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" Strada senza
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In questa pagina:
TESTI
Stefano Piani
DISEGNI
Enrico Massa


Pagine correlate:

Un gigante nero alla ricerca della donna che lo ha piantato, tra politica, corruzione e vero amore...

In cerca di Amira
recensione di Riccardo Panichi


Si è già parlato diffusamente della vera e propria rinascita di cui è stato protagonista Nick Raider, il cui ultimo anno e mezzo di storie ha saputo riconquistarsi non solo i favori della critica, ma anche quelli del pubblico. Non a caso chi scrive è un lettore che è stato solo recentemente conquistato dalle vibranti e tese sceneggiature che Piani e Faraci hanno portato in dote con il loro ingresso nello staff.

Nuova linfa alla serie, dunque, ma, si sa, non sempre possiamo pretendere la prestazione sopra alla media. E' il caso di questa storia, che tuttavia, proprio perchè altamente convenzionale e dichiaratamente non originale, ci rassicura ulteriormente sul futuro della testata: anche quando l'ispirazione non sarà propriamente... divina, avremo comunque di fronte un prodotto di buona qualità, cucinato sì con semplicità, ma anche con grande mestiere.

E in questo albo c'è tutto il mestiere di Stefano Piani, capace di cucire adeguatamente tra loro alcuni fili che sembrano strappati a casaccio dai classici del giallo. C'è tanto di già visto nel soggetto della storia: il gigante quasi buono, che pesta, mena, randella però non uccide, la corruzione politica, la donna del carcerato che puntualmente sparisce...

Tuttavia Piani si preoccupa costantemente di ricontestualizzare questi stereotipi della narrativa gialla, scoprendo le carte in modo diverso da quanto il lettore modello di un romanzo giallo si aspetterebbe.
Esempio: dal momento che un qualsiasi lettore medio di Nick Raider intuirebbe dopo poche pagine che l'assassinio dell'anziana signora Lombard non è opera di Jawar Lee, l'autore giustamente preferisce dichiararlo subito apertamente (pag.25), per poter così spostare l'occhio vigile del lettore sulla psicologia di Lee. Una volta "addormentato" il lettore sull'indagine del gigante nero, ecco che la vicenda dell'assassinio della donna viene quasi dimenticata, procurando così un effetto sorpresa quando nel finale l'episodio torna alla ribalta.

Altro fattore che ha aiutato la rinascita della serie è l'abilità dei nuovi disegnatori inseriti nello staff: Enrico Massa, qui alla sua seconda prova, dimostra di essere maturato e di avere acquisito uno stile pulito, gradevole e assolutamente funzionale. Le sue tavole sono sempre equilibrate, con una sapiente gestione dei bianchi e dei neri e una certa attenzione nella definizione degli sfondi urbani e domestici. Bene anche i volti, che colgono spesso a pieno lo spirito della sceneggiatura. Troviamo tuttavia che Massa abbia ancora da lavorare per quello che riguarda la dinamicità della scene di azione e la resa dell'atmosfera, qui forse un po' "scolastica".

Ottima copertina di Mastantuono, capace di trasmettere a pieno la malinconia della storia.

In conclusione, albo di qualità più che sufficiente, rappresentante di quel livello medio che ci piacerebbe riscontare su tutte le testate bonelliane.
 

 


 
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