Salta direttamente al contenuto

Finché c'è la salute...

alto tradimento? Sì: dei lettori, del personaggio e del creatore
Recensione di  |   | tex/


Finché c'è la salute...
Tex 604-605


Scheda IT-TX-604-605

Si comincia sempre con "c’era una volta", no? Ebbene...

C'era una volta un Carson lamentoso perché costretto a fare "tanta strada" e perché dalla mattina non mette "niente nello stomaco". Tex, da buona comare, lo rabbonisce con la visione delle loro "zampe sotto un tavolo, un paio di gigantesche bistecche tenere come il burro, una cascata di birra fresca" e una comoda dormita nella locanda di Mamma Malone, appellativo che è già una garanzia.

Buon cibo, meritato riposo e una serata tranquilla in compagnia della mamma. Cosa si può pretendere di più?

La carrozza sulla quale viaggia Davis viene attaccata, la cassetta con l’oro rubata, i passeggeri uccisi. Tra questi vi era Hank, il postiglione, ucciso proprio quando "stava per andare in pensione". Qualche lettore ultrasessantenne avrà fatto gli scongiuri, per poi trovare conforto nel prosieguo della vicenda: Tex e Carson sono maestri nel mantenersi in forma!

Ma andiamo avanti.

I due rangers e l’uomo della Wells, Fargo & Co, per giungere fino alle rive del Rio Grande dove è precipitata la carrozza, trovano una stradina da cui si può scendere "senza pericolo". Tex cerca il corpo del generale Davis all’interno della carrozza e si fa aiutare da Carson per scavalcare il finestrino. Diciamocela, Tex non è più uno "sbarbatello": non sarà mica più agile del giovane bandito con la camicia a righe? Meglio evitare sforzi, ci sono due miglia da fare a piedi per controllare le rive del fiume!

I nostri "eroi" stanno meritatamente bivaccando quando arrivano Caleb e Rosita, un simpatico cercatore d’oro e il suo asino. Carson ferma in tempo il vecchietto prima che gli scoli tutta la fiaschetta e riesce pure a mantenere intatta la scorta di cibo: Caleb lo rifiuta perché - dice - "I vecchi mangiano poco" - ma non rinuncia al caffè, opera da "vero artista" del nostro Carson, un caffè il cui profumo arriva a un miglio di distanza.
Cibo, riposo, una piacevole chiacchierata con un coetaneo e la certezza di non doversi più consumare la vista nel seguire le tracce dei banditi. Che si può pretendere di più?

Recuperata la cassetta grazie alle precise coordinate fornite da Caleb, i due pards scoprono che all’interno non vi è l’oro bensì della ferraglia. A Santa Fe si intrattengono con il colonnello dell’arsenale e poi decidono saggiamente di andare "a letto presto" perché il giorno seguente ci sarà da alzarsi all’alba.

Tex e il fido Carson riprendono ben riposati il cammino, ma sono costretti a spargere un bel po’ di sudore lungo la pista per il Messico. Fortunatamente ricevono indicazioni da due pastori, che danno loro "la certezza di non fare una galoppata inutile". Spossati da due sparatorie - una terrestre e l'altra fluviale - i due pards giungono "molto affaticati" al villaggio di Bisonte Nero.
Il saggio capo Comanche comprende che i due hanno "bisogno di riposo" e mette a loro disposizione un tepee e delle pellicce. Con questi "comodi giacigli", Carson vorrebbe subito "schiacciare un bel sonnellino ristoratore", ma quel rompiscatole di un Tex vuole prima interrogare il prigioniero. Carson gli chiede di rimandare, ma Tex è inflessibile, non riuscirebbe a dormire altrimenti. Dormire sì, ma senza pensieri: ecco il vero sonno ristoratore!

Senza vergogna
Tex 605, pag. 104 - Tavola di Rossano Rossi

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Senza vergogna<br>Tex 605, pag. 104 - Tavola di Rossano Rossi<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Davis ricompare vivo, vegeto e rimesso "in forma" dalle donne del villaggio-vacanza, che lo hanno curato dopo la disavventura nel fiume. Ottenuta la confessione dal prigioniero, i tre amici tornano a Santa Fe per acchiappare gli altri responsabili. Tuttavia Tex e Carson, che non vogliono perdersi Davis fare il verso a Perry Mason, invece di andare di persona ad arrestare l’ultimo colpevole ancora latitante, pensano bene di mandare lo sceriffo, con il risultato che il latitante fugge.
È un vero contrattempo: i pards hanno appena invitato Davis a cena! Tex rassicura prontamente Carson: non ci pensa proprio a cambiare programma. Due "raddrizzatori di torti" del loro calibro non si scomodano per inseguire un tizio che tanto "non si lascerà mettere il sale sulla coda" e "venderà l’anima al diavolo". «Dovremmo rinunciare a una bella mangiata solo perché quel tanghero è riuscito a scappare?» si chiede Carson facendo l’occhiolino.
E così "quella sera i tre amici consumano una lauta cena, facendosi ottima compagnia." Bella mangiata, poca fatica, ottima compagnia e la previsione di alcune settimane di ozio assoluto nella riserva Navajo, mentre il corresponsabile di nove omicidi scorrazza per il Messico. Che si può pretendere di più?

