Salta direttamente al contenuto

Anima mia

"come eravamo" targato Boselli
Recensione di  |   | tex/


Anima mia
Tex 556-557 "Morte nella nebbia"


Scheda IT-TX-556-557

Che strani scherzi gioca il tempo. Passano gli anni e nonostante la passione e i ricordi, aumentano i rischi di abituarsi a un Tex che si slaccia il cinturone con la stessa rapidità con cui un tempo estraeva la colt; che colleziona più botte in testa di quanti siano gli avversari uccisi; che non beve se non birra e quasi non fuma; che non picchia più negri, mangiatortillas e musi gialli e nemmeno spara ai militari (ma spara alle donne, chissà se per par condicio?).

Quando stiamo per convincerci che è morta e sepolta l'era dei pestaggi, delle sparatorie, dei duelli e del Tex giustiziere perchè nel West di fine Ottocento - si sa - i torti si raddrizzavano ricorrendo alle leggi, agli sceriffi, agli avvocati e alle confessioni estorte, ecco che all'improvviso, come per incanto, ci ritroviamo catapultati in un'avventura eroica che rende onore al mito, scritta anni or sono da Mauro Boselli e dimenticata nel baule di casa Bonelli quando la "fabbrica" riusciva ancora a forgiare dei bei sogni.

Sensazione sopita, quasi perduta, la meraviglia riaffiora sin dalle prime pagine. Ma come! Un ragazzo Navajo uccide un animale "protetto" per inseguire una visione, un rinnegato subisce la stessa pena da lui inflitta poco prima alla sua vittima e Tex, autoritario e carismatico come non mai, parte sulle tracce del figlio sulla scorta della premonizione di uno sciamano. Per non parlare del giovane Kit che umilia un bounty-hunter e offre il suo aiuto a un ex-ladro di bestiame, che un tempo gli promise di rigare diritto. Tutto troppo violento, emozionante e spirituale? Mah!

Ancora meravigliati, ma sempre più diffidenti e forse già un po' rassegnati, proseguiamo nell'avvincente lettura: non è possibile che la storia sia così bella, a che pagina incontreremo la prima delusione? D'un tratto ecco apparire, come spettri nella nebbia, i cattivi guidati dallo sceriffo Langdon ed è così forte l'assuefazione al Tex versione "pensionato", che per un attimo sembra di rivedere gli avversari più babbei che Tex abbia mai affrontato, i fratelli Donegan (addirittura moltiplicati). Il tempo di riprendersi e poche pagine dopo ecco un altro tremito: Kit doma un cavallo selvaggio! Che i Willer siano ancora capaci di imprese del genere dopo la figuraccia di Tex nel "Figlio del vento"?

Gli uomini di legge venuti dall'Utah
Tex 556, pag.58

(c) 2007 SBE

Gli uomini di legge venuti dall'Utah<br>Tex 556, pag.58<br><i>(c) 2007 SBE</i>
L'attesa per il secondo albo è dolcemente spasmodica: rileggiamo più e più volte la storia chiedendoci cosa mai succederà, pensando a quanto tempo è passato dall'ultima avventura per la quale abbiamo fatto il conto alla rovescia.

La seconda parte non delude le aspettative di una storia dalla trama solida, ben raccontata e scandita da un'inaspettata quantità (e qualità) di colpi di scena. Il tema dell'errore giudiziario, poco trattato sulle pagine di Tex (cfr. in particolare "Caccia all'uomo"), viene complicato dal fanatismo religioso dei Mormoni e in particolare dello sceriffo Langdon, convinto che un uomo in punto di morte (in questo caso il bandito che gli farà seguire la pista della Black Valley) non possa mentire per salvare i suoi complici bensì dica "sempre la verità per paura di precipitare all'inferno!" La trama è talmente ricca di avvenimenti che una terza parte avrebbe forse dato maggior respiro all'avventura, che proprio nel secondo albo presenta alcune incongruenze e qualche pecca, come la scena del duello finale tra Tex e Langdon, dove un Tex un po' lento di riflessi rischia di farsi impiombare dal suo avversario.

Notevole la struttura circolare e simbolica dell'opera, che si apre e si chiude su Nehdi, ragazzo Navajo salvato da Aquila della notte e figlio dello shamano Manchas che a sua volta, avvisando Tex del pericolo incombente su Kit, permette all'aquila di arrivare in tempo per strappare il falco dalle grinfie dei lupi che lo accerchiavano.

