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" Appuntamento con l'assassino"


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Un cervo devia un deviato contro un acero, un gatto vaga nottambulo in casa della condannata, un cane trascina i nostri imbelli eroi alla soluzione dell'enigma. Da paciosi amici dell'uomo ad...

Animali da obitorio
recensione di Emanuele De Sandre

Inconscio tributo dello sceneggiatore ai suoi trascorsi dysneiani. O forse no.



TESTI
Sog. e Sce.Tito Faraci    

Mammaiutt!!
Scontro iniziale...
disegni di Raul & Gianluca Cestaro (c) 2001 SBE

Niente whodunit ("chi è stato?") nè hard boiled (azione) questo giro, ma una buona character analisys (analisi psicologica) e quel tanto di pursuit (inseguimento) che non guasta. Ecco le due vie maestre intraprese da Faraci per raccontarci, come ha avuto modo di spiegarci lo stesso autore, "una storia di violazioni: violazioni di corpi, violazioni di case (ben tre!), violazione della natura,violazione della pace di una piccola comunità, violazione della famiglia (la nipote dello sceriffo era "tutta la sua famiglia", la moglie di Hanson. E Jane, la prima vittima, considerava il cottage dove è stata assassinata il suo rifugio d'amore".
Resta il tangibile fatto che grandi protagonisti di quest'albo sono proprio tre simpatiche bestiole: il cervo che provoca l'incidente, il gattino che, da bravo essere archetipicamente demoniaco (almeno per la qabalah, per i buddisti, e svariate antiche civiltà), anticipa la morte in casa dell'infermiera, e Wolfie,il bastardino segugio, unico che riesca a capire da che parte cercare la defunta delle prime pagine dell'albo. Tra l'altro il gatto che troviamo a casa dell'infermiera è praticamente identico alla Tony tanto amata dalla berardiana Julia... non vorremmo pensare male, ma lo faremo! (il messaggio subliminale è "il gatto di Julia porta sfiga"^___^)
E' molto interessante studiare un po' con l'aiuto del Dizionario dei Simboli, la figura e la parte del cervo nella narrazione di Faraci: "...il cervo appare come il mediatore tra il cielo e la terra, come simbolo del sol levante e che sale verso il suo zenit; un giorno, una croce apparirà nei suoi boschi ed esso diventerà l'immagine di Cristo, il simbolo del dono mistico e della rivelazione salvifica."
"Un po' pursuit e un po' character analisys gli ingredienti di Faraci"
   

Il cervo (o simile) è quindi sì elemento scatenante, ma nella sua veste millenaria di messaggero della Salvezza induce a riflessioni sull'apparente malvagità dei gesti di Frank Jordan: è lui realmente colpevole, o "Altri" hanno deciso di muovere la sua mano assassina? E' lui strumento di un disegno più ampio? Forzando ancora un po' l'interpretazione: Jordan come Giuda, presunti malvagi per volere divino o pienamente interpreti del proprio destino? In fondo se notiamo, anche i due nomi non hanno un'assonanza così diversa: come si pronuncia Jordan all'americana? "Giodan"! Che, direbbe Castelli, non è che una forma moderna dell'antico Giuda, ovviamente!! ;-)

Il cane. Sempre dal dizionario dei simboli: "la prima funzione mitica del cane, universalmente documentata, è quella di psicopompo, è la guida dell'uomo nella notte della morte, dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita. Da Anubis a Cerbero e attraverso Ecate, Thot, Ermes, egli ha prestato il volto a tutte le grandi quide delle anime, a tutti i punti di riferimento della nostra storia culturale occidentale." Ecco quindi che anche il segugio Wolfy, che individua la traccia della della defunta Jane Sinclaire, rientra a pieno titolo nel novero dei suddetti animali da obitorio, nel senso che tutti è tre hanno a che fare con la morte (almeno in quest'albo).

"I simboli, silenziose spire che catturano l'inconscio, impreziosiscono la narrazione..."
   
Successivamente non possiamo esimerci dal notare che l'ampio uso di animali vari è più o meno coscientemente determinato dalla militanza disneyana dell'autore. Lasceremo il dubbio in sospeso anche se le seguenti affermazioni di Tito sono piuttosto chiare: "Di animali ne metto spesso nelle mie storie - ci spiega lo scrittore - Forse sarà l'imprinting disneyano o forse un vezzo autorale. Gli animali possono giocare ruoli interessanti. Rappresentano a volte la natura (e, per estensione, il destino) che si contrappone all'uomo, beffandolo. Ed è il caso del cervo. Oppure sono gli unici amici di persone sensibili, buone e sole (il gatto). Possono essere migliori dell'uomo (il cane). E possono essere crudeli, feroci, terribili (in questa storia non capita, ma vedrete...;-)"

Ci piacciono moltissimo gli albi che ruotano attorno a un solo personaggio di un certo spessore. Il killeraccio Frank Jordan ci è epidermicamente simpatico. Un po'rozzo, ma preciso nel suo lavoro, non troppo furbo, ma si impegna moltissimo. Ci riferiamo al fatto che nel dubbio di aver messo in circolazione nel dormiveglia informazioni irriferibili a riguardo del suo ferale operato, Frank si sia puntigliosamente dedicato a cancellare tutte le tracce delle sue azioni. Cinicamente commovente. Decisamente noir.