Una perla di saggezza per i lettori (ultrasessantenni e non) arriva durante i saluti tra i tre amiconi: «Sempre in forma, Carson!» augura il generale Davis, al che Carson replica «Anche voi mantenetevi in forma! Alla nostra età non c'è niente di più importante.»
È la stessa cosa che deve aver pensato il medico del rivoluzionario Carrozo, quando questi apprende che deve rimandare la tanto sospirata rivoluzione. «Sono il vostro medico, dovete darmi ascolto!... Calmatevi, dunque!... Volete che vi salga la pressione?»
I consigli dei medici - si sa - vanno sempre ascoltati e Carrozo si calma, ma solo dopo aver scaricato la sua colt sul baffuto latitante. Ricordate? L’uomo la cui assicurazione alla giustizia è stata barattata da Tex e Carson con una lauta cena.

I nostri "eroi" apprendono il finale da una lettera di Davis, comodamente seduti su una stuoia. La lettera è "troppo lunga" e Tex non vuole stancarsi leggendo a voce alta: propende quindi per un riassunto. A Kit e Tiger, che non si curano solo degli sterminati allevamenti della riserva, ma fanno pure i postini, Tex racconta che è finita "benissimo, visto che tutti i responsabili hanno pagato". Non certo per merito suo e di Carson, ma questa è un’omissione necessaria: cosa importa tutto il resto, finché c’è la salute?

FINE

Abbiamo raccontato un’altra storia con gli elementi principali tratti da questa, vale a dire cibo, riposo, tranquillità e un po' di sano menefreghismo.
Non ce ne vogliano coloro a cui questa storia è piaciuta.

Visto che non abbiamo avuto né divertimento, né emozioni, né eroi, né torti vendicati e neppure Giustizia, abbiamo raccontato un’altra storia con gli elementi principali tratti da questa, vale a dire cibo, riposo, tranquillità e un po' di sano menefreghismo. Potrebbe sembrare in parte una prescrizione medica e invece è la morale che se ne ricava.

La narrazione prosegue lenta, a volte lentissima, durante tutto il primo albo. Gli svarioni ci sono, ma non sono memorabili, e il destino del Generale Davis desta qualche curiosità nel lettore. Si sarà salvato o l’autore avrà voluto uccidere il suo personaggio, così come ha fatto con la Tigre Nera?

Tex e Carson sono due investigatori cerebrali (pare di vederli - talvolta - con la vestaglia da camera e la pipa in bocca), raccolgono informazioni senza peraltro fare troppa fatica, e l'unica scena d'azione - senza la quale trovare il titolo dell'albo sarebbe stato per lo meno problematico - è appannaggio dei banditi.

L'albo successivo parte altrettanto lento: i due pards ricevono degli "aiutini" esterni, la fortuna li accompagna immeritatamente, ma non si vede ancora nulla di troppo scandaloso (forse solo perché, negli anni, la soglia dello scandalo è salita progressivamente nei lettori).

Dalla seconda metà in poi si assiste alla definitiva mutazione, con un secco colpo di grazia assestato nelle ultime pagine. Seguendo pari pari il trend a cui ci ha abituati - tranne poche eccezioni - l’autore scopre alfine le sue carte e vira decisamente verso la farsa: il climax della storia non è rappresentato dal momento più alto, più emozionante, in cui vincono sia l’eroe che la vera Giustizia, bensì dal momento dell’ennesimo sberleffo al mito.

Stavolta ci viene mostrato Tex che rinuncia ad inseguire un criminale. La ragione? Semplicemente non ne ha voglia. Ha invece voglia di "fare quattro chiacchiere in santa pace davanti a una tavola imbandita", con la compagnia dei vecchi amici, serenamente.

Chissà che non si tratti della storia più genuinamente bonelliana scritta da Claudio Nizzi. Come fece Gianluigi Bonelli, anche l'autore di Fiumalbo ha trasferito tutto sé stesso nel personaggio, attribuendogli la sua visione della vita.

Il West di Rossi
Tex 605, pag. 17 - Tavola di Rossano Rossi

(c) 2011 Sergio Bonelli Editore

Il West di Rossi<br>Tex 605, pag. 17 - Tavola di Rossano Rossi<br><i>(c) 2011 Sergio Bonelli Editore</i>

Il tratto di Rossano Rossi accompagna diligentemente questa storia alle pagine conclusive: se nella sua precedente avventura i modelli di riferimento erano Ticci e Civitelli, stavolta notiamo un prevalere del primo sul secondo: il modello ticciano ci sembra tuttavia poco nelle corde dell’autore aretino, dal tratto pulito e lineare. Se di Civitelli Rossi mutuava (parzialmente) lo stile, di Ticci ne riprende i disegni in modo fin troppo evidente - lo stile del maestro di Siena è, purtroppo, inconfondibile, e certe pose sono scolpite nella memoria dei lettori di Tex. Inoltre a tale evoluzione non corrispondono una minore staticità nelle pose dei personaggi e un maggior dinamismo nelle scene d’azione (non che questa storia ne offra poi molte). Una prova più che onesta, comunque, alla quale tuttavia manca ancora del nerbo e la rivelazione di un’espressività del tutto personale e originale, che abbiamo avuto modo di apprezzare su Jonathan Steele.


Vedere anche...

Scheda IT-TX-604-605

Condividi questa pagina...