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Vivere e morire a San Diego
Cronaca Semiseria della Comicon californiana
report di Giuseppe Camuncoli

Live! Siete mai stati a San Diego? Bé, il mio consiglio è davvero di evitarla, a meno che siate non fumatori, non amanti della vita notturna, oppure appassionati di fumetto. Allora sì che potrete vivervi bene il vostro soggiorno sandieghese (si dirà così?): i fumatori sono relegati in ghetti da cui non spira il minimo effluvio di tabacco, i locali chiudono tutti rigorosamente alle due di notte (e magari già da un po' hanno smesso di offrire alcool), e avrete l'intero Centro Congressi a vostra disposizione per una settimana a base di Uomo Ragno, Batman e Spawn...

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Panoramica della Fiera di San Diego (c) 1998
   

Un paradiso, direte voi? Mah, a me piacciono i fumetti... ma anche fumare e tirare tardi la notte. E nonostante il gestore dell'ostello YMCA decantasse la facilità ed abbondanza delle bellezze locali e la 'San Diego nightlife', il bilancio alla fine della settimana è stato in realtà poco più che sufficiente. Il commendator Zampetti de "I RAGAZZI DELLA 3aC" non avrebbe certo detto "Mi esalta", tanto per intenderci. Potrete quindi capire perché non mi sono vissuto bene fino in fondo la mia prima Convention di San Diego, anche se è stata tremendamente positiva dal punto di vista dei contatti e delle conoscenze.

Tu vuo' fà l'Americano. Disegno fumetti da una vita, ma solo dallo scorso novembre ho messo in piedi, assieme al mio amico e valente scrittore Matteo Casali, la Innocent Victim, piccola casa editrice indipendente che produce a cadenza più che irregolare la testata BONEREST, LA FINE DI UN MONDO. Siamo riusciti finora a dare alle stampe tre numeri, con un buon riscontro di critica e pubblico. Ma tutto questo non ci bastava. Era già da un po' che si diceva di tentare la fortuna in quel di San Diego, considerando le risibili possibilità di successo in un mercato così difficile come quello del fumetto indipendente italiano.

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Copertina dello speciale MR. VAIN, prodotto dalla
Innocent Victim per la Comiccon di San Diego
(c) 1998 Casali-Camuncoli
   
L'autoproduzione è davvero una fatica immane, una goccia nel mare che subito si disperde a confronto di colossi editoriali che fanno tranquillamente i miliardi. Sì, vabbuò, la dignità, la libertà, la qualità... intanto però ci si fa il culo, la fame e si sogna l'America. L'America, l'America, sempre l'America... perché l'America, direte voi? Bè, è semplice: negli Stati Uniti quei Signori -che evidentemente non scaldano solo banchi- sono dei Signori Professionisti, che valutano il tuo lavoro con la dovuta attenzione, PERDONO tempo a parlarne ed eventualmente ti danno un'opportunità se ritengono ne valga la pena. Anche il più tazorro di tutti, quel gran personaggio di Glenn Danzig -capoccia della Verotik e metallaro fino al midollo-, che se ne andava in giro scazzato con le guardie del corpo, ha trovato il tempo di dare un'occhiata alla nostra produzione e di invitarci in seguito al suo stand per parlarne con calma. Io penso sia un atteggiamento estremamente intelligente: investire su un progetto nuovo nel quale si crede comporta un rischio economico minimo, ma può anche rivelarsi -immediatamente o col tempo- un successo insperato. In Italia, chi avrebbe mai dato il nulla osta alla produzione di titoli come SANDMAN, o THE CROW, che si sono invece rivelati vincenti?

Primi Passi. Fatto sta che, complice la benemerita iniziativa di Vaturi, Castelli & Gomboli battezzata "That's Fumetti", abbiamo prodotto MR. VAIN, uno one shot di grande formato, a due colori e già tradotto in inglese collegato alla saga di BONEREST. Una specie di biglietto di presentazione che si è rivelato la nostra arma vincente. Mark Chiarello, colorista e disegnatore extraordinaire di casa Vertigo, con cui avevamo un appuntamento, ci ha detto che se non fosse stato stilisticamente troppo simile al CAGES di Dave McKean ci avrebbe offerto dei contanti per pubblicarlo. E da qualunque punto di vista la si guardi, quella frase è stata uno dei più grossi complimenti che ci abbiano mai fatto (In casi come questi, ti scordi del fatto che sei a San Diego, che puoi fumare solo fuori dal Palazzetto e che se la sera non c'é un party di fumettari ti rompi probabilmente le palle. Poi ti ricordi che la vecchietta alla reception della Fiera ha detto che tra un po' faranno passare una legge che vieterà di fumare anche all'aria aperta. Chissà se l'anno prossimo sarà già in vigore...).

