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Tex Willer e Kit Carson!

Manfredi e Civitelli restituiscono i due pard al loro originario splendore
Recensione di  |   | tex/


Tex Willer e Kit Carson!
Tex 585-586


Tex Willer e Kit Carson!

Scheda IT-TX-585-586

Gianfranco Manfredi è sleale, gioca sporco, è uno maledettamente in gamba: chi pensa che le avventure che recano in calce la sua firma siano soltanto farina del suo sacco non ha capito niente, è fuori strada: lui ha una complice eccezionale, un'ombra fantastica costantemente al suo fianco. Il suo nome? Beh, semplice: Storia. Anche stavolta, senza alcuno scrupolo di coscienza, lo scrittore di Senigallia si è rivolto alla fedele compagna: e anche in questa occasione lei ha acconsentito, ha fatto la sua parte fornendogli lo spunto, lo scenario, un personaggio.

La guerra per l'acqua, Jack Swilling, il fondatore della città di Phoenix, le leggi dello Stato dell'Arizona regolanti l'utilizzazione delle risorse idriche, le connesse speculazioni, sono aspetti realmente custoditi tra le pagine dei libri che raccontano il passato; e sono lo scenario, l'ideale palcoscenico sul quale vomitano la propria infinita arte due mostri sacri rispondenti ai nomi di Tex Willer e Kit Carson.

Scintillanti, scolpiti da ingranaggi oliati alla perfezione terribilmente somiglianti a dialoghi di rara efficacia, immersi in punzecchiature e battibecchi trasudanti autentica vis comica - assistendo ai quali è assai complicato fingere di non sentire la voce ironica e sferzante della penna del papà di Tex - o scatenati all'interno delle frequenti e affascinanti scene d'azione, i due pard si mostrano superbi imitatori di fiumi in piena con buoni tre quarti d'idea di straripare, srotolano il proprio codice genetico - e non è materia per scienziati capire al volo che si tratta del Codice Giovanni Luigi Bonelli, quello autentico -, vincono la partita, dominano la scena, lasciando nemici e alleati nell'amara consapevolezza che la propria pur adeguata caratterizzazione mai potrà essere tradotta in carte in grado di far saltare il tavolo al quale siedono quei due tizzoni d'inferno.

Ma a Kit Carson tutto ciò non basta e - quasi gli stessero stretti i panni del Poe magicoventiano, quasi a voler ribadire di non avere niente a che spartire con quell'uomo dai capelli e pizzetto bianchi che, vestito come lui, ha per lunghi anni lasciato traccia di sé nell'universo di Aquila della Notte recitando il misero, mortificante ruolo di triste sparadomande - raddoppia, sdoppiandosi: esce dalla carta, prende volume, s'inventa doppiatore: e in questa veste insolita dà la propria voce ai pensieri dello sceneggiatore. Ascoltate, parla all'amico fraterno: "Dì piuttosto che gli anni ti hanno reso troppo paziente. Un tempo certi pezzi grossi convinti di poter fare il buono e il cattivo tempo non li lasciavi neanche fiatare!". Il messaggio non poteva essere più chiaro.

Chi ha orecchie per intendere, lo faccia.

Come ordinare al ristorante
Tex 585, pag.42 - Tavola di Fabio Civitelli

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Come ordinare al ristorante<br>Tex 585, pag.42 - Tavola di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Traiettorie esistenziali

Seguendo Tex Willer e Kit Carson lungo gli ampi e illuminati corridoi di una sceneggiatura arredata con uno stile essenziale quanto funzionale, priva di spazi destinati a ospitare il superfluo, ci si ritrova al centro di un policromo intreccio di traiettorie esistenziali evidenziate dall'eccellente qualità della narrazione: quella degli indiani Pima, quotidianamente in lotta per la sopravvivenza, per estorcere al sottosuolo quell'acqua indispensabile per irrigare campi e speranze; quella dei loro avversari nella corsa all'oro blu, gli agricoltori bianchi, pallidi pezzi tondi mossi sulla damiera dalle mani sporche di chi ha scritto le regole di una ignobile guerra tra poveri; quella, infine - forse sempre la stessa, in ogni tempo e luogo -, di uomini potenti, ladri d'acqua, costruttori di canali e dighe, distruttori dell'altrui dignità, capaci di piegare le leggi di uno Stato ai propri fini, di deviarne il corso naturale fino a cancellarne scopo e funzione.

Seguendo Tex e Carson ci si ritrova al centro di un policromo intreccio di traiettorie esistenziali: non è possibile uscirne senza schegge variamente colorate conficcate nella memoria.

Tex Willer!
Tex 586, pag.60 - Disegno di Fabio Civitelli

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Tex Willer!<br>Tex 586, pag.60 - Disegno di Fabio Civitelli<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Civitelli!

Nel parlare dei disegni in cui si è mutato lo scritto manfrediano, basterebbe accennare al fatto che sono il prodotto dei magici movimenti del soldatino di grafite rispondente agli ordini impartiti dall'infinito talento di Fabio Civitelli: nome e cognome che da lustri sono non solo le generalità di un instancabile eploratore costantemente alla ricerca di nuovi territori nel continente della comunicazione per immagini, ma anche sinonimi di tecnica magistrale, di sapienza narrativa in grado di scindersi nei corsi d'acqua necessari a nutrire ogni campo, ogni porzione di terra di cui si compone una storia a fumetti.

Sicuro, tale accenno sarebbe sufficiente, nessuno potrebbe muovere a chi scrive l'accusa di non aver detto abbastanza: e tuttavia risulta impossibile non fermarsi per qualche attimo a contemplare la lussureggiante vegetazione abitante l'appezzamento di terreno chiamato "recitazione dei personaggi".

Tex n.585-586 - La grande sete Luglio/Agosto 2009 - Sergio Bonelli Editore - 16 x 21 cm, brossurato, b/n, 220 pagine - 2,70 € - mensile

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