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Sanctuary @ uBC

In questa pagina:
Epica di un presente alternativo
Hojo
Asami
Tokai
Isaoka

Pagine correlate:
Scheda Fumimura
Scheda Ikegami

Una presentazione dell'opera.

Epica di un presente alternativo
articolo di Vincenzo Oliva

Sanctuary è una saga di ampio respiro, dai toni volutamente e fortemente drammatizzati. E' caratterizzata dalla ricerca di una costante "estetica dell'eccesso" atta a scolpire sulla pagina scritta e disegnata - ma soprattutto nella mente e nelle emozioni più profonde del lettore - una galleria di personaggi potentemente tipizzati ma anche minuziosamente indagati - vivisezionati quasi - in una dimensione di rappresentanti esemplari delle categorie umane che, attraverso di loro, vengono in tal modo portate sulla scena e sotto la lente di un'analisi psicologica ed etica che mira a far emergere in superficie le molle dell'agire umano (e dell'agire giapponese, sarebbe da aggiungere).

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Akira Hojo, disegno di Ikegami
   
 
Opera complessa e profonda, che si offre a diversi piani di lettura è la realizzazione più ambiziosa del suo scrittore (non quella di maggior successo: dopotutto, con lo pseudonimo di Buronson, Sho Fumimura ha firmato Ken il Guerriero).

Ad una prima, epidermica lettura, Sanctuary si mostra come una storia di (fanta)politica dalle coloriture trash che raggiungono, e oltrepassano spesso e volentieri, il limite di una truculenza pulp caricata all'eccesso. A tale livello l'opera si presenta piena di inverosimiglianze, assurdità, situazioni involontariamente (all'apparenza.) caricaturali, characters scolpiti con l'accetta, dialoghi improbabili.

Ad una prima, epidermica lettura, Sanctuary si presenta come un'opera realistica (ancorché di fantapolitica). In verità, però, Fumimura violenta la logica stessa di una narrazione realistica e scardina il senso comune, irridendo al bisogno di sicurezza psicologica del lettore medio e trasportandolo dalle tranquillizzanti acque di un mondo fast-comics - dove questi può leggere opere predigerite, anchilosate in canoni prefissati - nell'oceano turbinoso della materia narrativa che esige una partecipazione attiva ed interpretativa.

Per penetrare il significato dell'opera e godere la lettura di una delle storie più interessanti, raffinate, ricche di fascino e spunti di riflessione apparse in Italia negli ultimi anni, si deve accostare, riconoscere e far propria la simbologia che fa da trama e ordito dei presupposti della narrazione.

Al centro della seducente rappresentazione teatrale di Sanctuary (ché una profonda teatralità caratterizza i personaggi - anzi le maschere - portati in scena, così come il linguaggio, testuale e grafico) sta l'Onore. Il patto d'onore di Hojo e Asami, certo. E il debito di onore di Hojo verso Asami, ma ancora più l'Onore assopito del Giappone, narcotizzato dal benessere, dalle sirene di una modernità che in cambio della ricchezza e dell'agio ha preteso il pagamento dell'identità culturale più profonda della nazione e della popolazione, omologando la peculiarità nipponica alla standardizzazione di un'occidentalità superficiale. Onore che Asami e Hojo si pongono l'obiettivo di risvegliare attraverso la "riforma" delle due istituzioni che più hanno deviato dall'antica concezione etica: la Yakuza e la classe politica, ma che per struttura e potenzialità sono gli unici vettori attraverso i quali operare la "rivoluzione", portando nei propri geni sociali la possibilità del proprio riscatto. Asami e Hojo rappresentano la purezza degli ideali, ancora non contaminati dalla realtà, forse persino in grado di non farsi contaminare dalla realtà; rappresentano il passato di Isaoka - che nel suo presente è incarnazione di ogni nefandezza della politica, della resa dell'ideale alla prassi - e dell'anziano patriarca della Yakuza, le cui tensioni ideali sono inaridite.

