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" Sotto tiro"

TESTI
Tito Faraci
DISEGNI
Raul & Gianluca Cestaro

Pagine correlate:

Un buon western transmetropolitano con sfumature fiabesche. Ma, come i curatori impongono, sempre esageratamente e glacialmente controllato.

La bella, la bestia e lo sbirro
recensione di Emanuele De Sandre


Un manovale della malavita vuole vuotare il sacco, ma prima dev'essere trasportato da Atlantic City a New York. E da pag. 19 a pag. 95 è tutto un assalto alla diligenza.
Ben scritto, divertente, ritmo serrato, personaggi stereotipati ma funzionanti e funzionali ad un meccanismo oleato a puntino. Cosa manca allora?
Al solito: il calore di un personaggio vivo, il gusto del non dico impossibile ma almeno improbabile. Insomma quel parossismo da B-movie che ha reso grandi Fernando Di Leo e Umberto Lenzi, e con loro i più noti Sergio Leone, Quentin Tarantino, John Carpenter, per tralasciare l'action-wave orientale di John Woo e Tzui Hark.
"Tutto perfetto, pure troppo...manca il parossismo da B-movie!"
   
Autori e registi che hanno fatto film forse tecnicamente miseri, forse pieni di incongruenze e assurdità. Ma terribilmente, oscenamente adorabili.
Forse questo non è l'albo giusto per lanciarsi in osservazioni di carattere generale, Faraci ha scritto un godibilissimo albo tutto azione. Le nostre puntualizzazioni prendono spunto dall'osservazione che anche questa azione ha tuttosommato il freno a mano tirato. Ci spieghiamo con esempi:
  • inseguimento iniziale: Darrel spara tra la folla, possibile che non ci scappi neanche un morticino? Solo perchè ci sarebbero state complicazioni per l'estradizione? Mm...
  • elicottero contro auto: da pag. 33 a pag. 40 lo svolgimento della scena è impeccabile, insolita e gustosa la trovata "auto piena - boschetto - auto vuota" che sa tanto di buon vecchio west, dove al posto di "auto" si metta "diligenza". Curiosità nostra: in tutta la concitazione della scena possibile che non ci fosse neanche un dosso da saltare per sfasciare in modo assai spettacolare la macchina? Nè un ponte pericolante, nè una serie di tornanti alla James Bond giù per i quali tagliare? E' vero, il lungo inseguimento è già qualcosa per il "solito Nick". Secondo noi è ancora poco.
  • Raider spara poco!: ci si dirà "poco ma bene", niente da ribattere. Resta il poco. Quattro o cinque colpi in tutto l'albo, che procurano due ferite e un morto. Benissimo. Ma possibile che nella pioggia di bossoli decisiva finale Nick spari solo un proiettile? E dov'è la catarsi per il lettore? Non certo in un glaciale uno su uno nel tiro al cattivone. Tutto troppo controllato.
    "Spirito del commissario Tanzi, se ci sei batti un colpo!;-)"
       
    Ma soprattutto perchè? Anche il personaggio di Julia, a confronto, sembra più caldo e dinamico! Perchè, se c'è già in casa Bonelli una novella Nero Wolfe, si insiste sulla purezza della tecnica anche in Nick Raider? Perchè si vuole a tutti i costi rinunciare alla spettacolarità delle immagini a favore di perfetti ma scolastici "scambi di convenevoli" tra protagonisti? Non lo capiamo, ci dobbiamo adeguare.
    Spirito del commissario Leonardo Tanzi, se ci sei batti un colpo...;-) La bella? Sono i nostri autori, pieni di qualità ma inquieti, a volte quasi sperduti di fronte a un personaggio che non si concede nè pregi nè difetti.
    La bestia? La testata in questione, difficile da prendere, scorbutica e poco gradevole al pubblico di passaggio che poco conosce le nascoste peculiarità della serie.
    Lo sbirro? Chi spranga, seppur in buona fede, le dita degli autori. Ciò che più temiamo è che a forza di prendere benevole bastonate nei denti, chi affronta le avventure di Nick dalla parte della macchina da scrivere finisca per darsi le mazzate da solo.

    I Cestaro Bros ci sembrano in buona forma, seppur lievemente inferiori al loro precedente lavoro. Le avventure in notturna sono sempre una brutta gatta da pelare, se ci aggiungiamo che c'è di mezzo anche un inseguimento notturno nel bosco, arriviamo a cogliere il coefficente di difficoltà che i due disegnatori si sono trovati ad affrontare. Il caso vuole che, guarda il destino, ci fossero proprio dei cavalli nella stalla dei Sander, e non dei buoi o dei maiali grufolanti. Cavalli autentici, come in Tex...;-)

    Infine: un buonissimo albo, che proprio in quanto tale è indice di tutti i limiti di cui soffre la testata.
    Niente è per sempre, certo. Noi per primi confidiamo che al più presto Nick Raider e chi ne tratteggia le gesta si lascino un po' prendere la mano dall'istinto dell'eroe... che un po' più di carattere, nelle storie inventate come nella realtà, non guasta...;-)

     

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