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Unico indizio le scarpe da tennis

liberamente tratto dalla canzone di Jannacci "El purtav i scarp del tennis"
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Unico indizio le scarpe da tennis
 


Unico indizio le scarpe da tennis


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In occasione di Cartoomics 2014 , Fiera Rho Milano dal 14 al 16 marzo, la casa editrice ReNoir Comics, con la "complicità" di Davide Barzi (ai testi), Sergio Gerasi, Marco Villa, e Riccardo Nunziati (ai disegni), ma non solo, presenta il graphic novel Unico indizio le scarpe da tennis, opera noir liberamente tratta dalla canzone "El purtav i scarp del tennis", che proprio cinquant'anni fa nasceva dalla vulcanica mente di Enzo Jannacci.

In giro per la rete
Enzo Jannacci
ReNoir Comics
Davide Barzi: il blog
Sergio Gerasi: il sito
Riccardo Nunziati: il blog
Anteprima: issuu
Il fotoromanzo: backstage
Unico indizio le scarpe da tennis
soggetto e sceneggiatura:
Davide Barzi
disegni: Marco Villa
con la collaborazione di:
Riccardo Nunziati
disegni flashback: Sergio Gerasi
Milano, gioved' 19 marzo 1959. In viale Forlanini viene ritrovato il cadavere di un senzatetto. Il Sostituto Procuratore liquida la pratica, invitando a lasciar stare, "che è roba da barboni". Il maresciallo Vincenzo Mantuano, però, prende a cuore il caso e avvia un'indagine personale.
Inizia così un percorso nei meandri più oscuri della città, dalla camera mortuaria del Centro Policlinico al Cinema Carcano, dalla Palestra Doria al Teatro delle Maschere, dove si esibisce una spogliarellista arrivata direttamente dal Crazy Horse di Parigi.
Per l'occasione, abbiamo intervistato Davide Barzi e i tre disegnatori "principali" coinvolti nella realizzazione del corposo volume che, di seguito, ci condurranno alla scoperta delle motivazioni che hanno loro permesso di sviluppare e realizzare il racconto a fumetti.
Ringraziando gli autori intervistati per la disponibilità mostrata, vi ricordiamo di cliccare sulle immagini per vederle ingrandite.

Cover numero 0<br>disegni di Marco Villa<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Davide Barzi


