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I sentieri dell'Epopea

un inedito Tex on-the-road
Recensione di T.Sega |   | tex/


I sentieri dell'Epopea
 


I sentieri dell'Epopea

Scheda IT-TX-m13

Bisogna dirlo, in molti abbiamo pensato male quando si è saputo che il titolo del nuovo Maxi del collaudato duo formato da Antonio Segura e José Ortiz sarebbe stato "Lungo i sentieri del West". Un titolo apparentemente troppo generico, buono per praticamente tutte le storie di Tex. E invece dopo aver letto questa sesta storia texiana sfornata da Segura, quel titolo non solo non appare fuori luogo, ma nella sua felice ovvietà non si riesce ad immaginare un titolo più perfetto e calzante.

Prendendo spunto molto probabilmente dal classico cinematografico "Winchester '73" di Anthony Mann, l'autore spagnolo ci regala infatti un sorprendente ed emozionante girotondo con tutti i luoghi comuni del western classico. Un lungo giro di giostra di 300 e passa pagine che sarebbe potuto durare anche più a lungo, tanto è un piacere vedere alternarsi sulle pagine ogni tipo di scenario, personaggio, situazione e clima legati al genere. Una scelta narrativa che non diventa mai un freddo avvicendarsi di citazioni e luoghi comuni, perché sempre adeguatamente scaldato da una sapiente gestione delle emozioni. Con maestria e leggerezza si passa come niente fosse dal dramma alla commedia, dalla violenza più trucida ad alcuni momenti addirittura toccanti. Davvero non si può chiedere di più ad un albo a fumetti.

Eretico o filologico?

Essendo probabilmente lo sceneggiatore meno coinvolto nel mito di Tex, per questioni geografiche e di lingua, Segura sembra l'unico tra tutti gli autori che si sono succeduti a Gianluigi Bonelli a non avere nessun timore reverenziale verso il personaggio, la sua storia e i suoi famosi canoni. Nella sua gestione fresca e rilassata della figura del ranger non si avverte quella stratificazione di modelli e riferimenti obbligati (a volte affascinante, a volte pesante) presente nel Tex di tutti gli altri autori. Così, forse, il suo Tex finisce per essere nello spirito il più vicino al personaggio originale di Bonelli padre, soprattutto quello ancora grezzo e vulcanico dei primi memorabili numeri.

Botta e risposta
Tex Maxi 13, pag.31

(c) 2009 SBE

Botta e risposta<br>Tex Maxi 13, pag.31<br><i>(c) 2009 SBE</i>
Un'altra cosa che conquista di Segura è il suo linguaggio veloce ed asciutto, dal ritmo speditissimo, ma dallo stile pacatamente classico. Piace, ad esempio, ritrovare nelle sue pagine un uso abbondante, ma sempre funzionale, delle didascalie. Strumento strettamente fumettistico che andrebbe magari rivalutato, invece di essere sempre sacrificato ad un malinteso approccio cinematografico al fumetto.

"Lungo i sentieri del West" è allo stesso tempo una storia iper-classica, nel suo essere una storia western, e quasi sperimentale, nel suo essere una storia di Tex
"Lungo i sentieri del West" è allo stesso tempo una storia iper-classica, nel suo essere una storia western, e quasi sperimentale, nel suo essere una storia di Tex. Segura sfronda la storia di tutti gli elementi texiani più riconoscibili a cominciare da un Kit Carson messo presto fuori combattimento, anche se non prima di aver degnamente brillato e averci regalato uno scambio di battute con Tex d’antologia (pagina 31, ultima vignetta). La trama è di una semplicità disarmante: Tex dà la caccia a dei pericolosi criminali e, nel suo lungo viaggio, incontra e affronta tutta una serie di personaggi e situazioni. Niente di più, niente di meno. Non a caso la resa dei conti finale con le sue prede sarà fulminea e sbrigativa: non è quello il sale della storia.

On the road

Un Tex tanto on the road non si è mai visto. Mai vista tanta attenzione ai tempi lunghi del viaggio e dell'inseguimento. Tanto che il ranger sembra quasi diventare il poetico personaggio di una ballata - e per questo, una volta tanto, giustamente solitario - che si muove in uno scenario da leggenda, per quanto sempre realisticamente crudo e violento. Segura rischia grosso sfidando il ridicolo e accumulando tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili (anche se l'ironia non manca mai: tra le tante si veda il duello sotto il treno), ma ne esce vincitore. Per una volta è davvero il caso di scomodare quello che Umberto Eco scrisse a proposito di "Casablanca": un cliché ci fa sorridere, cento ci commuovono. Ecco, Segura commuove. E se pensate che si stia esagerando, o siete cuori di pietra, o non avete ancora letto le scene in cui Tex si guadagna la fiducia di un povero cane e del sacrificio della pioniera.

