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Dragonero


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Storia

VIETTI
Soggetto alla mano, è tempo di sceneggiare. Innanzitutto, visto che il romanzo è suddiviso in capitoli, ognuno di noi sceglie quelli che preferisce raccontare. Non è difficile e siamo subito d’accordo… io mi sento più vicino ad alcuni personaggi, Luca ad altri, per cui, eccezion fatta per l’ultimo capitolo che scriviamo suddividendoci addirittura le scene, si parte decisi.
Al completamento di ciascun capitolo, ci rimpalliamo via mail la sceneggiatura, così da rileggere ciascuno quella dell’altro e dare suggerimenti per eventuali ritocchi ai dialoghi, alle sequenze, agli stacchi… lasciando, invece, a Matteoni, la più ampia libertà di gestire le tavole come meglio crede, in quanto a inquadrature, impostazioni sceniche e movimento delle vignette. Con grande sorpresa di Luca e mia, è un lavoro felice. Rispettandoci molto come autori, ciascuno ascolta di buon grado i consigli dell’altro, sapendo che hanno sempre una ragion d’essere e che tutti stiamo lavorando sodo nell’interesse del nostro romanzo.
ENOCH
Certi personaggi mutano in corso d’opera; del resto è fisiologico in un lavoro di questa corposità e che ha portato via tanto tempo per la sua realizzazione. Si lavora sulla psicologia del protagonista e sulle relazioni con i comprimari, anche se definire protagonisti e comprimari in una storia corale come questa è ben difficile. La sceneggiatura di un autore offre spunti di riflessione all’altro e nascono nuove idee per i dialoghi e le scene di azione.
Man mano che l’azione si definiva e le ambientazioni diventavano via via più dettagliate, nascevano anche le mappe che aprono ogni capitolo della storia. Non c’è racconto fantasy senza una bella mappa che ti dica: “Qui ci sono i cattivi, qui i buoni e qui chissà che c’è”! Mi sono egoisticamente ritagliato uno spazio personale per questo e ho voluto realizzare io le minuziose mappe che illustrano il mondo di Dragonero e i posti dove man mano si svolge l’azione dei vari personaggi.
Ovviamente quando si fanno delle mappe si esagera sempre; io ho già pronto un vero e proprio mappamondo per ipotetiche storie future in continenti esotici e inesplorati. E insieme alle mappe nasceva l’esigenza di nominare i posti che queste raffiguravano. Con che lingua, divenne subito un problema. “Mare della Brezza” suonava già bene ma Awrashure [aurasùre] suonava meglio! In altre parole, perché non inventarsi un piccolo glossario estratto da una Lingua Antica, che avrebbe costituito il substrato mitico del mondo di Dragonero? Mentre la Lingua Elfica di tolkeniana memoria aveva le sue radici negli idiomi scandinavi e anglosassoni, la lingua che mi sono immaginato ha le sue nel latino, anche se abilmente camuffate.
Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i> Mappa<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>
VIETTI
Con un attento riesame della narrazione, infine, in base alle tavole disegnate, si è fin dall’inizio riusciti a correggere il tiro ove necessario. Matteoni si rivela una sorpresa anche a livello di regia… e più d’una volta ha dato a Luca e a me preziosi consigli su come meglio gestire certe scene.
Giunti alla fine del romanzo, conoscendo ormai bene i personaggi, Luca ed io abbiamo riletto tutto correggendo i dialoghi per dare una coerenza a ciascun character e abbiamo messo la parola fine al tutto.
Il passo successivo è stato quello di riesaminare il lavoro completo post-lettering e poi preparare eventuali idee di grafica, titoli, contenuti speciali. Mentre per Matteoni, una volta terminati i disegni, è arrivata invece la fase di studio della copertina. Che lavoro, per un solo albo, che poi viene letto in poche ore! Speriamo solo che Dragonero, essendo corposo, e diviso in capitoli, duri almeno per qualche giorno… magari sul comodino della stanza da letto, proprio come un vero libro.

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