Come e quando nasce l'idea di realizzare un fumetto partendo da una canzone e nello specifico da "El portava i scarp del tennis"?
Nel 2010. L’idea di scrivere qualcosa dedicato a Jannacci c’è, non esagero, da sempre, da quando ho iniziato a scrivere, ma certi progetti nascono più di getto, altri hanno bisogno di un’attesa zen perché arrivi il momento giusto. Questo progetto apparteneva sicuramente alla seconda categoria. Perché per me un omaggio a Jannacci non si poteva chiudere tra le mura di un libro biografico, né tra le pareti magari un po’ più larghe, ma ancora comunque costrittive, di un volume che fosse un percorso tra le sue canzoni. Per me Jannacci è un intero mondo sonoro, visivo, emotivo, cinematografico, teatrale, testuale, etico.
Quel mondo l’ho trovato a Milano, negli anni del boom, nello scontro di culture, l’immigrazione, la difficoltà degli ultimi. In questo contesto, diverse canzoni di Jannacci si prestano a diventare lente d’ingrandimento su un particolare che diventa universale. Quindi ogni canzone meriterebbe un libro a sé.
E, in effetti, le centosessanta pagine di questo volume prendono forma a partire da una canzone.
Cover Unico indizio le scarpe da tennis<br>disegni di Marco Villa<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Oltre al ritrovamento del vagabondo morto, cos'altro lega Jannacci e la sua "El portava i scarp del tennis" e "Unico indizio le scarpe da tennis"?
La storia è una sorta di estensione della trama della canzone, già estremamente narrativa. "Lassa sta’, che l’è roba da barbun", fa dire Jannacci a un narratore disilluso, ma chiaramente il messaggio è proprio l’opposto: canta di un signor nessuno dimenticato da tutti proprio per fissa i riflettori su un antieroe, per renderlo protagonista, per far sì che non lo si dimentichi, perché da lì in poi si possa guardare a quelli come lui con un’attenzione nuova.
E allora il primo personaggio che appare, il protagonista assoluto, che si chiama non a caso Vincenzo, è quello che dice: "No, non lascio stare" e da lì inizia un’indagine con il chiaro intento di dare un nome non solo all’assassino, ma anche all’assassinato. Da lì in poi lo sviluppo è di fantasia, ma il più possibile coerente con lo spirito jannaccesco per come l’ho conosciuto e approfondito.
Il legame con il "mondo di Jannacci", invece, spero si respiri in ogni tavola: c’è la sua Milano, ci sono i suoi personaggi, c’è il suo modo di affrontare la vita.
Mi preme però dire una cosa: questo non è un’opera per iniziati, un lavoro su Jannacci fruibile solo dagli appassionati di Jannacci. C’è una struttura noir che usa tutti gli ingredienti del genere e spero risulti piacevole per gli amanti del genere. E c’è una storia consegnata per funzionare indipendentemente dai rimandi che un fan di Jannacci vi può cogliere.
Unico indizio le scarpe da tennis - set fotoromanzo<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Sei passato dalla riduzione a fumetti di racconti (Don Camillo & Padre Brown) a un'opera che prende spunto da una canzone. Potresti sottolinearci eventuali differenze e difficoltà incontrate dalla stesura del soggetto alla realizzazione delle tavole?
Beh, già tra don Camillo e padre Brown la differenza di trattamento è enorme.
Per don Camillo mi sono dato una misura prefissata e, salvo deroghe occasionali, devo stare nelle otto tavole. E anche a livello di storytelling, ho cercato la linearità, l’utilizzo di vignette singole e qualche volta doppie, quasi nessun altro escamotage che potesse appesantire la leggibilità, per poterci rivolgere anche a un pubblico non abituato ai fumetti.
Su padre Brown mi sono concesso qualcosina in più, dove necessario vignette quadruple, lunghezze molto diverse da racconto a racconto, un attento lavoro di ricostruzione del meccanismo giallo (per quanto poi in Chesterton sia spesso un mezzo e non un fine) per renderlo credibile anche al lettore di oggi non necessariamente appassionato del personaggio.
Ma ho comunque, in entrambi i casi, un tessuto da cui partire. Lo posso scucire e ricucire a mio piacimento (sempre e comunque nel rispetto del racconto originale, soprattutto per quanto riguarda l’adattamento da Guareschi), ma una base c’è. In questo caso all’inizio c’era una suggestione, un’idea d’ambiente, un periodo storico, ma null’altro. La stesura del soggetto è stata la fase che mi ha chiesto più tempo ed energie, ma avevo bisogno di una sinossi molto dettagliata, uno scalettone, su cui costruire il tutto. Da lì alla realizzazione delle tavole nessuna differenza sostanziale con tutti gli altri lavori.
Unico indizio le scarpe da tennis - set fotoromanzo<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Descrivici i protagonisti e l'ambientazione di "Unico indizio le scarpe da tennis"?
Milano è la vera protagonista del progetto. È la Milano dei diseredati che lottano per arrivare a fine giornata, degli immigrati che si sforzano di integrarsi nel tessuto sociale, di quegli altri a cui invece interessa solo integrarsi con i gangli della criminalità organizzata. È la città della mala, quella raccontata dallo scrittore Giorgio Scerbanenco, quella cantata da Enzo Jannacci e da Ornella Vanoni, pullulante di furfanti, poliziotti, malfattori, balordi e carcerati, il luogo dove il melting pot è umano ma anche linguistico e l’idioma di Carlo Porta si contamina con gli accenti del sud. Personaggi ed eventi realmente esistiti si mescolano senza soluzione di continuità ad altri di fantasia.
I due protagonisti sono il Maresciallo Vincenzo Mantuano e Lina Di Dante. Il primo, di origine calabrese, ha un passato da partigiano. Dopo la guerra, trasferitosi a Milano è entrato a far parte della costruenda Polizia di Stato. Per quanto molto legato all’arma, talvolta si dimostra allergico ai formalismi e ai cerimoniali. Il suo volto è quello dell’attore Enzo Limardi, legatissimo quanto me a Jannacci. Lina Di Dante è una giornalista e scrittrice, nota come autrice di racconti e romanzi di genere sentimentale e poliziesco. Partecipa attivamente alla redazione del popolarissimo rotocalco "Grand Hotel".
Oltre a loro due, come in ogni noir che si rispetti, c’è una variegata umanità di contorno, un sottobosco di reietti, diseredati, criminali, folli, prostitute e ballerine.
Unico indizio le scarpe da tennis - set fotoromanzo<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Hai collaborato con diversi disegnatori impostando, inoltre, il lavoro su diversi livelli grafici (illustrazioni cover Grand Hotel, fotoromanzo, rubriche illustrate, foto focus, tavole umoristiche, tavole "disegnate classiche"). Puoi indicarci come si è svolto il lavoro di editing e se ci sono state difficoltà particolari da superare?
Antonio Serra, che ha fatto da preziosissimo supervisore della sceneggiatura, dava come molto probabile che non ce l’avremmo fatta e soprattutto che non ce l’avremmo fatta in questi tempi, perché per quanto il soggetto fosse pronto già nel 2010, l’accelerata vera c’è stata nell’ultimo anno e mezzo. E, soprattutto per la parte non realizzata da Marco "will" Villa, Sergio Gerasi e Riccardo Nunziati, di fatto a gennaio 2014 non esisteva ancora niente.
Ma io ero mosso da una determinazione feroce e soprattutto avevo il quadro chiarissimo in testa, quindi mano a mano che sono arrivati i contributi dei disegnatori dello Pseudostudio e le foto per il fotoromanzo, tutto si inseriva perfettamente nella casella per cui era predisposto. E c’è stato grande stupore da parte di chi ha letto le bozze nel vedere l’incredibile omogeneità in tanta eterogeneità. Ma anche questo è Jannacci-style: prendete un suo disco a casa, vi stupirete di quanti sapori e colori diversi vi siano all’interno e di come tutto in realtà sia perfettamente jannaccesco. È la sua misura, è la sua lezione.
Ma, per rimanere nella metafora discografica, permettermi di ringraziare tutti quelli che hanno "suonato con me": i disegnatori "guest" Fabiano Ambu, Stefania Fiorillo, Gianfranco Florio, Alberto Locatelli, Alessandro Mazzetti, Luca Usai. Per lo stupefacente fotoromanzo Dario Barezzi alla regia, Sergio Cavandoli alla fotografia, Chiara Maria Massa che ha lavorato su location e costumi, Silvia Baini, suggerita da Diego Dalla Palma, per trucco e acconciature, Simona Lanzi che ha realizzato il backstage. E gli attori Osvaldo Ardenghi, Andrea Bove, lo stesso Cavandoli, Dafne Niglio, Paolo Sergio, Tino Mazzoleni e Masha Sirago.
Unico indizio le scarpe da tennis - set fotoromanzo<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

