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Tex al cubo

antologia della letteratura epica
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Tex al cubo
Tex Gigante 23 "Patagonia"


Tex al cubo

Recensione

Scheda IT-TX-g23

Sobre Héroes y Tumbas

Questo albo riporta l’epica - autentica - sulle pagine di Tex; un’epica assente davvero da troppo tempo, troppi anni. Ed è vero: questo racconto forse supera anche le precedenti storie boselliane d’eccellenza. Per i motivi che cercherò di elencare e analizzare; lo fa con una stordente accelerazione finale della quantità di emozioni che nascono e si sviluppano nelle pagine della storia e si riversano sul lettore schiacciandone l’immaginazione e provocando un vero sovraccarico emotivo. Fino a quando non entrano in scena i nuovi ordini per il colonnello Mendoza sparigliando le carte in tavola, "Patagonia" è una gran bella storia, sontuosamente disegnata; ma è di lì in poi che muta pelle e si volge in epos di un mondo ferito e sofferente; di uomini dominati dalla tirannia di idee contrapposte a volte, altre volte divisi dall’obbedienza dovuta e ancor più voluta a priorità diverse se non antitetiche; di altri uomini in lotta per la propria vita, la propria libertà, la più elementare propria dignità.

Scontro alle Termopili
dal Mort Cinder di Hector Oesterheld&Alberto Breccia

(c) aventi diritto

Scontro alle Termopili<br>dal Mort Cinder di Hector Oesterheld&Alberto Breccia<br><i>(c) aventi diritto</i>
Epos classico: le due vignette che verso la fine contrappongono i soldati di Mendoza che avanzano sparando e gli uomini di Sayelque e Tex che li combattono armi in pugno mi hanno riportato agli occhi in un flash le scene del combattimento alle Termopili disegnate da Alberto Breccia in Mort Cinder; il collegamento è fin ovvio e lampante - e ricercato - ma non per questo la scena è meno riuscita, efficace: anzi Pasquale Frisenda suscita il ricordo di Leonida con grande incisività perché si affida alla semplicità il più possibile, assecondando Mauro Boselli che lo suggerisce senza andare oltre. Epos di violenza e sentimenti di base, che nascondono spesso interessi economici e la mera legge della sopraffazione. Un’estetica della violenza che trova però la sua negazione nella realtà della guerra, evocata e invocata dalla prima, impressionante, tavola dell’albo, che con un registro stilistico quasi espressionista mostra il volto della desolazione che ad essa si accompagna. Una tavola, ci si accorge ultimata la storia, che con finezza psicologica non meno che visiva ne anticipa il tono conclusivo e caratterizzante.

Pasquale Frisenda
ai pennelli


(c) degli aventi diritto

Pasquale Frisenda<br>ai pennelli<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

Ficciones

Questo è soltanto l’inizio. Non solo per quanto sopra "Patagonia" è certamente destinata a restare tra le storie capitali di Tex (e quindi del fumetto italiano), accanto a racconti come "Il Figlio di Mefisto", "Il Giuramento", "La cella della morte", "Il passato di Carson" e qualche rara altra.

"Patagonia" definisce in modo conclusivo diverse questioni sul tappeto anche da molti anni.

El juguete rabioso

Spazza via definitivamente anche per i più ottusi la leggenda del "cosa si può dire ancora su un personaggio dopo trenta (quaranta, cinquanta..) anni di storie?". E’ proprio dopo sessant’anni di storie che si può scriverne una così. E’ dal ricco passato di Tex, stratificato, complesso, che essa nasce e trae linfa e giustificazione. Più un personaggio può vantare di essere entrato nell’immaginario e di avere un patrimonio di storie entrate nell’immaginazione dei lettori, e più è possibile che abbia un futuro altrettanto fecondo. "Patagonia" sarebbe impensabile per un personaggio nuovo di zecca; nel senso che le emozioni suscitate non potrebbero essere così forti e motivate: resterebbe ovviamente l’eccellenza del racconto e dei disegni. Il profondo vulnus al personaggio-icona che è stato causato dagli anni bui di Claudio Nizzi necessita di altre patagonie per essere superato, per restaurare quel patrimonio.