Altrettanto notevole il corteo di personaggi tratteggiato da Boselli che va dalla posse guidata dal cattivo superfanatico Langdon al bravo ragazzo Bronco Lane che, pur vivendo il tempo di due sole avventure, è destinato a rimanere nella memoria.

Una nota a parte meritano i quattro pards, praticamente perfetti nei loro rispettivi ruoli, con una menzione speciale per un grande Kit Carson che in una sola sequenza fa dimenticare pagine e pagine passate al ristorante o ad ascoltare i racconti degli origliatori di turno. In quanto al giovane Kit, finalmente non fa solo la parte del figlio salvato, ma dimostra tutto il suo valore come leader, in barba a chi afferma che può fare solo "il quarto... per una bella briscola davanti al fuoco del bivacco" o che "quando prova a fare qualcosa rischia di sembrare una brutta copia del padre o peggio ancora di fargli ombra". Quest'avventura dimostra inoltre, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che i quattro pards si possono usare nella stessa storia, è sufficiente separarli o scaglionare la loro entrata in scena.

I quattro pards di Alfonso Font

(c) 2007 SBE

I quattro pards di Alfonso Font<br><i>(c) 2007 SBE</i>
Se poi i quattro pards entrano in scena con la grinta e la decisione che imprime loro il maestro Font, alle canaglie non resta che "prenotare un posto all'inferno".

L'artista catalano migliora col tempo come un buon vino e non sembra essere tra quei disegnatori che "non amano avere in scena i quattro pards tutti insieme perchè fanno più fatica e ci mettono più tempo." Tutt'altro. E proprio grazie a storie che vedono quasi sempre il quartetto in azione, il suo Tex, un tempo un po' troppo smilzo, possiede ora la giusta prestanza fisica unita ad una costante espressione da "duro", in tono con il personaggio e con la situazione di questa storia, perennemente tesa. Laddove Tiger era già perfetto all'epoca de "I lupi rossi", i due Kit mostrano i segni di un evidente miglioramento: il giovane conquista la barba, qualche ruga e una caratterizzazione tutta propria, ben lontana da un vecchio adagio secondo il quale Kit sarebbe Tex col ciuffo; il vecchio abbandona definitivamente le spoglie del vecchietto del West per vestire quelle dell'eroe della frontiera, saggio e ironico al punto giusto. Di entrambi, senza dimenticare Tiger Jack, possiamo dire che sono anche "belli" come devono essere gli eroi del mito.

Creare l'atmosfera non é certo un problema per Font, che in certe scene riesce quasi a fermare il tempo e a far percepire al lettore l'ansia dei protagonisti; l'arsura del deserto; la tranquillità di Quemado, che da paradiso si trasforma in inferno; il profumo del caffè bevuto da Carson davanti al bivacco dei banditi.

Non c'è molto altro da dire se non che l'artista catalano si conferma come uno dei migliori disegnatori del Tex post GL Bonelli.

Una volta tanto chiudiamo con dei complimenti. Mauro Boselli scrive una storia avvincente, una storia di padri e di figli, di cacciatori e di prede, di sogni e di segni. Kit è il protagonista ma non fa ombra a nessuno, tanto meno a Tex, che è il vero motore "mobile" di tutta l'avventura. Non vi è possibilità per i comprimari di rubare spazio ai protagonisti, distanti da loro diverse leghe quanto a nobiltà d'animo e carisma. Rimangono certamente alcune sbavature ed è un po' irritante che Kit si chieda spesso che cosa farebbe il padre al suo posto, ma complessivamente, se sorvoliamo sul fatto che - come al suo solito - a Boselli è scappato il barattolo della melassa, per il resto la sua prova è veramente lodevole.

Consapevoli che questa lettura è stata come una sorta di viaggio indietro nel tempo, considerato che la storia è stata scritta anni fa da un Boselli che scriveva in modo diverso da oggi, non ci facciamo troppe illusioni sul futuro di Tex, pur attendendo con curiosità l'imminente battesimo texiano di Tito Faraci.

Speriamo di fare ancora il conto alla rovescia.

Vedere anche...

Scheda IT-TX-556-557

Condividi questa pagina...