Testa di Bisonte, un Gran Capo davvero
Tex Maxi 13, pag.266

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Testa di Bisonte, un Gran Capo davvero<br>Tex Maxi 13, pag.266<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>
Nemmeno in una storia del Claudio Nizzi più scatenato (a proposito del solito problema del "come" e non del "cosa") si è mai visto un Tex tanto in difficoltà, scalognato e preda degli eventi come quello di questo Maxi. Eppure, qui, dopo ogni difficoltà, imprevisto e botta in testa, il ranger ne esce sempre più mitizzato ed eroico. Senza mai perdersi d'animo, serenamente implacabile, pur di compiere la sua missione affronta tutto quello che il selvaggio West sembra deciso a scaricargli addosso: ogni tipo di cataclisma e imprevisto naturale, animale e umano. E questa volta in scena c'è davvero uno dei Tex più umani che sia mai stato dato di vedere: saggio, sbruffone, comprensivo, meditabondo, scatenato, assetato, inzuppato, pesto. Si era mai visto Tex che mette gli stivali a scaldare vicino al fuoco?

I personaggi

Impressionante la galleria dei personaggi che Segura mette in scena. Ogni personaggio viene sbozzato in maniera perfetta, nell’arco di poche pagine o nello spazio di una singola vignetta e battuta. A tutti viene donata una scintilla di personalità e umanità, con effetti spesso memorabili. C’è l’imbarazzo della scelta solo a citare i più vistosi, simpatici o odiosi: Cane Custer, contraddittoria figura di guida indiana delineata con finezza prattiana, Gallup e Warren, un duo di cattivi elevati ad autentiche incarnazioni del Male, Testa di Bisonte, capo indiano di ammirevole saggezza e fermezza, Alice Coulson coraggiosa vedovella e il suo "breve incontro" (sei pagine appena) con Tex, la signora Brandon, coraggiosa pioniera che si sacrifica per il ranger, i coloni resi pazzi dal miraggio dell’oro (citazione del film "Greed" di Erich Von Stroheim, esplicitamente citato nel nome di uno dei personaggio).

Cane Custer, indiano civilizzato e perplesso
Tex Maxi 13, pag.138

(c) 2009 SBE

Cane Custer, indiano civilizzato e perplesso<br>Tex Maxi 13, pag.138<br><i>(c) 2009 SBE</i>
E via così tra simpatiche e ciarliere matrone, vecchi cacciatori a cui l’età ha regalato qualche scrupolo, barman coi complessi di colpa, sceriffi alternativamente indolenti, inconsolabili o paciosi, banditi spietati o con qualche vago rimorso, macchinisti chiacchieroni, banchieri infelici, venditori ambulanti, "piedidolci" inaspettatamente coraggiosi, locandieri pazzi, forzuti poco svegli. Persino un cane e un puma diventano per un momento dei personaggi a tutto tondo, in due delle più belle scene del racconto.

Ma il vero protagonista della storia è lui: il west(ern). Duro e spietato come non mai, ma allo stesso sempre mitico, esotico, avventuroso. Un West sintetizzato in una mirabile e laconica battuta di Tex (pagina 187): "La morte di alcuni, è vita per altri... così vanno le cose."

Ortiz

Un immenso peccato che una storia tanto particolare e preziosa non abbia trovato ai pennelli un Ortiz all’altezza del suo talento. Difficile non notare che il maestro spagnolo non è più il disegnatore di un tempo. Il suo tratto si è fatto ormai impreciso e affrettato. Sfugge poi il motivo per cui lo si sorprenda in molte vignette imitare lo stile di Giovanni Ticci. Ciò nonostante riesce comunque a sfoderare, se non l’ispirazione, almeno l'esperienza del maestro, caratterizzando personaggi, dando vita ad atmosfere e delineando scenari da par suo. Chissà poi che un tratto tanto scarno non sia l’ideale per una storia dove due miti (Tex e il West) vengono così felicemente ridotti all’osso.

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