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Cuba libre

un po' di sana avventura caraibica
Recensione di  |   | tex/


Cuba libre
Tex Gigante 24


Scheda IT-TX-G24

Forse la colpa peggiore de "I ribelli di Cuba" è di essere stata paragonata, fin dal suo annuncio, al precedente gigante "Patagonia". D'altronde, le analogie sono tali da rendere molto difficile il contrario: usciti consecutivamente, entrambi da un'idea di Sergio Bonelli, entrambi ambientati in America Latina (nonostante i veti dell'editore riguardo le ambientazioni esotiche per Tex), entrambi aventi come sfondo una guerra fra un popolo oppresso e un oppressore. Analogie che hanno generato inevitabili aspettative e confronti impegnativi perché, giova ricordarlo, "Patagonia" è stato ritenuto un capolavoro assoluto da critica e pubblico.

A ben guardare, questo ventiquattresimo "Gigante" è una pietanza cucinata con ingredienti di ottima qualità.

Montales in azione
Tex Gigante 24, pag.140, disegni di Orestes Suarez

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Montales in azione<br>Tex Gigante 24, pag.140, disegni di Orestes Suarez<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Innanzi tutto abbiamo uno dei migliori Tex, inteso come personaggio, che Mauro Boselli ci abbia mai dato modo di leggere: ironico e tagliente nei dialoghi, manesco e politicamente scorretto tanto da non farci quasi rimpiangere le passate caratterizzazioni di Gianluigi Bonelli. Il fatto che, nella parte cubana, il ranger sembri lasciarsi troppo guidare dall'iniziativa altrui è bilanciato non solo dalla suddetta ironia, ma anche da un comprensibile spaesamento nel "giocare fuori casa". Non dimentichiamo, poi, che il soggetto è di un certo Guido Nolitta, che non ha mai gradito la versione superomistica del padre e ha sempre perseguito una sua visione per umanizzare il personaggio. Personalmente non siamo mai stati fautori di tale visione, ma dobbiamo ammettere che in questo caso sembra essersi ben amalgamata con lo stile più tradizionale (e spesso troppo serioso) di Boselli, restituendoci un personaggio perfettamente centrato.

Poi c'è la magia, altra "grande assente" degli ultimi anni, in spregio a una tradizione che, negli anni d'oro, la vedeva invece componente ricorrente e gradita della saga. Il Vudù, con il quale Tex ha avuto a che fare varie volte, si unisce all'inedita Santeria dell'isola di Cuba, originando un'affascinante miscela soprannaturale di sapore vagamente mefistoliano.

C'è la guerra, scenario drammatico ed epico per eccellenza, che in passato ha prodotto risultati grandiosi, compreso il recentissimo "Patagonia".

Rayado!
Tex Gigante 24, pagg.182-204, disegni di Orestes Suarez

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Rayado!<br>Tex Gigante 24, pagg.182-204, disegni di Orestes Suarez<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

C'è l'antagonista, uno strambo incrocio fra Yama e il Grande Re, talmente esasperato e sopra le righe da risultare irresistibilmente simpatico. E' noto che il carisma di un eroe si riflette in quello dei suoi antagonisti, e Rayado, straripante, eccessiva incarnazione del malvagio a tutto tondo, entra a pieno titolo nella galleria dei nemici memorabili di Tex, lasciandoci il solo rimpianto di una fine prematura. Troppo. Non per questo sarebbe giusto trascurare l'apporto dei "cattivi minori" in terra nordamericana, da un patibolare e sfortunato Maitre André al gigantesco e inquietante Zambo, fino alla pittoresca galleria di ceffi da galera che popolano il "Vieux lavoir", tutti ottimamente resi dal pennello di Orestes Suarez.

