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Resoconto di una sessione di "Rencontres Internationales" alla Sala Bunuel
report di Camilla Patruno Julien Bastide e Romain Brethes, moderatori dell'incontro, spulciano dettagliatamente la sua carriera, ripercorrendola fin dai lontani esordi, senza dimenticare un solo cambiamento di stile, un solo lavoro. Lui, Lorenzo Mattotti, entusiasta, in un francese sillabato molto pratico per gli italiani -dimenticati dai traduttori simultanei- si lancia in lunghissimi discorsi sulla sua arte e sul modo di concepirla. Di farla persino, quando sullo schermo appare un servizio didattico-illustrativo teso a svelare i procedimenti del suo genio creativo in atelier. Lui si torce sulla sedia e commenta ridendo "Questa musica da immigrati non l'ho scelta io, giuro!"
Con Kramsky
E' un viaggio che comincia con Kramsky, che gli sarà collega e fratello per i decenni a venire. Con lui firmerà grandi successi come Jekyll & Hyde, ancora un grande lavoro di deformazione, omaggio a Francis Bacon. La storia é trasposta dai due artisti in un'epoca più recente, dalla Londra vittoriana alla Germania prenazista, per volontà di Mattotti che desidera imprimerle un'atmosfera più opprimente per potersi sbizzarrire nel grottesco, avendo in testa i riferimenti visuali degli espressionisti tedeschi e di Otto Dix. Esplodono i gialli, non solari ma acidi, e colori in stridente contrasto per approfondire il lato selvaggio di certe scene.
Dal gruppo "Valvoline" a "Fuochi"
e francese (rispettivamente di Albin Michel e Seuil) Di quel periodo Mattotti ricorda : "C'erano grandi rivoluzioni nel fumetto, il nostro linguaggio cambiava. Non volevamo supereroi e nemmeno "eroi" alla Corto Maltese, guardavamo ad "Arzach" e a sconvolgimenti simili. Il fumetto si impregnava di realtà e i tratti non avevano paura di diventare nervosi ed acidi per esprimere le emozioni. Io intanto scoprivo tramite i romanzi di Michaud la voglia di raccontare la vita in maniera folle, mi lanciavo in un mélange di Walt Disney, Nosferatu, Paul Klee, e impregnato dell'entusiasmo della sperimentazione e della scoperta creavo "Il signor Spartaco"".
Doctor Nefasto é un po' la continuazione di questo Signor Spartaco, e per definizione di Mattotti "la sua interpretazione della linea chiara", con l'utilizzo per la prima volta del retino. Le tecniche sono molteplici, conformemente alle diverse fasi e all'universo schizofrenico del protagonista : pennello, pastello beige, linea fragile e spezzata. Più tardi Fuochi sarà invece l'affermazione del colore e dell'uso del pastello grasso. I colori ritmano la storia e non si limitano ad esprimere, raccontano, dualità che é marca nell'opera di Mattotti. Fuochi é un momento cruciale nella sua carriera, ma come afferma lui anche nel suo modo di concepire il fumetto : "Là ho rinunciato ad un'idea cinematografica del fumetto, alla necessità che mostrasse tutto, il movimento, eccetera, per lasciare al lettore più lavoro interpretativo". Il ritorno alla linea fragile: "Stigmate"
Ma nonostante la nuova passione per il colore (espressa ancora nelle storie brevi raccolte in Labyrinthes) il ricorso alla linea fragile non si interrompe : dopo La donna alla finestra, Stigmate per i testi di Piersanti. "Avevo paura che si guardasse ai miei colori come al grande spettacolo o a qualcosa di "carino" e soprattutto avevo paura di diventare manierista di me stesso. La mia tecnica col pastello cominciava a pesarmi un po', diventava lunga, mentre colla linea fragile immediatezza e spontaneità continuavano a passare. Ho preso il coraggio a due mani e ho fatto qualcosa di diverso da cio' che ci si aspettava da me, ritrovando una certa arditezza di linee che avevo quand'ero più giovane". Gli ultimi lavori
Due ore dopo, i moderatori devono interrompere Mattotti, e si é solo al 1998 nel suo percorso artistico. Resterebbero da sviscerare le differenze nel suo modo di rapportarsi alla pittura e al fumetto, da analizzare tutte le sue illustrazioni per pubblicità, e le opere con Jorge Zentner, i recenti Caboto e Il rumore della brina. Ma c'é un'ultima cosa che Mattotti ci tiene di più a citare, materiale che il pubblico non puo' conoscere poiché non é mai stato pubblicato, eppure quello che secondo l'autore lo riflette maggiormente : i "Carnets intimes", dove disegna liberamente quando ne ha voglia, senza inchiostrare, da 20 anni.
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