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I figuranti di Fort Kearny

una storia dove sulla carta tutto è al posto giusto, ma a cui manca qualcosa
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I figuranti di Fort Kearny
Tex 616-617


Scheda IT-TX-616-617

Capita di trovarsi a leggere una storia dove tutto, sulla carta, è al posto giusto, ma dove emerge altresì la sensazione che qualcosa d'importante manca, o non gira per il giusto verso, o entrambe le cose.

E' il caso di Sotto scorta dove Tex, privo della compagnia dei pards, deve consegnare alla giustizia il fratello più giovane di un terzetto di temuti fuorilegge, affiancato nella sua missione da uno sparuto gruppo di volonterosi, nonché improbabili, compagni di viaggio. Il pensiero corre subito al classico del 1957 di Delmer Daves Quel treno per Yuma, rifatto esattamente cinquant'anni dopo da James Mangold, ma scavando a fondo i richiami al western "aureo" sono numerosi, uno per tutti la cittadina di vigliacchi di Mezzogiorno di fuoco. Questo non è un male in sé: il classico e Tex si sposano bene, purché il "matrimonio" avvenga con gusto e senza troppo clamore. E ci preme subito chiarire che, stavolta, la presenza di un Tex solitario non ha aperto la porta a quei fastidiosi "pard occasionali" il cui uso, in passato, abbiamo rimproverato a Tito Faraci. Al contrario, gli accompagnatori di Tex sono caratteri autonomi che non provano nemmeno a surrogare la funzione dei più celebri pards, qui assenti. Sulla trama, quindi, non c'è niente da dire: non troppo complessa, ma genuinamente western.

Inizia il viaggio
Tex 616, pag.48 - Disegno di Gianluca e Raul Cestaro

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Inizia il viaggio<br>Tex 616, pag.48 - Disegno di Gianluca e Raul Cestaro<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Anche i disegni funzionano bene. I fratelli Raul e Gianluca Cestaro si stanno progressivamente affrancando dalle influenze di Corrado Mastantuono, l'autore bonelliano che in passato più li ricordava e ispirava, maturando una cifra personale fatta di chiaroscuri nettissimi, i cui contorni sovente spariscono, inghiottiti dai neri circostanti. I disegni dei gemelli partenopei risultano praticamente indistinguibili fra loro, proprio come i loro autori, e sono tanto particolareggiati quanto dinamici e variegati nelle pose e nelle inquadrature. Le espressioni sono forse talvolta troppo forzate, con una generale tendenza verso una marcata spigolosità e asprezza dei volti. Tex, in particolare, è vittima di una caratterizzazione eccessivamente massiccia e "carognesca". Il ranger è un duro, questo lo sappiamo tutti, ma non al punto di rischiare di confonderlo con i criminali ai quali dà la caccia!

Trama ok. Disegni ok. Allora, che cosa non va? A nostro avviso due cose: l'artificiosità della sceneggiatura e la dilatazione dei tempi.

La chimica fra i personaggi non sviluppa calore

Perché, al termine di una lettura complessivamente ricca di azione e con una certa dose di dramma, rimaniamo freddi? Perché la sorte dei "valorosi di Fort Kearny" non riesce a coinvolgerci? Molto probabilmente perché la chimica fra i personaggi non sviluppa calore, perché situazioni e dialoghi appaiono forzati e motivati unicamente dalla necessità della trama di tirare avanti. Che si tratti della decisione di Tex di farsi accompagnare in una missione rischiosa da tre ragazzi e un dottore di cui non sapeva assolutamente nulla, o delle continue posticce attestazioni di stima che leggiamo nei balloon, o del fatto che Tex prende il comando di un forte militare sotto lo sguardo ammirato di un tenentino ben felice di farsi scavalcare, o ancora dell'espediente di penetrare all'interno di un forte tramite un passaggio di cui nessuno conosce l'esistenza tranne (guarda il caso) uno dei banditi... giusto le prime che ci vengono in mente. Ecco, tutto ciò concorre a trasmettere una sensazione di artefatto, che finisce per distaccare dalla storia qualunque lettore dotato di un minimo di attenzione.

Infiltrazione
Tex 617, pag.61 - Tavola di Gianluca e Raul Cestaro

(c) 2012 Sergio Bonelli Editore

Infiltrazione<br>Tex 617, pag.61 - Tavola di Gianluca e Raul Cestaro<br><i>(c) 2012 Sergio Bonelli Editore</i>

Grosse incongruenze caratteriali, va detto, non ce ne sono. Tex si comporta "da Tex", proprio come ci si aspetterebbe. Appunto. Tutto "come da copione". Troppo. Tex pare emanare un tale irresistibile carisma da folgorare letteralmente chiunque gli si trovi accanto, trasformando un ragazzino impaurito in un cuor di leone e un medico (ex militare) in un ardimentoso guerriero. Non che questo sia concettualmente sbagliato. Tex, da eroe classico, dovrebbe sì tirar fuori il meglio da ciascuno di noi, ma nel 2012 dovrebbe anche avvenire in un modo più elegante, più accettabile, non in maniera tanto elementare quanto fastidiosa. Non ci pare plausibile, per dirne una, che basti sferrare un cazzotto a un uomo con le mani legate per suscitare un ammirato «Fulmini, che grinta!» da parte di Tex, e non sarà una manciata di "peste" e "beccaccione", inseriti quasi meccanicamente nei dialoghi, a rendere situazioni del genere più credibili e "texiane".

Sotto scorta sarebbe stato un ottimo Almanacco del West

In secondo luogo, dicevamo, i tempi. Troppi dialoghi, troppe spiegazioni non richieste, troppe inquadrature ridondanti, troppa diluizione delle sparatorie... troppo di tutto. La storia è dilatata, riesce a coprire le canoniche 220 pagine con malcelata fatica. Non ci lamenteremo mai abbastanza di questa politica degli albi interi, anche se ultimamente è stata derogata (e con buoni risultati, verrebbe da aggiungere). Sia come sia, nella metà dello spazio siamo convinti che si sarebbe riusciti a far entrare tutto e meglio. Se ci si consente una piccola provocazione, Sotto scorta sarebbe stato un ottimo Almanacco del West.

In conclusione, una storia senza particolari lodi e con qualche perdonabile infamia, ma sicuramente al di sotto delle ultime pubblicate e delle aspettative che Tito Faraci ha suscitato, e continua a suscitare, fra i lettori dopo l'avvicendamento con Claudio Nizzi.



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