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ORINO COMICS

Dampyr/Brendon
Gea/Mystère


uBC@Torino uBC @ Torino Comics 2000
Report di Daniele Alfonso.

Conferenza Gea
Sul palco:
Luca Enoch e Gianni Brunoro.

Cominciamo dalle cattive notizie: adieu Sprayliz! Completamente assorbito dalla sua ultima creatura di carta, Luca Enoch non trova il tempo di dedicarsi ulteriormente alla simpatica graffittara, che mai più vivrà nuove avventure. Per giunta, l'edizione della Macchia Nera cesserà ben presto le pubblicazioni a causa dello scarso pubblico, e le ristampe proseguiranno in fumetteria con un nuovo formato. Tuttavia, l'autore rimane affezionato al personaggio che gli ha dato la celebrità, e ha una mezza idea di fondere l'universo narrativo di Gea con quello di Sprayliz, per cui non è escluso che in futuro alcuni comprimari di Sprayliz trovino casa in Bonelli. Enoch ricorda di aver abbozzato Gea intorno al 1993 per l'Intrepido, come alternativa a Sprayliz nel caso questa non incontrasse i favori del pubblico, come invece si è verificato. Il personaggio tornò in ballo quando Enoch, dopo il "rodaggio" bonelliano sulle pagine di Legs Weaver con la supervisione di Antonio Serra, venne contattato dal Gran Capo che gli propose di dedicarsi in toto a una nuova serie. Enoch riprese allora in mano il progetto Gea, completandolo con una componente fantasy/esoterica prima assente, e apportando alcune altre modifiche. Una di queste riguarda lo strumento musicale suonato da Gea, che in origine doveva essere una chitarra elettrica, poi sostituita dal basso. «In un complesso musicale» spiega Enoch «il basso ha un ruolo meno evidente della chitarra, ma più importante perché regge l'intera struttura ritmica. Ritenevo che questo strumento fosse più adatto alla psicologia di Gea».

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Gea, copertina di Enoch
(c) 2000 SBE
   
Cosa riserva il futuro al giovane Baluardo? Enoch ha previsto una precisa parabola evolutiva per il suo personaggio e, quando questa giungerà a termine, termineranno anche le pubblicazioni. In futuro si cercherà di annodare maggiormente le fila della continuity, che nel secondo numero è stata un po' tralasciata. Vedremo come la segretezza della missione di Gea comincerà ad incrinarsi, e il ruolo che giocheranno Leonardo e Sigfrido, due personaggi che abbiamo conosciuto nel n.2. Nel terzo numero Gea incontrerà altri Baluardi, e nel quarto Enoch tornerà ad affrontare i temi sociali che gli stanno così tanto a cuore, anche se lo farà in maniera... "bonelliana". Qui Enoch fa un po' di storia, evidenziano le differenze fra le tre diverse case editrici per cui ha lavorato (Universo, Star e SBE). Senza mezzi termini, l'autore afferma che la Universo dei fumetti se ne fregava proprio, e alla Star non c'era assolutamente alcun controllo redazionale, tanto che l'editore pubblicava tutto quello che gli veniva proposto senza battere ciglio. Con la Bonelli è tutto un altro discorso: «è una casa editrice organizzata, con una struttura efficiente ed una precisa linea editoriale. Ci sono delle regole da seguire, e tutti gli autori le conoscono, anche se non sono scritte da nessuna parte. Pur godendo di una libertà maggiore di quella concessa ad altri autori, non posso permettermi di fare il "cane sciolto" e dire tutto quello che mi passa per la testa. In particolare, non posso esporre la SBE ad attacchi politici di alcun tipo». In parole povere: impegno sociale sì, ma con le dovute cautele. Enoch afferma comunque di essere felicissimo di lavorare alla SBE, che gli consente di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello cui era abituato prima, e questo nonostante la limitata visibilità in edicola degli albi di Gea, che sono in vendita solo per un paio di mesi all'anno.

Per chiudere, Brunoro pone un'interessante domanda: come fa Enoch a mantenersi aggiornato sul linguaggio giovanile, al quale riserva sempre una particolare attenzione nelle sue storie? Enoch confessa di non fare alcun tipo di ricerca su questo e che il linguaggio usato dai suoi personaggi è in effetti un "metalinguaggio" che non esiste in realtà, ma che è comunque verosimile. E' il tono ad essere importante, mentre lo slang è spesso inventato di sana pianta.

Conferenza Martin Mystère
Sul palco: Carlo Recagno e
Giancarlo Alessandrini.

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Martin Mystère, copertina di Alessandrini
(c) 2000 SBE
   
Si parte con una domanda provocatoria: alcuni lettori lamentano un momento di stanchezza della serie, dovuto principalmente al fatto che ultimamente Martin Mystère sta diventando un po' troppo verboso e pantofolaio. Recagno (che si presenta come "braccio destro" e "segretario tuttofare" di Alfredo Castelli, del quale ha lo stesso sense of humor) risponde che gli autori hanno già deciso di imprimere una svolta alle storie del Detective dell'Impossibile, che in futuro tornerà gradualmente alle sue origini avventurose, e magari recupererà dall'armadio anche il suo vecchio giubbotto da "esploratore". Alessandrini conferma che questa nuova tendenza si nota già nella sceneggiatura di Castelli su cui sta attualmente lavorando, in cui c'è molta più azione del solito.

Recagno ci offre qualche interessante anticipazione sul prossimo Mysterone da lui scritto per i disegni degli Esposito Bros, in cui ritornerà Sergej Orloff come non l'abbiamo mai visto. Questi non sarà più il cattivo sghignazzante col mantellone che abbiamo imparato a conoscere, ma diventerà un personaggio più ambiguo, e il suo rapporto con Martin Mystère cambierà radicalmente. Nonostante la legittima preoccupazione di Diana, nel suddetto albo Martin e Sergej, dopo essersi riconciliati, torneranno a far coppia come ai bei tempi dell'università, e saranno coinvolti insieme in una vicenda molto avventurosa. Altre notizie anche sul prossimo team-up tra il BVZM e Nathan Never, scritto da Vincenzo Beretta e disegnato da Gino Vercelli (che avrebbe dovuto essere presente alla conferenza, ma non si è fatto vivo): si seguiranno due fili narrativi separati, e quindi vedremo in azione sia il "vecchio" Martin (l'originale), sia il "nuovo" (l'androide). Inoltre, la base di Altrove rinascerà a nuova vita nel mondo dell'Agente Speciale Alfa.

Ad Alessandrini viene chiesto che cosa gradirebbe disegnare alla SBE, oltre a Martin Mystère, e questi dà una risposta inaspettata, dichiarando che gli piacerebbe molto fare un Texone. L'autore afferma di trovarsi molto a suo agio con il western, e ricorda che alla sua prima esperienza con la Bonelli ha lavorato per Ken Parker, insieme a Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. «E' stato un lavoro importante e bello» dice Alessandrini «anche se Berardi e Milazzo sono molto pignoli, e io non ero abituato a tanta meticolosità, soprattutto per quanto riguarda la documentazione. Comunque lavorare con loro è stato un onore».

 

 


 
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