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Sog. e
Sce. Gino D'Antonio
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Gli speciali di Nick Raider non hanno mai brillato per la loro "specialità". Le storie più "speciali" sono infatti finite sulla serie regolare, e i lettori affezionati ben lo sanno (cfr. n.75-76 e n.100).
Sergio Bonelli ha dichiarato che, per lui, gli speciali non dovrebbere essere storie diverse, ma semplicemente storie rappresentative della serie. In questo senso, allora, gli speciali di Nick Raider sono davvero speciali, visto che ci hanno regalato alcune delle migliori avventure: gli ultimi due, ad esempio, "Acque Torbide" e lo splendido "Una giornata nera", o, guardando più indietro, "Nel mirino della mafia" e "Il giustiziere della notte".
Anche quest'anno gli autori ci regalano una storia davvero ben fatta, seppur complessivamente, un pelo inferiore ai due speciali precedenti.
Soprattutto il lavoro di D'Antonio è davvero apprezzabile. Ottimamente distribuita, la vicenda parte in maniera molto intrigante e si sviluppa con intensità, coinvolgendo il lettore. Il lettore, infatti, sa molto di più dei protagonisti della vicenda: sa qual è la causa della morte di Kandinski e sa anche chi è il colpevole (a meno che non abbia letto nè la seconda di copertin nè il titolo della storia ;-)) appena D'Antonio ce lo mostra. Sa e segue con apprensione il peregrinare di Nick, Marvin e Sarah, quasi vorrebbe suggerire per aiutare i suoi personaggi: questo è il primo additivo che avvince. Eppure non sa, non sa tutto, vuole vederci più chiaro, desidera che l'autore ricomponga tutti i tasselli: e questo è il secondo additivo.
"C'è in scena il più bel personaggio di contorno dell'intera serie: la decisionista e problematica Sarah Himmelman"
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Di grandissima classe la sceneggiatura, con dialoghi frizzanti, descrittivi e narrativi allo stesso, che sanno sottolinere i personaggi mentre portano avanti l'intreccio. Alcuni scambi, tra detto e non detto, tra occhiate (qui D'Antonio sfrutta bene Siniscalchi) e sottintesi, sono magistrali: l'intero rapporto tra Nick e Sarah, non più colleghi ma competitori costretti a collaborare, è una mistura dosata alla perfezione di rispetto, stima, affetto e voglia di primeggiare sull'altro. L'accenno dell'avvocato Russell all'omosessualità della Himmelman è un altro esempio, così come si potrebbero ancora citare la visita nel bar di Marvin (pagg.57-58) o l'avida vecchina che si lamenta della tirchieria di Nick e Marvin (pagg.54-56).
Tutta quanta la sceneggiatura spicca per brillantezza e D'Antonio mette in bocca a tutti i personaggi qualche battuta che "fa ambiente" e ce li rende più vivi: c'è Jimmy con il suo appuntamento serale, c'è un ten. Art più isterico del solito che si lamenta perché viene regolarmente scavalcato dai suoi sottoposti, c'è un bel trio di criminali molto eterogeno per caratteri e moralità.
Soprattutto c'è in scena il più bel personaggio di contorno dell'intera serie: quella Sarah Himmelman, eroina decisionista e problematica, che D'Antonio tratteggia, qui come nelle due storie precedenti in cui compariva, con spessore inusitato per il fumetto da edicola.
D'Antonio, dosando bene i tempi, si riserva pure uno spazietto per un finale malinconico in cui Chato (altra bella figura) si consegna nelle mani di una giustizia che non può guardare alle intenzioni e ai sentimenti.
Un unico appunto: è plausibile che una tizia imposti tutta la sua vita su un omicidio che dovrà commettere in un imprecisato futuro? Che studi medicina praticamente solo per appropriarsi di un veleno altrimenti inattingibile e se lo tenga in caldo per anni e anni, fino al momento buono? E ancora: le università, in America, organizzano pratici ed economici stages in Amazzonia durante i corsi ;-)?
  

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Luigi Siniscalchi
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Sarah, disegno di Siniscalchi
(c) 1997 SBE
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Questo albo è stato disegnato parallelamente (subito prima/subito dopo) al n.110 "Flashback".
Per cui è là che vi rimando, per non ripetere considerazioni già fatte.
Aggiungo solo che la Sarah Himmelman di Siniscalchi (che potete vedere ritratta qui a fianco)
è molto, molto meno bella di quella disegnata da Ramella e Del Vecchio.
  
Un ottimo momento per la serie: tre autori diversi (Manfredi, Ongaro, D'Antonio) per tre buone storie nell'arco di due mesi. Attendiamo il botto di una superstoria, e nel frattempo ci godiamo una copertina meno bella del solito (ma la colpa è dell'impostazione penalizzante degli speciali).
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