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Premiazione rivoluzionaria, una scelta giovane e popolare: Titeuf.
report di Camilla Patruno Il prossimo anno ad Angoulême il colore dominante sarà il giallo, quello della cresta alla Titeuf : il suo creatore, Zep, é stato eletto sabato 24 gennaio Gran Premio del Festival, e come da tradizione presidierà dunque l'edizione 2005.
La scelta del miglior albo dell'anno dovrebbe grazie al prestigio di Angoulême costituire un richiamo per profani: come primo approccio al fumetto, il lavoro di Larcenet é ritenuto da Loisel scoraggiante. Nonché poco interessante, ha aggiunto l'autore di "Peter Pan" e "La Quête de l'Oiseau du Temps", in quanto la marca autobiografica non ha alcuna presa sul pubblico.
Uno degli autori, l'incredibile Guarnido, era presente agli incontri internazionali. Questa formula, confermata dopo l'esperimento dello scorso anno, ha riunito allo spazio Franquin grossi nomi della nona arte quali Marjane Satrapi, Lorenzo Mattotti, Chris Ware, Dave McKean, Chris Claremont, Carlos Nine, Monsieur Ferraille e Joann Sfar. Il principio su cui si basavano questi incontri, animati da critici che permettevano di fare il punto della situazione, era il contatto fra l'artista ed il suo pubblico, invitato a dialogare con lui, nonché il confronto con un altro protagonista della scena del fumetto. Il successo riscosso conferma questo spazio come appuntamento dorinavanti fisso del festival, e ribadisce la volontà di Angoulême di farsi più internazionale, meno introspettivamente francese nelle scelte condotte finora. Anche se, rispetto allo scorso anno, una grande assenza saltava subito all'occhio: dopo la partecipazione nel 2002 di Katsushiro Otomo e Jiro Taniguchi, il forfait di Tayiou Matsumoto lasciava stavolta completamente sguarnita la rappresentanza asiatica. Molteplici accanto a queste tavole rotonde i dibattiti e le conferenze, di una ricchezza ed un interesse tali quest'anno che l'alternativa era fra l'onnipresenza, l'invio di amici con registratore, la folle corsa da uno spazio di incontri all'altro o l'inevitabile delusione per essersi persi qualcosa. Fra i temi trattati, il rapporto cinema-fumetto, fra adattamenti e tradimenti, sfruttamenti e valorizzazioni, convergenze di animazione 2D, 3D, cinema, ecc... Riflessioni economiche, tecniche, estetiche e giuridiche portate alla ribalta dall'impressionante corsa alla trasposizione cinematografica dei fumetti verificatasi negli ultimi 2 anni.Altra questione scottante, il ruolo dei manga, in inarrestabile crescita da lungo tempo, ma proporzionalmente alla fetta di pubblico conquistata vittime di conservatorismi e timori da parte di operatori franco-belgi del settore. Nemmeno i cacciatori di dediche hanno avuto vita facile quest'anno. Accanto alla drastica riduzione dei professionisti accreditati, in seguito ad una radicale revisione ed epurazione dei registri che danno diritto all'agognato cartellino verdastro, alcuni hanno voluto vedere anche un'inflessione dei festivalieri presenti. Le cifre ufficiali lo diranno più precisamente, dopo aver tolto dal conteggio le vittime, fra partecipanti schiacciati nella massa umana ed autori che hanno reso l'anima nel coraggioso esercizio della professione durante la quarta o quinta ora consecutiva di dedica. Freddi numeri a parte, la tesi del mortorio sembra difficile da sostenere, valutando le gomitate e la ricerca di millimetri cubi di ossigeno giusto per fare 2 metri sotto i 2 tendoni nel week-end.
Mozzafiato l'esposizione di Dave McKean, artista al quale a quanto pare la natura ha donato il potere di saper fare tutto. E bene, per di più! "Narcolepsy", all'Hotel Saint Simon, ritracciava infatti un percorso fatto di fumetti, illustrazioni, pubblicità, pittura e grafica, fra lavori che non si privano dell'utilizzo di nessun materiale né codice di genere. L'ultima audacia: il cinema.
Rispetto alle radicali proposte visuali di McKean, più tranquilla ma comunque immancabile per motivazioni storiche la mostra incentrata su Rahan, nelle sale del comune. Ragioni "storiche" in quanto concepita e coordinata dal Museo della Preistoria, ma anche in quanto serie culto per lettori di più generazioni.
Per i più piccoli, almeno cosi teoricamente voleva il programma che lo classificava "Espace Jeunesse", 40 tavole originali firmate Joann Sfar e Emmanuel Guibert. Fra i favoriti di questa trentunesima edizione, Sfar vedeva candidata la sua creatura Donjon nella categoria Migliore Serie, ma non é stato premiato. E' comunque tale l'impatto avuto da questo artista, con un'innegabile influenza grafica su molteplici disegnatori, che qualche riconoscimento ad Angoulême non dovrebbe tardare ad arrivare.
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