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Il pass 1998 per gli autori della Convention, disegnato da
quel geniaccio di Chris Ware (c) 1998 Comicon
   
Non voglio dilungarmi troppo sui nostri percorsi ed incontri editoriali, perché non sarebbe di nessun interesse per voi. Ma vi basti sapere che tutti gli aneddoti che ora vi racconterò sono in buona parte filtrati dalla nostra missione. Non eravamo, insomma, appassionati sbavanti in cerca dell'autografo in vernice dorata di Gim Lii o di Tod MecFarlein, ma professionisti del settore (così almeno diceva il nostro Pass) in cerca di lavoro che nel loro cammino hanno incontrato e conosciuto altri -e ben più noti- professionisti. E tutto quello che ci sta in mezzo. Se poi, curiosi maledetti, volete scriverci per sapere di più sulle nostre iniziative e sui nostri trascorsi, l'indirizzo di Posta Elettronica è il seguente: [email protected]

Il Paese della Cuccagna. Certo la Fiera di S. Diego non è nulla di paragonabile alle seppur interessanti convention nostrane: a parte i primi due giorni, dedicati esclusivamente agli 'addetti ai lavori' -e quindi meno 'boombastic' degli altri-, S. Diego è una rutilante e gioiosa macchina da guerra fumettistica, un maelstrom di follia e divertimento che non può non lasciare indifferenti. Sei un fan della Marvel? Allora non potrai fare a meno di scattare una foto con gli eroi in costume (i miei amici dello Shok Studio ed io ce ne siamo fatta una mentre picchiavamo Wolverine...), di partecipare alle animazioni pro-mutanti con tanto di cartelli tipo "Gambit ama Rogue" ecc., o di farsi fare un autografo dalle star del momento, ovvero Joe "ASH" Quesada & Jimmy Palmiotti, responsabili della nuova linea "Marvel Knights". Vai matto per la Vertigo? Allora allo stand della Dc Comics potrai guardarti in anteprima i nuovi progetti come THE TRENCHCOAT BRIGADE (con John Constantine), o chiacchierare dell'entropia con Grant Morrison o James Robinson. Che dire della Dark Horse? Autori come Mignola, Darrow e Allred hanno avuto file chilometriche di fan entusiasti, per non parlare dei numerosi progetti cinematografici o televisivi -uno su tutti: quel BUFFY THE VAMPIRE SLAYER che ha bloccato la folla per fare uscire le star dal padiglione. Tra l'altro, la Dark Horse pubblicherà negli states da Marzo 1999 Nathan Never, Dylan Dog e Martin Mystère (è sicuro!).

C'era altro? Eccome! C'era la neonata Oni Press, fondata da Bob Schreck (ex-Dark Horse) e che in soli nove mesi ha scosso il mercato con titoli quali CLERKS e JAY & SILENT BOB. C'era Kevin Smith in persona, il geniale regista di "Clerks" e "In Cerca di Amy", che assieme al complice Jason Mewes, alias Jay, ha firmato per ore i suoi fumetti e le action figures dedicate ai suoi personaggi, che sono letteralmente andate a ruba. C'era un certo Dave McKean, che in occasione dell'uscita del cartonato di CAGES ha salutato i suoi fedelissimi allo stand della Kitchen Sink, e che ha pure presentato il suo lungometraggio "The Week Before" (Gabriele DiBenedetto, guru dello Shok Studio e terzo membro della Innocent Victim l'ha visto, ed ha assicurato che è spettacolare). C'erano, sempre allo stand dell'altissimo Dennis Kitchen, autori di grido quali John "OINK" Mueller, James "THE CROW" O'Barr, Eddie "FROM HELL" Campbell e l'inossidabile Will Eisner! C'era Kevin Eastman con il suo HEAVY METAL, sempre denso di passanti grazie alle grazie della moglie Julie Strain, e di 'collaboratori' quali Simon Bisley.

