|
|
||
| ||||||||
|
Un buon western transmetropolitano con sfumature fiabesche. Ma, come i curatori impongono, sempre esageratamente e glacialmente controllato.
La bella, la bestia e lo sbirro |
Un manovale della malavita vuole vuotare il sacco, ma prima dev'essere trasportato da Atlantic City a New York. E da pag. 19 a pag. 95 è tutto un assalto alla diligenza. Ben scritto, divertente, ritmo serrato, personaggi stereotipati ma funzionanti e funzionali ad un meccanismo oleato a puntino. Cosa manca allora? Al solito: il calore di un personaggio vivo, il gusto del non dico impossibile ma almeno improbabile. Insomma quel parossismo da B-movie che ha reso grandi Fernando Di Leo e Umberto Lenzi, e con loro i più noti Sergio Leone, Quentin Tarantino, John Carpenter, per tralasciare l'action-wave orientale di John Woo e Tzui Hark.
Forse questo non è l'albo giusto per lanciarsi in osservazioni di carattere generale, Faraci ha scritto un godibilissimo albo tutto azione. Le nostre puntualizzazioni prendono spunto dall'osservazione che anche questa azione ha tuttosommato il freno a mano tirato. Ci spieghiamo con esempi:
Spirito del commissario Leonardo Tanzi, se ci sei batti un colpo...;-) La bella? Sono i nostri autori, pieni di qualità ma inquieti, a volte quasi sperduti di fronte a un personaggio che non si concede nè pregi nè difetti. La bestia? La testata in questione, difficile da prendere, scorbutica e poco gradevole al pubblico di passaggio che poco conosce le nascoste peculiarità della serie. Lo sbirro? Chi spranga, seppur in buona fede, le dita degli autori. Ciò che più temiamo è che a forza di prendere benevole bastonate nei denti, chi affronta le avventure di Nick dalla parte della macchina da scrivere finisca per darsi le mazzate da solo. I Cestaro Bros ci sembrano in buona forma, seppur lievemente inferiori al loro precedente lavoro. Le avventure in notturna sono sempre una brutta gatta da pelare, se ci aggiungiamo che c'è di mezzo anche un inseguimento notturno nel bosco, arriviamo a cogliere il coefficente di difficoltà che i due disegnatori si sono trovati ad affrontare. Il caso vuole che, guarda il destino, ci fossero proprio dei cavalli nella stalla dei Sander, e non dei buoi o dei maiali grufolanti. Cavalli autentici, come in Tex...;-)
Infine: un buonissimo albo, che proprio in quanto tale è indice di tutti i limiti di cui soffre la testata. |
||||||||
|