Veniamo quindi al realizzatore grafico della storia. Sarebbe ingiusto e riduttivo confinare l'atout del disegnatore cubano alla facilità di rappresentazione della sua terra nella seconda metà dell'Ottocento, pur pienamente riuscita. Suarez è un autentico maestro nel dare espressività ai personaggi, specie se fortemente caratterizzati. Il suo tratto, dettagliato e "scuro", ricco di tratteggi e sfumature, trova il suo maggior limite - almeno inizialmente - proprio in Tex. La compassata freddezza del ranger mal si addice, infatti, alla marcata emozionalità, tutta latina, dei volti di Suarez, che in questo caso preferisce rifugiarsi nell'ombra rassicurante di Claudio Villa, benché reinterpretato secondo la sua personale cifra stilistica - in questo dobbiamo dargli quanto meno atto di non essersi rifatto all'abusatissimo Giovanni Ticci, con il cui stile rarefatto avrebbe fatalmente fatto a cazzotti. Se Suarez raggiunge l'eccellenza nei primi piani e nelle inquadrature ravvicinate, risulta più altalenante nei campi lunghi e nelle scene dinamiche, dove alterna sequenze di altissimo livello ad altre incerte, legnose, poco convincenti. Il giudizio complessivo rimane comunque ottimo e riteniamo che "I ribelli di Cuba" sia stata affidata al miglior autore possibile.

Ma se tutti gli ingredienti, o per lo meno gran parte, sono azzeccati, non lo sono altrettanto miscela e dosaggio. La storia parte lentamente e comincia a salire di ritmo solo dopo pag.60, per poi perdersi nuovamente in chiacchiere esageratamente lunghe nell'arrivo a Cuba. Intendiamoci, non ci sarebbe nulla di male, specie se queste divagazioni sono sostenute da una mano abile nei dialoghi, ma se poi dobbiamo assistere a un finale tanto concitato quanto affrettato nella liquidazione del suo personaggio più riuscito, allora ci sorge il dubbio che un diverso bilanciamento avrebbe maggiormente giovato alla riuscita della storia.

Un Tex molto "villiano"
Tex Gigante 24, pag.158, disegni di Orestes Suarez

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Un Tex molto "villiano"<br>Tex Gigante 24, pag.158, disegni di Orestes Suarez<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Fra gli ingredienti azzeccati abbiamo omesso, non casualmente, sia i comprimari "buoni" (Alonso, Rafael Serrano) sia gli esponenti del peggio della milizia spagnola di stanza a Cuba (tenente Zuniga e colonnello Agreda). Nessuno di loro riesce a bucare il foglio ed emozionare, nemmeno quando la storia vira decisamente sul melodramma. Il ribelle idealista e lo schiavista illuminato dovrebbero contrapporsi alla fanatica e ottusa monodimensionalità dei militari spagnoli, eppure tutti, in modo diverso, soffrono di un eccesso di retorica che li rende posticci, prevedibili, semplici maschere inserite per far funzionare gli ingranaggi della storia ma incapaci di restare impressi. Persino il momento più toccante dell'intera vicenda ha un sentore di artefatto, che ci lascia discretamente indifferenti.

Discorso a parte per Montales, spesso ritenuto, con qualche ragione, il più debole fra i comprimari storici di Tex, ma sul quale Boselli sta svolgendo da anni un ottimo lavoro di rivalutazione. Nonostante l'evidente rischio di sovrapposizione a Carson, riesce a distaccarsene in modo netto e ad aggiungere qualche nuova nota, assente nelle corde del "vecchio cammello", al rapporto di amicizia virile che lo lega a Tex. Insomma, l'accoppiata funziona, e bene.

Concludendo. "I ribelli di Cuba" è un bell'albo che si fa leggere, rileggere e guardare con piacere. Non scevro di difetti, ma originale, divertente, con buoni spunti e con un Tex finalmente brillante. E allora? Allora sarebbe stato meglio se fosse uscito prima di "Patagonia" e non subito dopo, a meno di resistere alla tentazione di lasciarsi andare a confronti tanto facili quanto inopportuni. In nessun modo la melodrammatica enfasi del primo riesce a commuovere quanto l'asciutta compostezza del secondo. La chimica fra (passateci la libertà) bosellismo e nolittismo, che nel personaggio di Tex ha funzionato alla perfezione, nella seconda metà della storia ha invece accentuato un difetto di entrambi gli autori, ossia l'indulgenza verso un eccesso di retorica che su Tex non dà mai, o quasi, risultati apprezzabili. La prima parte dell'albo viaggia su un registro in perfetto equilibrio fra dramma, azione e commedia e lì, a nostro modesto avviso, avrebbe dovuto rimanere fino alla fine.

Non vogliamo in alcun modo misconoscere i pregi de "I ribelli di Cuba", ma senza dimenticare che "Patagonia" è un'altra cosa. Tutta un'altra cosa.

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