. Che alla fine si spieghi quasi tutto, poi, ci sembra un punto a favore. Un pizzico di residuo mistero, specie in una storia come questa, non guasta affatto, ed è senz'altro preferibile alle lenzuolate di spiegazioni che sono tra gli ingredienti più indigesti del menù di Casa Bonelli.

E' sempre un piacere vedere in azione il quartetto al gran completo, ovviamente se si tratta di quello vero e non della pietosa caricatura che ci è stata inflitta fin troppe volte in passato. Se poi ciò avviene in una storia ben scritta e ancor meglio disegnata, tanto di guadagnato.



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