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Chaki Asami, disegno di Ikegami
   
 
Quella prefigurata da Fumimura in Sanctuary è una rivoluzione apparentemente conservatrice (per quanto i termini possano apparire incongruenti), ma in realtà eminentemente fondamentalista, tesa al recupero ed all'attualizzazione di un sistema etico di valori, a fornire un nucleo di coordinate morali e culturali aggiornate ma profondamente radicate nell'identità sociale e psicologica del Giappone al fine del superamento del diffuso clima di apatia sociale; da qui, ad esempio, il richiamo all'abituale dedizione al lavoro, intesa in un'ottica di ritorno a una dimensione meno edonistica e immediata della vita, più partecipe e solidale. Così Hojo e Asami sono due giovani che vivono a proprio agio nel mondo contemporaneo e sanno muovervisi, ma provvisti della memoria storica che preserva la loro identità.

E figura profondamente simbolica è anche Tokai, nel quale gli autori fanno incarnare i lati degenerativi della Yakuza: la violenza gratuita nella quale ha finito per ridurre l'ideale guerresco del samurai, ma anche il nucleo antico della lealtà, dell'obbedienza, dell'onore; e in questo senso Tokai arriva fino ad essere il prototipo dell'homo nipponicus da rivedere e correggere.

Così la Bissett offre da un lato la visione del rapporto conflittuale di malcelato odio/amore del Giappone moderno verso gli USA, fratelli maggiori, antichi protettori ma anche i vincitori che hanno tolto l'onore al Giappone. Allo strapotere americano, soprattutto passato, incarnato dalla glaciale inviata presidenziale ma fondato sul pervertimento dell'etica sociale, Asami oppone una nuova/antica visione morale del lavoro e delle relazioni umane: il Giappone pur vicario afferma la sua superiorità culturale sull'ingombrante oggetto d'odio/amore. E il rapporto personale che si sviluppa tra Asami e la Bissett è chiave privilegiata di lettura di un sistema dove lo spazio concesso alla donna è minimo.

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Tokai, disegno di Ikegami
   
 
Sanctuary è un'opera profondamente maschilista, reazionaria in questo senso, dove i pochi personaggi femminili di rilievo vivono una netta condizione di subalternità a quelli maschili: anche in questo resta un manifesto di fondamentalismo. Emblematico, dunque, che nell'estetica fumimuriana del rapporto USA/Giappone la parte dei primi venga assegnata a una donna: Bissett può solo sottomettersi alla superiorità morale di Asami e convertirsi (per quanto sia possibile a un non giapponese, ovvero a una nazione straniera). Al presidente (maschio per pura necessità cronachistica) degli USA non resterà che una funzione notarile di investitura, oltre alla rappresentazione ulteriore di quel rapporto di sudditanza/superiorità che da decenni segna psicologicamente le relazioni tra i due colossi economici del pianeta.

Componente essenziale di questa costruzione concettuale, vero e proprio motore della narrazione è il disegno di Ikegami. Rigido quanto si vuole, replica all'infinito di sé stesso quanto si vuole, è in realtà il perfetto veicolo tipizzante necessario a Sanctuary.

Il tratto di Ikegami congela personaggi ed eventi nella fissità dell'azione teatrale: attraverso l'occhio, colpito dall'effetto cumulativo del ripetersi di espressioni, volti, atti, imprime alla sceneggiatura il suo respiro così epico, profondo e lento anche nella maggior frenesia. Esso sottolinea le pause e i silenzi con i quali Fumimura dilata ad arte il tempo narrativo congelando il dramma nella rappresentazione fotografica del suo culmine: Ikegami sospende il fluire degli eventi e lo trasferisce letteralmente dentro l'occhio e il cervello del lettore.

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Il temibile segretario Iasoka
disegno di Ikegami

Sicuramente Sanctuary è un'opera che si è più in grado di apprezzare quanto maggiore è la conoscenza del popolo verso il quale rappresenta, senza alcun dubbio, una dichiarazione d'amore da parte dei suoi autori; ovvero è un'opera che nessuno al mondo finirà mai di scoprire.
 
 


 
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