Con questo texone, e si spera possa essere chiaro anche per Sergio Bonelli, si vedono gli effetti della libertà di scrittura, unita a una perfetta comprensione dello spirito del personaggio. Libero di essere sé stesso, Aquila della Notte recupera intero il titanismo delle prove migliori del suo creatore; e agisce da Tex, come da lunghissimi anni non era stato dato vedere. Speriamo che la nottata, che pareva eterna, sia finita.

Indiani contro Soldati
Facendosi la forca durante la guerra nel desierto.

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Indiani contro Soldati<br>Facendosi la forca durante la guerra nel desierto.<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>
"Patagonia" mostra anche come l’umanità di Tex passi per la sua dimensione titanica. Il Tex all’opera in questo racconto è uno dei più profondamente umanizzati che si siano mai visti: questo Tex soffre, prova emozioni di straordinaria intensità, e questo accade senza che venga mai meno la sua natura di uomo (e di fumetto) d’azione: come non mai vediamo in rilievo, fuoriuscire dalla pagina, l’amore per suo figlio; il suo senso della giustizia; la sua capacità di entrare in comunione di spirito con gli spiriti grandi; la sua morale inflessibile eppure vera, genuina; il significato che l’amicizia riveste per lui; l’amore e il rispetto che con l’esempio trasmesso dal suo comportamento egli sa infondere negli altri. Questo Tex è circondato da uomini e donne altrettanto veri: Mendoza è destinato a essere ricordato come una delle figure più tragiche, autentiche e grandiose della saga; e con lui sarà ben difficile scordare Julio, Recabarren, Fernando, Chonkì, Solano, Sayelque, Mancuche, Belmonte. Nessuno di questi personaggi appare monodimensionale: Boselli e Frisenda ne ricostruiscono, magari anche solo con un’inquadratura, un’occhiata, una personalità complessa e mai artificiosa. Non ci sono cattivi o buoni da contratto, ma uomini che agiscono in conseguenza di modi di pensiero contrapposti e finemente suggeriti o spiegati. La buffonata dell’umanizzazione di Tex che passerebbe attraverso la perdita della sua dimensione (super)eroica appare ora ancor più ridicola.

"Patagonia" ci riconsegna Kit Willer e la sua funzione all’interno della saga, irridendo le frescacce sulla sua presunta duplicità rispetto al padre, o sostanziale inutilità. In questa storia, accanto a Tex, poteva esserci solo suo figlio. Neppure Kit Carson. Lo si vede chiaramente nel colloquio che padre e figlio hanno sulla nave, perfino più che non al momento del possibile addio definitivo. Considerazioni e sentimenti a cui solo il rapporto padre/figlio poteva dare pieno corpo, ed emozioni che solo questo poteva sprigionare per il lettore. Un padre e un figlio con un legame cresciuto, cementato in una vita che non ha certo del quotidiano e dell’ordinario, ma che ugualmente si basa su sentimenti che dalla quotidianità di essa vita e dalla sua ordinarietà traggono senso autentico e corpo narrativo.

Esuberanza giovanile
un grande ritorno su questi schermi dopo decenni di assenza: Kit Willer!