Com’è stata effettuata la scelta dei disegnatori del progetto?
Per Sergio e con Sergio (Gerasi ndr), questo libro è stata la naturale prosecuzione di un discorso avviato con "G&G". Marco Villa è stato un nostro alunno in un corso di qualche anno fa. Negli anni seguenti ha continuato a lavorare stoicamente e mandare a Sergio i frutti della sua evoluzione costante, sino a che Sergio mi ha girato le ultime cose, alla fine del 2012, valutando che ormai era pronto. Ha fatto due tavole di prova che gli sono valse un anno e mezzo di battesimo del fuoco!
Quanto a Riccardo Nunziati, non eravamo alla ricerca di un semplice "tappabuchi", ma di qualcuno che, dati i tempi strettissimi con cui stavamo lavorando nella parte finale, potesse entrare subito in sintonia con il progetto e con Marco in tempi nulli. Per questo io, Marco e Sergio ci siamo trovati subito d’accordo su Riccardo. Io e lui ci eravamo incontrati a Lucca 2013, avevo apprezzato i suoi lavori e mi aveva fatto una bella impressione anche umanamente.
Ho seguito le sue altre prove per ReNoir
e mi sembrava che il suo stile potesse funzionare, e poi con Marco si conoscevano già quindi non è stata una "fusione a freddo", ma una collaborazione stimolante per tutti.
Unico indizio le scarpe da tennis - set fotoromanzo<br><i>(c) 2014 ReNoir</i>

C’è una continuità tra la mostra e il catalogo "La mia gente - Enzo Jannacci, canzoni a colori" realizzata con Sandro Patè e questo libro?
C’è sicuramente il grande amore per Jannacci, ci sono diversi dei disegnatori già presenti in quella esposizione, c’è Sandro, che là era co-curatore e qui diventa un personaggio a fumetti, il patologo Patè, ma soprattutto c’è la solidarietà, cardine inossidabile della poetica di Jannacci: grazie alla sensibilità di ReNoir Comics, "Unico indizio le scarpe da tennis" uscirà in una doppia edizione: quella brossurata, normalmente distribuita in libreria, e quella cartonata con sovraccoperta, tirata in trecento copie solo per il circuito fieristico e le fumetterie. Una parte dei proventi di questa edizione speciale andranno alla testata "Scarp de’ tenis" e alla Caritas Ambrosiana per i loro obiettivi di aiuto alle persone senza fissa dimora.
C'è la possibilità che venga realizzato un secondo graphic novel (seguito o altra canzone) con i protagonisti di "Unico indizio le scarpe da tennis"?
Per quanto mi riguarda, ho cresciuto con tale e tanto amore questi personaggi che mi dispiacerebbe molto abbandonarli. Ho già un soggetto piuttosto dettagliato per un secondo episodio e un’idea buona per un terzo, ma per ora vediamo come funziona questo primo..
Hai costretto redazione e disegnatori ad ascoltare a oltranza "El portava i scarp del tennis"? ;-)
Perché, dici che adesso non serve più?
Posso slegarli?


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