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Il massacro del Massacro di Goldena

l'insostenibile leggerezza della censura
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Il massacro del Massacro di Goldena
 


Il massacro del Massacro di Goldena


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Recensione

Scheda IT-TX-108-109

Scheda IT-TX-575

      Per anticipare le eventuali osservazioni dei più implacabili censori o filologi, vi dirò che mi sono limitato a correggere qualche errore di stampa dovuto alla fretta con cui il libro era stato redatto e passato alla tipografia, qualche involontaria ripetizione, un certo numero di imprecazioni e una frase che, in seguito, Tex non avrebbe mai pronunciato. Persino Gianluigi Bonelli, se fosse qui al mio fianco, non avrebbe motivo di aversene a male.
      Sergio Bonelli - dall'introduzione dell'edizione 2008 de "Il massacro di Goldena"
Ebbene sì. Lo confessiamo. Apparteniamo a quella schiatta di "implacabili censori o filologi" che, quando acquistano la ristampa di un libro, hanno la bizzarra pretesa di leggere una copia esatta del testo originale. Pensate un po'! Potete quindi immaginare il nostro sconforto quando, proprio nel paragrafo finale della prefazione a questa nuova, attesissima riedizione dell'unico romanzo di Gianluigi Bonelli dedicato a Tex Willer, ci siamo resi conto che il sacro fuoco censorio di Sergio Bonelli, che da decenni non risparmia un singolo albo delle numerose ristampe a fumetti, aveva purtroppo colpito anche quest'opera letteraria del padre.

Correggere errori di stampa? D'accordo, passi, anche se ci chiediamo perché mai. Ma le imprecazioni? Aveva paura, il buon Sergio, di offendere qualche orecchio troppo delicato? O forse temeva che non ci si rendesse conto della naturale differenza di registro linguistico tra un fumetto e un romanzo?

Lo confessiamo. Apparteniamo a quella schiatta di "implacabili censori o filologi" che, quando acquistano la ristampa di un libro, hanno la bizzarra pretesa di leggere una copia esatta del testo originale.

Per non parlare delle ripetizioni, certo, ma anche concordanze, sostantivi, aggettivi, tempi dei verbi! Senza voler entrare nel merito dei singoli casi (alcuni giustificati, altri neanche un po'), ci chiediamo quale arcano motivo spinga un figlio a correggere i congiuntivi al padre. Cinquantasette anni dopo. Una tardiva vendetta verso qualche antico eccesso di paterna severità ai tempi della scuola? Non lo sapremo mai. Quel che sappiamo è che il libro regalato con il n.575 di Tex non contiene "Il massacro di Goldena" di Gianluigi Bonelli, ma una versione riveduta e corretta dal figlio. E' giusto che si sappia.

Conclude Sergio Bonelli nella prefazione, sempre riferendosi al genitore:

    Mi sarebbe, invece, riconoscente per aver rispettato quella frase di apertura[...]: "Perdìo, Fraser, ti ho preso con le mani nel sacco!"
Sì, forse, ma per gli altri diciannove "perdìo", tutti spazzati via e sostituiti con espressioni più edulcorate o niente del tutto? Solamente gli Apaches di Wa-ha-tah a Goldena avevano fatto un lavoro di sterminio altrettanto accurato!

Est modus in rebus, dicevano i latini. Qualche correzione sarebbe stata comunque fastidiosa, ma ancora sopportabile. Quando, però, gli interventi da noi contati arrivano al numero di novanta (90), e con il beneficio di essercene lasciato scappare qualcuno, allora qualsiasi tentativo di giustificazione s'infrange di fronte all'entità del numero stesso.

Così, ecco sparire -per esempio- tutti i "giuoco" e derivati. Certo, GL Bonelli sbagliava i dittonghi mobili, ma quanto fascino nel suo linguaggio manierato e un po' d'annata. Vuoi mettere un miaulìo con un banalissimo miagolio? Niente di tutto questo potrà essere letto in questa edizione "modernizzata" e politicamente corretta, dove gli indiani non parlano più con i verbi all'infinito e i banditi bestemmiano la metà delle volte che GL Bonelli aveva stabilito.

Allora torniamo a domandarci: perché? Perché questo rimaneggiamento a corrente alternata? Perché questa irresistibile mania di cambiare il passato? Per migliorarlo? Per adeguarlo all'oggi? Ma che senso ha?

Non parliamo poi della famigerata frase eliminata, quella che "Tex non avrebbe mai pronunciato". Sì, è una frase forte, non ci piove, ma non meno forte del trattamento spietato che Tex riserva a Fraser nelle ultime pagine del romanzo, e che Bonelli ha invece lasciato inalterato, grazie al cielo. Allora torniamo a domandarci: perché? Perché questo rimaneggiamento a corrente alternata? Perché questa irresistibile mania di cambiare il passato? Per migliorarlo? Per adeguarlo all'oggi? Ma che senso ha?

Pensando di fare cosa gradita a chi non ha avuto l'occasione di leggere "Il massacro di Goldena" in versione originale, abbiamo stilato una tabella che riporta tutti i passaggi modificati, con l'indicazione della pagina nell'edizione del 1951 e quella corrispondente nell'edizione 2008. Troverete la famosa frase eliminata a pag.48 dell'edizione originale.

Sergio Bonelli si dice sicuro che il padre, se fosse stato al suo fianco, non se la sarebbe presa per le modifiche apportate al romanzo. Sarà. Sergio ha conosciuto il padre sicuramente meglio di noi, che pure, immodestamente, qualche dubbio lo nutriamo. Inizialmente avevamo pensato che, di fronte al tradimento del sangue del suo sangue, si sarebbe lasciato andare a un aulico "tu quoque!", ma quasi certamente sbagliamo. La lettura del romanzo ci restituisce un Bonelli verace, sanguigno, lontano dalle citazioni dotte, in ispecie quelle in latinorum. No. Siamo ormai certi che Gianluigi, davanti all'edizione 2008 del "Massacro", avrebbe usato ben altra espressione.

Perdìo!

G.Loi


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