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ANGOULÊME 2004

uBC Special Report
Marjane Satrapi
Come digerire
i Manga?
Lorenzo Mattotti
Christophe Blain
Eric Corbeyran
Jean David Morvan
e Philippe Buchet
Daniel Pecqueur


ANGOULÊME
Marjane Satrapi ad Angoulême
Resoconto di una sessione di "Rencontres Internationales" alla sala Bunuel

report di Camilla Patruno
ricerca iconografica: Fabrizio Gallerani

Zatteroni neri, grosso tratto di eye-liner nero ed immancabile sigaretta, Marjane Satrapi risponde spiritosamente alle domande durante gli Incontri Internazionali di Angoulême.

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Autoritratto di Marjane Satrapi
E' persino la prima a sottolineare i suoi difetti, quando le si fa notare che la sua tecnica nelle prime tavole di "Persepolis" non brillava per sicurezza. "Le prime pagine ho dovuto rifarle 4 volte, e so anche perché: erano brutte, diciamo pure uno schifo!" Il suo editore Jean-Christophe Menu, che ha creduto in lei e l'ha pubblicata sotto l'egida della casa per cui lui stesso scrive, l'"Association", minimizza: "Non mi ricordo fossero cosi tante, dai!" "Mi ricordo io!" scoppia a ridere lei.

Riassume dunque il suo percorso per il pubblico, anche per chiarire le ragioni di queste falle: é venuta alla ribalta in quanto autrice del primo fumetto iraniano mai realizzato. Non c'erano dunque modelli cui ispirarsi prima, e per di più lei non conosceva il fumetto in generale. Né, malauguratamente, i principi basilari dell'anatomia, dal momento che a Teheran i modelli per gli studenti d'arte erano coperti interamente dal chador: da qui la staticità del primo tomo e la caratteristica di Marjane di rappresentare piramidalmente la figura umana (vedere ad esempio la prima pagina di "Persepolis" 1) ma da qui anche un gran numero di errori nel disegnare i personaggi, ritratti in pose impossibili.

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"Persepolis n.1
Lizard (2003)
Ancora una volta Menu corre in suo soccorso, assumendo una posizione da contorsionista di gomma, per rassicurarla sul fatto che i suoi disegni non erano poi cosi lontani dal vero. Perché allora l'uso di un medium di cui ignorava le tecniche? "Non sono stata io a cercare il fumetto, é lui che é venuto a me. In maniera banale per di più: Christophe Blain era l'uomo della mia migliore amica a Parigi, cosi sono stata introdotta all'atelier des Vosges, dove si faceva fumetto. Lo trovavo un lavoro duro: quando illustro un libro per bambini con una trentina di illustrazioni ho concluso, in questo caso invece mi guardo indietro e sono a pagina 3! Pero' volevo mettere per iscritto la mia storia, una volta per tutte, per ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta, cosi spinta dai miei amici ho appreso a fare fumetti per trovare il modo di esprimermi. Adesso gestisco le convenzioni del medium, persino la resa del movimento, sono troppo brava!" ride indicando le diapositive delle pagine del quarto tomo che scorrono su uno schermo dietro di lei.

A proposito dei suoi amici, come molti di loro (Joann Sfar, David B., Jean-Christophe Menu), Marjane é stata collocata nella lista della "nuova generazione che parla in "je"", che scrive autobiografie. Ma lei ci tiene a ristabilire le sfumature: "Racconto storie. La mia vera vita non é ordinata in sequenze e non é tutta nelle pagine di "Persepolis". Ho taciuto molto, ho preso degli elementi e ci ho costruito attorno la struttura coerente di una storia." "Lo spazio della creazione non é lo stesso della vita reale, nemmeno quando si tratta di autobiografia" conferma Menu. "Invece le persone identificano l'immaginario col reale e credono di conoscerti" rincara Satrapi "E' stato detto che la scelta autobiografica é impudica... quando io rifuggivo dal ritrarmi ad abbracciare o baciare il mio ragazzo, l'ho sempre evitato come ho evitato particolari familiari, ho tenuto segrete cose profondamente mie".

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Persepolis - (c)Lizard 2003

Eppure "Persepolis" é una storia personale prima di tutto. "Mi sono detta" illustra la Satrapi "che nessuno avrebbe avuto interesse a leggere un libro sull'Iran. Nessuno in un mondo dove basta accendere la radio o la TV o comprare un giornale per sentire di guerre e morti. Volevo che il mio libro fosse letto, da qui l'humour di cui é pervaso. E da qui la scelta di partire dalla storia con la minuscola invece che con la maiuscola: la seconda non la posso conoscere che in parte, e basta aprire i libri di storia di due fazioni avverse per vedere quanto é diversamente interpretabile, mentre la prima mi ha toccato e ne posso parlare con piena cognizione di causa perché é la mia e se non la so io... Dunque ho riferito il mio punto di vista, l'ho assunto pienamente, e posso dire di aver trovato i modi narrativi migliori per esporlo, nonché un mezzo espressivo quale il fumetto che ha un'universalità che altri non hanno. Per questo credo che il libro marci ovunque sia tradotto: ho trovato il modo di raccontare i grandi avvenimenti passando per delle vicende che anche i non iraniani possono comprendere e nelle quali possono identificarsi".

E per confermare la differenza fra immaginario e reale, Marjane spiega come ha sempre avuto un occhio, al di là dell'"io" che domina il racconto, al suo lettore. Ad esempio modificando e sintetizzando specificità culturali: la scena della nonna che finge che cuocere il riso per non far capire ai vicini in che ristrettezze versa si semplifica in "fingere di cucinare" per non dover spiegare lungamente al pubblico europeo l'importanza del riso nella cucina di quella zona dell'Iran; é una storia, non un reportage o una testimonianza etnica, e cio' che non é funzionale all'episodio narrato viene gestito di conseguenza.

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