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Sogni e risvegli

quando attese troppo grandi giocano un brutto scherzo
Recensione di  |   | tex/


Sogni e risvegli
Tex 606-608


Sogni e risvegli


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Scheda IT-TX-606-608

Retorica. Prevedibile. Pretenziosa. Discontinua. Seriosa. Incongruente. Dispersiva. Fredda. Finanche, a tratti, noiosa. Sinceramente, siamo i primi a stupirci per la messe di aggettivi, non propriamente d'encomio, che l'ultima "tripla" di Mauro Boselli è stata capace di evocare al termine di una lettura che si preannunciava, sulla carta, esaltante, ma che è stata ampiamente delusa.

Siamo ben consci che la durezza del giudizio è dovuta anche al livello delle nostre aspettative, peraltro non del tutto ingiustificate. Tre albi; il ritorno di Laredo e delle ambientazioni di una delle migliori storie degli ultimi 15 anni (Sulla pista di fort Apache, a sua volta ispirata alla celebre "trilogia della cavalleria" di John Ford); una rivolta indiana capeggiata da un misterioso e carismatico Profeta; una droga che rende apparentemente invincibili; la presenza di un gran numero di personaggi pittoreschi; l'inusuale trio Tex-Kit-Tiger che lascia in soffitta il vecchio Carson: tutti elementi che Boselli avrebbe dovuto maneggiare con disinvoltura, per donarci un'altra delle sue riuscite avventure dal respiro epico e dal gradevole sapore di western classico. Infine, last but not least, l'esordio ai pennelli del greco Yannis Ginosatis, sul quale da tempo circolavano in rete indiscrezioni assai promettenti. Ebbene?

Ebbene, non esitiamo a dire che si è trattato di un'inaspettata, sgradevole doccia fredda, non soltanto sul fronte dei testi.

Sulle orme di John Wayne
Tex 606, pag.17 - Tavola di Yannis Ginosatis

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Sulle orme di John Wayne<br>Tex 606, pag.17 - Tavola di Yannis Ginosatis<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Discontinua

Il primo albo, va detto, non è niente male. Ha un ottimo inizio, che introduce efficacemente uno dei personaggi chiave dell'intera vicenda, e un Kit Willer in versione "Ombre rosse", purtroppo rapidamente accantonato. Pone, inoltre, interessanti premesse per i due albi successivi, con la folle missione punitiva del colonnello Cunningham e del suo eterogeneo -nonché ben caratterizzato- esercito di tagliagole, il cui sentiero finirà fatalmente per incrociarsi con quello di Tex. Con il secondo albo, però, entriamo in una lunga fase interlocutoria, che dovrebbe sia sviluppare le psicologie dei numerosi personaggi sia dipanare lentamente la doppia marcia di avvicinamento al covo di Revekti da parte di Tex e Cunningham, caricando la tensione in attesa dell'inevitabile incrocio fra i tre antagonisti. Purtroppo il ritmo latita, al contrario dei sovrabbondanti dialoghi, mentre i battibecchi fra gli uomini di Cunningham non riescono a non apparire posticci. Il terzo, infine, pare voler recuperare il tempo perso con il precedente, affastellando scontri e sparatorie quasi senza soluzione di continuità, fino a un concitatissimo finale e a uno sbrigativo "arrivano i nostri" à-la-Boselli, lasciando la palpabile impressione di una chiusura affrettata. Per questo abbiamo definito la storia...

Dispersiva

Un intero albo speso in buona parte fra dialoghi interminabili e tramonti nel deserto, e non si riesce a dare un minimo spessore a un personaggio come Revekti? Non era possibile trovare un miglior bilanciamento fra i capitoli per evitare di schiacciare nelle ultime 40 pagine del terzo albo più cose di quante ne accadano in tutto il precedente, lasciando una paradossale sensazione d'incompiutezza? Non è da oggi che sosteniamo che una non marginale responsabilità vada attribuita anche alla politica di editare le storie rigorosamente in albi completi, che le portano a essere di volta in volta stiracchiate o compresse per rientrare nel letto di Procuste delle 110 pagine e dei suoi multipli. Sarà indubbiamente un sistema comodissimo per incasellare le uscite nel calendario come tanti mattoncini Lego, soprattutto nel caso di Tex, che in quasi totale assenza di continuity vede gli albi pubblicati man mano che si rendono disponibili, ma la qualità del prodotto non sempre ne giova, anzi. Non sarebbe meglio se una storia finisse semplicemente quando è giusto che finisca, come accadeva in passato?

