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Chi lo sa, uomo?

dove si parla di Tex, ma anche un po' di noi
Recensione di  |   | tex/


Chi lo sa, uomo?
Quien sabe, hombre?


Scheda IT-TX-rb7

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Ci sono canzoni che, fin dalle prime note, sin dal primo ascolto, colpiscono come un montante alla bocca dello stomaco, fanno venire la pelle d'oca e ci trasportano in un altrove di fremito e commozione, fuori dal tempo e dallo spazio, isolati nella partecipazione all'ascolto. Sono quelle canzoni che - per riassumere il tutto in una battuta alla Kit Carson - ci fanno aggrovigliare le budella.

La prima cosa che colpisce di Quien sabe, hombre? è il suo sottofondo velato di tristezza, così distante dalla solarità eroica del personaggio, pregnante in My name is Tex e Four brave riders, ma anche dalla pena e dall'appassionato e struggente lungo addio di Tex alla sua sposa in So long, Lilyth.

È un Tex forse un po' stanco quello che discorre della vita e del destino, di quello che c'è nel cuore e nell'anima degli uomini, e persino d'amore. È un uomo che nella sua vita avventurosa ne ha passate di tutti i colori e che non si è mai arreso, ma che non ha lezioni da lasciare o consigli da offrire: Tex non sa "dove va il tempo" o "cosa ci porterà domani questa vita", ma ha imparato che "niente è sicuro tra noi e il destino" e che la vita "è una lotta aperta", un "gioco" o - per dirla con Lola Fuente - «un colossale tavolo da gioco dove tutti si "punta" per avere qualcosa» (n.231 L'isola dei morti, pag.52).

Quien sabe, hombre?
Disegno di Giovanni Ticci

(c) 2011 Panini Comics

Quien sabe, hombre?<br>Disegno di Giovanni Ticci<br><i>(c) 2011 Panini Comics</i>

Stanco - forse - ma non crepuscolare. E men che meno sfiduciato o pessimista. Ascoltando questa canzone, sembra quasi di vederlo il nostro Tex - non però seduto al fuoco di un bivacco o al tavolino di un saloon in compagnia di un amico - bensì camminare a passo spedito lungo la main street di Big Spring, già pronto alla prossima mossa, in un'ideale continuazione della riflessione che fece insieme a Rick Anders: «Che lo crediate o no, io sono un uomo tranquillo che, se fosse possibile, passerebbe volentieri il suo tempo andando a caccia e domando mustang... Sarebbe bellissimo, amico mio, ma è soltanto un bel sogno. Purtroppo, invece, questa terra sembra fatta apposta per attirare la feccia di mezzo mondo! ...» (n.170 Sulle tracce di Tom Foster, pagg.46-47).

Sembra quasi di vederlo Tex, terminata la canzone, gettare a terra il mozzicone di sigaretta, fare un mezzo sorriso per ricacciare nel profondo pensieri e riflessioni, e poi montare in sella, pronto - ancora una volta - a dare la caccia alla feccia di mezzo mondo. Perché «è così che fanno i buoni. Continuano a provarci, non si arrendono mai» (La strada di Cormac McCarthy, Einaudi, 2007).

Un plauso a Graziano Romani per aver saputo leggere così limpidamente nel cuore di Tex e anche - crediamo - in quello di molti suoi appassionati lettori.



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