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Esuberanza giovanile<br>un grande ritorno su questi schermi dopo decenni di assenza: Kit Willer!<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>
Neppure l’amico di una vita Kit Carson poteva esserci. In "Patagonia" vediamo Piccolo Falco essere ai nostri occhi ciò che egli davvero è: un giovane. Un uomo ancora molto giovane, nonostante il bagaglio di esperienza che la vita con il padre gli ha assicurato. Come tutti gli altri personaggi, Kit assume contorni tridimensionali, la sua gioventù non è un dato astratto, ma è ciò che qualifica i suoi pensieri e azioni, e il riflesso di queste e di quelli. Lo vediamo nel suo entusiasmo immediato al contatto con una natura e con uomini nuovi e diversi da quelli che conosce, e dalla naturalezza con cui si lega a coloro che, al di là delle differenze, con lui condividono le basi di un modo di essere comune agli uomini lontani da ogni artificiosità. Lo vediamo quando la disperazione fa breccia in lui e reagisce con immediatezza giovanile esclamando che vorrebbe non essere mai andato in Argentina; ma ancora di più lo vediamo nella forza che il dolore gli suscita, che lo fa reagire e lottare con caparbietà per portare in salvo i superstiti delle tribù scacciate dagli argentini.

Bestiario

Non meno importante è che l’albo ci riconsegni un Boselli senza bosellate. Bosellate non sono le storie e i personaggi estremi come Jack Thunder (un vero gioiello narrativo), né il fatto che accanto a Tex vi siano personaggi che gli rubano la scena (qui come negli Invincibili, per fare un esempio, vi è un coro di personaggi poderosi nel quale Tex si inserisce con la forza dell’eroe, e dalla cui rilevanza narrativa trae ulteriore rilievo).

No bosellate? Big party!
Bosellata è quando l’autore non mostra Tex eroico, ma lo fa raccontare eroico, fino allo sfinimento del lettore, dalle parole dei suoi personaggi; è quando invece di "limitarsi" a scrivere come sa, si impegna allo spasimo per mostrare quanto sia bravo e dotto (e la storia langue e si imbolsisce); è quando non costruisce un vorticare di emozioni attraverso la sua scrittura, ma si abbandona alla facile emotività rappresentata da personaggi-macchietta a una dimensione. Bosellate che avevamo visto un po’ troppo spesso in questi ultimi anni, e che "Patagonia" scaccia quasi con violenza dalle pagine di Tex. Speriamo di non vederne in futuro.

Mauro Boselli
ai testi


(c) degli aventi diritto

Mauro Boselli<br>ai testi<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

Osserviamo che con il giusto racconto Tex può allontanarsi pure di molto dalle ambientazioni classiche della sua storia. La serie regolare può non essere la sede adatta a tali trasferte, ma ogni anno escono albi giganti e maxi che - anche - dal porre il personaggio in situazioni insolite tanto dal punto di vista narrativo che da quello grafico vedrebbero una solida giustificazione della loro specialità.

Cuentos de muerte y sangre

Tex esce sconfitto da questa storia? Chiaramente sì, neppure Tex può negare la storia come essa è stata. Ma esce vittoriosa l’idea di Tex nell’immaginazione dei lettori. L’uomo sfatto e con la barba ispida che si ricongiunge a suo figlio è un uomo che non si è piegato né è sceso a patti con la sua coscienza. E’ l’esempio di Tex e quel che fa di Tex ciò che è, ad armare alla fine la mano di Mendoza quando Belmonte vorrebbe colpire a tradimento: il coraggio di mettere in gioco tutto in nome della vera giustizia. Tex lo aveva fatto, e Mendoza si mostra definitivamente degno di lui.

Storia finale di Tex? Per favore. Anzi Tex da qui riparte. Con nuove cicatrici nello spirito, una nuova leggenda sulla carta. E quella che deve essere la consapevolezza per chi lo scrive e lo scriverà, lo disegna e lo disegnerà - lo pubblica e lo pubblicherà - che non ci sono più scuse che tengano: scrivere il vero - umano - Tex dopo sessant’anni è possibilissimo. Nessuno pretende un "Patagonia" al mese, ma non sono tollerabili dei nuovi Fratelli Donegan; non è tollerabile il Tiger di "Tex, sei tu?"; non sono tollerabili nuovi conclavi tra i pards per decidere se salvare o meno dai banditi una ragazzina di sedici anni.

Inizio... e fine per Patagonia
il volto della guerra

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Inizio... e fine per Patagonia<br>il volto della guerra<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>


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