Pretenziosa

Le premesse erano quelle di un kolossal, una storia epica di quelle che escono ogni paio d'anni, da ricordare e conservare. Il risultato è molto più modesto. Ci sono, invero, anche parti ben riuscite, come più o meno tutto il già citato primo albo, alcuni scontri, l'attenzione posta alle dinamiche fra i diversi gruppi di personaggi (benché, a volte, sconfinanti nella pedanteria), ma in generale il livello va progressivamente calando, e poco giova la brusca accelerazione impressa nel terzo albo, che anzi ne accentua la sensazione di squilibrio e disomogeneità. Potremmo dire, semplificando, che se il primo albo è marcatamente "adulto", il terzo è più "adolescente", per dialoghi, scelte narrative, comportamenti e caratterizzazioni.

Che dire, poi, della gran quantità di personaggi presenti in campo e lasciati, per così dire, a metà? Laredo sembra l'ombra di sé stesso, un surrogato di Carson dal ruolo incerto; il figlio di Cunningham è un fantoccio che non muove né commuove alcunché; Parkman, con i suoi centomila pelosi (e inutili) tormenti interiori, risulta cordialmente stucchevole; gli indiani, poi, appaiono generalmente stereotipati, con l'eccezione di Ahwig; di Revekti abbiamo già detto, ed è forse la delusione maggiore; meglio, sicuramente, il gruppo dei farabutti, che tuttavia non può competere con i componenti della "banda degli innocenti" o degli "invincibili" o dei "sette assassini", ai quali si rifà in modo più o meno velato.

Massacro
Tex 607, pag.56 - Tavola di Yannis Ginosatis

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Massacro<br>Tex 607, pag.56 - Tavola di Yannis Ginosatis<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Non siamo mai stati pregiudizialmente avversi alla presenza di numerosi comprimari nelle storie di Tex, tratto distintivo e punto di forza dell'autore, ma non ci peritiamo di sottolineare quando, a nostro avviso, tale presenza sia ingiustificata o vada a detrimento gratuito dei titolari della testata. Quasi come se inserirli in gran numero a prescindere fosse diventato una sorta di cliché al quale Mauro Boselli ormai non riesce più a sottrarsi. Allora, a costo di ripeterci, domandiamo: ha senso riempire una storia di personaggi se poi non si riesce a gestirli e svilupparli adeguatamente, mentre per far loro posto si deve accantonare in partenza uno dei pards e sbarazzarsi di un altro con un discutibile espediente, salvo poi "riparare" nelle ultime quattro pagine con un telefonatissimo salvataggio in extremis? Già, perché non a caso questa storia è anche...

Prevedibile

Alzi la mano chi non aveva capito, un nanosecondo dopo il mancamento di Kit, che lo avremmo visto riapparire appena prima dei titoli di coda come Deus Ex Machina. Com'era chiara la fine che attendeva tutti gli accoliti di Cunninghan ed egli stesso, o che ci sarebbe stato un (affrettato e deludente) confronto finale fra Tex e Revekti. Ancora, la trappola nella quale cade Cunningham crediamo abbia stupito solamente lui, così come la fine del "grande sogno" degli indiani ribelli e l'esito del loro scontro con gli uomini del colonnello.

Sappiamo che la serialità ha le sue regole, in particolar modo su Tex, quindi le strade per divertire il lettore non sono molte. Una è quella di raccontare sempre la stessa storia puntando sui dialoghi, le situazioni e la simpatia dei protagonisti; un'altra, sicuramente più dispendiosa, è quella di subordinare i personaggi alla trama, puntando su intrecci sempre diversi e sui colpi di scena. Boselli appartiene alla seconda scuola e, in passato, si era spesso distinto nel riuscire a inserire elementi di sorpresa, di originalità, capaci di gettare una piacevole luce di novità anche su situazioni trite e ritrite, ma le idee, ovviamente, non sono infinite. Ora ci domandiamo: siamo di fronte a un semplice passaggio a vuoto, o all'inizio dell'inaridimento della vena creativa? La domanda si pone, perché per la prima volta abbiamo letto una storia di Mauro Boselli palesemente...


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