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Intervista a Daniel Pecqueur
Sconvolgiamo il pedissequo ordine cronologico, non partiamo dall'analisi dell'ultimo lavoro di questo autore, né ripercorriamo la sua storia dal primo scarabocchio ad oggi, no, vediamo di essere un po' originali e partiamo dalla serie che non ha mai pubblicato…
Il tanto annunciato western "Angela" uscirà mai veramente? Adesso cambieremo il nome, la chiameremo l'Arlesienne, come l'opera francese omonima dove l'Arlesienne pero' non si vede mai… Vero é che il progetto é in cantiere da un bel po'. Mi andava di fare un western, da bravo fan di Blueberry, e avevo voglia di lavorare con Olivier (Vatine) anche se la sinopsi che mi aveva presentato era stringata e incompleta. C'era questa ragazza, Angela, imprigionata in una miniera, poi un'esplosione, poi… beh, é ancora là. Pero' le prime 25 pagine sono fatte e sono superlative, non portare a termine il progetto sarebbe un vero peccato. Bando alla diplomazia, di chi é la colpa ? Di Vatine, sua, sua! (ride) La mia amicizia con Olivier é cominciata quando lavoravo in Dargaud e lui era un debuttante venuto a cercarmi, ma ora come direttore di collezione ("Série B" presso Delcourt) é impegnatissimo, ha ricevuto anche proposte per scrivere story-board di cinema, lavora su più cose e forzatamente ha poco tempo per tutti questi progetti. Mmh, la spiegazione sembra plausibile, ma nel tuo percorso ci sono già stati buchi temporali sospetti, come quello fra Thomas Noland, del 1984, e Golden City, del 1996.
in coppia, rispettivamente con Franz e Malfin (c)2004 Dargaud e Delcourt Più che altro difficoltà tecniche. Il mio collega su "Thomas Noland", Franz, lavorava per più serie, aveva preso del ritardo, fra il numero 2 e il 3 passarono effettivamente 3 anni, nel 1989 l'impossibilità di incastrare i vari impegni era tale che pensavamo di fermarci. Il pubblico in dédicaces pero' reclamava il 5 a gran voce, cosi' nel '97 l'abbiamo fatto; Franz avrebbe persino voluto il 6, ma io avevo detto tutto sul personaggio, ho deciso di lasciarlo in pace nel suo conquistato equilibrio. Il progetto per me consisteva nell'attraversare seguendo una famiglia la storia americana: in effetti volevo ripercorrere la storia di mia madre che dall'Italia era venuta in Francia, ma poi ho optato per quest'altra soluzione, che mi avrebbe preso anche meno volumi! (ride) Che rapporto hai conservato con le tue origini italiane? La mia famiglia, mamma Argentina e i miei parenti, vive in provincia di Perugia, legge i miei fumetti in italiano, io pratico la lingua quando vengo in vacanza. Sono un ammiratore di Manara e Hugo Pratt, mi piace il bianco e nero e tengo d'occhio il vostro panorama editoriale, ho visto qualche valido giovane disegnatore nello staff Bonelli, Nathan Never per il lato tecnologico é affascinante. La domanda della stanca temporale era cattiva, in effetti non hai totalmente poltrito.
in coppia, rispettivamente con Formosa e Gibrat (c)2004 Delcourt e Dargaud Dopo il quarto Noland, nell'89, che é stato anche l'anno dell'ultimo albo della serie Cargal con Formosa, nel '90 ho fatto disegnare a Robert Rouen, les méandres de l'histoire, poi presso Dargaud ho pubblicato Marée Basse, nel '96. In realtà nel frattempo avevo già scritto "Golden City", ma avevo bisogno di tempo e ricerche per limarlo, cosi l'ho inviato al Centro Nazionale del Libro ottenendo una borsa di studio per scrittori che mi ha permesso di lavorarci su. Il tempo di documentarmi, approfondire, ripresentarmi agli editori, ecco il famoso buco. Infine la storia tramite Vatine é approdata dunque a Delcourt : potendo, a Guy (Delcourt) avrei dato anche "Marée Basse". Debuttava come editore, meglio essere grande in una piccola casa editrice che uno dei tanti in una grande, annegato nella massa. All'epoca non avevo capito che Dargaud faceva la guerra ai piccoli imprenditori in erba, ero ingenuo e avevo lasciato loro l'opera perché mi avevano fatto credere che gli spettava di diritto.
Il 1999 non sembra ancora il tuo anno, Tao Bang nonostante il premio "Bedeis Causa" in Canada non entusiasma le folle, ma ecco spuntare il tuo titolo portafortuna, "Golden City". In Francia é in uscita il quinto volume, siamo prossimi alla conclusione? Non si abbandona la sella del cavallo vincente, la serie comincia ad andare veramente bene e ho dunque delle responsabilità nei confronti del disegnatore e dell'editore. Ma onestamente, se le cose non dipendessero che da me, finirei col 6. Nella mia testa, la storia é un viaggio iniziatico: un tipo elevato nella ricchezza per conservare questo confort consciamente o meno esclude dalla sua vita il resto del mondo; dall'oggi al domani é confrontato a gente poverissima, conosce la prigione, vede bordelli dove vengono prostituite le bambine, insomma é costretto a prendere coscienza delle cose che aveva sempre voluto ignorare. Dopo questo, non puo' più essere l'uomo che era prima…li' ho giocato la carta del doppio… ed ecco il finale che avrei voluto: il vero Harrison parte con la moglie e i bambini, cambiato per sempre da quelle esperienze, é il doppio che resta a Golden City. Ma questo voi non lo leggerete.
Qual é il rapporto fra questa serie e la nuova, Golden Cup? La sceneggiatura di "Golden Cup" é basata su una corsa automobilistica intorno al mondo. L'universo é lo stesso di "Golden City", ovviamente per sfruttare il successo della serie. L'idea dell'ambientazione veniva da Delcourt e da Vatine, ma all'inizio avevo rifiutato perché con Michel Vaillant si é detto praticamente tutto sulle corse automobilistiche, non mi andava che scattasse il confronto. E poi era un tema che toccava un nervo scoperto, il rimpianto per non aver proseguito la mia carriera giovanile di pilota. Alla fine, ho trovato la scappatoia di ambientarla nel futuro: mi allontanavo da Vaillant e non attingevo ai miei ricordi personali. Collocarlo 20 anni prima di "Golden City" mi ha permesso di giocare sullo sviluppo di quell'universo in maniera relativamente libera, con personaggi differenti. "Golden Cup" ti assorbirà dunque per qualche anno ? Si, ma le vacanze in Italia non sono lontane e chissà, potrei trovare gli stimoli per qualche collaborazione coi miei semi-connazionali, perché no…
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