C'era Jeff Smith con il suo BONE, sua moglie Vijaya (è verissimo, è proprio bella. Lui no di certo...) ed un immenso stand con scenografia silvestre. C'erano i vari studios della Image, ognuno a dir la verità per conto suo, ma non è che vi possa dire molto, dato che a parte un'occhiata ai modellini della TMP e ai decolleté di certe pin-up che impersonavano, metti, DARKCHYLDE, non ci siamo soffermati più di tanto da quelle parti. C'era pure la Awesome, che a parte subire gli strali di Brolli non ho ancora capito cosa fosse venuta a fare... C'era Richard Starkings, il mago del lettering computerizzato a vendere fonts e a pubblicizzare la nuova serie HIP FLASK, realizzata insieme a Ian Churchill (gli abbiamo fatto veder il lettering usato su BONEREST, opera del mai troppo lodato Andrea Accardi, che per la cronaca gli è piaciuto un sacco!). C'erano i cosiddetti 'mercanti d'arte', ovvero i rivenditori delle tavole originali degli artisti, ai cui stand abbiamo conosciuto gente come Bill Sienkiewicz, Ashley Wood, George Pratt, Mike Mignola e Mike Allred. C'era un'intera parte del padiglione dedicata ai fumetti indipendenti e underground, una vera manna per gli appassionati del genere, dove abbiamo conosciuto Peter "THE SYSTEM" Kuper e Dean "THE EATERS" Ormston, e dove avevano il loro stand i luchadores messicani Mr. Unknown e la Reina Arana, redattori part-time della bellissima fanzine sulla lotta libera FROM PARTS UNKNOWN.

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L'Autore del report in compagnia della (a detta sua)
"main attraction" della San Diego Comic Con,
ovvero la playmate Alley Baggett (c) 1998
   
 
E così via a non finire, provo ora a seguire il flusso di coscienza per elencarvi altre cosucce in pillole che c'erano alla Fiera: lo stand della Troma, il Comic Book Legal Defense Fund, uno stand dedicato a Star Trek con ospiti dalla serie TV, la playmate Alley Baggett, i tipacci della Chaos Comics, Neal Adams in un cantuccio con la sua Continuity, l'immenso stand della Mile High Comics -uno dei più grandi negozi americani di fumetti-, banchetti che vendevano quintali di fumetti della golden e silver age a cifre da capogiro, uno stand dove ti facevano provare un vibromassaggiatore per i piedi, una delegazione nipponica di designer e costruttori di action figures (bellissime quelle dell'Uomo Tigre), un sacco di fan travestiti dai loro eroi preferiti come i Klingon, Witchblade (Ah! Ah!), Too Much Coffee Man, Capitan America (Ah! Ah! Ah!) e così via, per non parlare dell'intero piano superiore dedicato a proiezioni cinematografiche e conferenze, e delle due bellissime terrazze su cui potevi chiacchierare in totale relax, lontano dalla ressa...

Pensierini finali. A parte tutto, San Diego è stata veramente un'esperienza appagante, a tratti addirittura emozionante: sto parlando, ovviamente, dal punto di vista umano, dato che con autori bravissimi ma umilissimi come Chris Bachalo (che avevamo conosciuto a Modena durante la sua trasferta italiana nel '97 e che si ricordava perfettamente di noi...), Scott Morse (l'ancora misconosciuto autore di opere quali SOULWIND e VISITATIONS), John Mueller (quante sigarette ci siamo fumati insieme al di fuori della Convention, pal!) ed altri si è instaurato in pochissimo tempo un vincolo di amicizia che va oltre il semplice, convenzionale rapporto lavorativo. Questo stupisce se si considera che a San Diego eravamo niente più che umili, sconosciuti emigranti in cerca di fortuna, ma ancora di più appaga. Ci fa piacere sapere che almeno là non tutti si montano la testa al primo successo e danno attenzione solamente ai soliti raccomandati. Come in Italia. Ecco perché, grazie anche al contributo di "That's Fumetti" e del relativo catalogo in inglese sulla storia del fumetto italiano, molti autori nostrani si sono presentati in massa all'appuntamento d'oltreoceano. E qui ne approfitto per salutare tutto lo Shok Studio, Alex 'Horley' Orlandelli, i Kappa Boys, Davide Fabbri, Saverio Tenuta, Daniele Brolli (ma perché ce l'hai tanto con la Marvel, che ti hanno fatto?) e il maestro Lorenzo Mattotti su tutti. Alla prossima e su i boccali.

Potrei raccontarvi di festini per fumettisti a base di tequila al quarantesimo piano di alberghi di lusso, della graziosa Tina (standista per due giorni allo stand di "That's Fumetti"), di come Chris Claremont invecchiando sia diventato paurosamente simile a Fantozzi, del rave party della Fantagraphics che abbiamo raggiunto assieme a due parrucchiere di Firenze in viaggio verso il Messico (e di come sia finito due minuti dopo il nostro arrivo), di come siano belle le tavole originali di McKean, di come sia un po' meno bello, invece, McKean etc. etc.... ma, come dice il grande Diego Abatantuono nell'immortale film "Il Ras del Quartiere": "Questa è un'altra storia e adesso non c'ho voglia di raccontarvela. Ciao arrivederci!"
 

 


 
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