Furba l'ambientazione: un piccolo paesino di montagna, ma con un buon turismo. In questo modo l'autore si è lasciato aperte le seguenti appetitose opportunità:

  • ci sono forestieri, ma non troppi;
  • gli abitanti sono pochi, quindi si conoscono tutti e sono tutti mezzi imparentati, così il fatto che l'infermiera sia guardacaso la nipote dello sceriffo non è un evento esageratamente fortuito, e l'emotività degli accadimenti aumenta;
  • la montagna lascia ampi spazi e ampie scelte per le scene d'azione, vedere Marvin e tenente Steve impegnati nel canalone e nelle rapide.
  • resta a New York il resto del Distretto, che qui avrebbe fatto solo confusione, o che forse Faraci non si sente ancora a suo agio a gestire (Art, Jimmy, Ciaocara, Alfie,...)
    "Il killer e la moglie del dottore, fantasia e buona memoria al servizio dell'approfondimento psicologico"
       

    Delizioso e memorabile Frank con la moglie del dottor Hanson: la scenetta del coltello e della torta, con lui che poi le dice con serenità "mi dispiace di averti punito, ma capisci...", il lettore sposta gli occhi un po' più a destra e vede la donna sanguinante, orribilmente tumefatta e legata come una mummia! Eccezionale la distanza tra la pacata affermazione di lui e lo stato pietoso di lei. Bravo lo sceneggiatore a indicare con pignoleria la posizione della nuvoletta (e bravi anche i letteristi a porre il balloon nella giusta posizione), un po' più giù e l'effetto ne avrebbe pesantemente risentito. Passaggio fondamentale per capire la psicologia di Frank, che sta semplicemente svolgendo il suo lavoro, niente di più e niente di meno.
    Quindi ottimo Frank, ottime anche le varie macchiette che abitano il paese. Suggestive le location, sempre fondamentali per indurre la giusta atmosfera agli eventi narrati.
    Impeccabile l'entrata in scena del temporalone, un topos irrinunciabile. Noi in un poliziesco faremmo piovere, nevicare o grandinare sempre, eccetto nel finale, ovviamente... ;-)

    Unico neo? Troppe pagine dedicate a Marvin e alla ricerca del cadavere di Jane. Senza nulla togliere al fatto che queste pagine svolgono ottimamente il compito di incrementare il pathos nella linea narrativa con protagonista Nick Raider, saremmo stati molto più felici di vedere maggiormente Frank all'opera, più che come assassino, come amabile conversatore con le sue vittime. In fondo alla fine ha ucciso solo due persone! Insomma il buon Jordan si sarebbe forse prestato a una partita a scacchi con la legge ancora più entusiasmante.

    Conclusione: la storia ci è piaciuta moltissimo per tutto ciò che coinvolgeva Frank Jordan, il killer. Una persona meticolosa e seria nel proprio lavoro. Ironico forse senza volerlo, quindi un po' tonto. Comunque tratteggiato ottimamente per la media degli albi di Nick Raider e per le poche pagine a disposizione.

    Nick Raider e Marvin sono coerenti con il resto della serie, quindi nulla da eccepire.
    Nota: ma Nick sa sparare solo tuffandosi sulla sua destra o sulla sua sinistra? Sarebbe bello intavolare una discussione sul cinema di Hong Kong, ma in sintesi: le sparatorie in cui sono coinvolti Nick (e Marvin) non potrebbero essere maggiormente estetizzate, come nell'inimitabile "The Killer" di John Woo? Parliamone.



    DISEGNI
    Raul & Gianluca Cestaro    

    Brave queste due matricole. Pure troppo. Se continuano a percorrere la perigliosa (ma gratificante) via claudiovillosa temiamo che molto presto passeranno a cimentarsi con gli insidiosi cavalli del vecchio west. Inutile negare che alcune dettagli vanno ancora curati, ma preferiamo qui sottolineare tutto ciò che ci è piaciuto, e non sono poche cose:

  • pag. 7, i dettagli del salotto dello chalet. Maniacali, è un gusto per l'occhio perdersi per la stanza a notarne l'arredamento e fantasticare sui gusti del proprietario in fatto di soprammobili come anche di alcolici. Attenzione però che troppi particolari rischiano di mettere a repentaglio la prospettiva, che a nostro avviso in una serie realistica è sacra e inviolabile;
  • ottime le bestiole, soprattutto il cervo e il gatto;
  • impeccabili le caratterizzazioni dei personaggi, comprese quelle del titolare della testata e del suo compare;
  • birbanti con le inquadrature: non sapremmo dire quanto c'è di loro e quanto siano state "suggerite" dallo sceneggiatore, ma spesso i due fratelloni esagerano con lo spostare la camera in alto o in basso in alcune scene di puro dialogo.
  • ottime le sequenze con Marvin e Steve nel burrone alle pagine 55, 66 e 67; addirittura vertiginosa l'inquadratura che apre pag. 48;
  • un tocco di brio ben riuscito il punto di vista da dentro il forno a pag. 41;
  • implacabilmente raggelante pag. 54, dalla quale fuoriesce naturale la fredda cattiveria di Frank Jordan.
    Promossi con sonora pacca sulle spalle al merito e caloroso invito a farsi rileggere presto su queste pagine.
    scherzetto!
    l'incidente letale che da il via alla vicenda
    (c) 2001 SBE



    GLOBALE
     

    Lo spunto della storia avrebbe forse potuto suggerire un titolo meno banale, e la stessa copertina, pur nella sua composta bellezza, non ci dice sostanzialmente nulla di importante. Volendo fare i pignoli vale la pena sottolineare, sempre in copertina, i bellissimi stivali della defunta. Inoltre il lembo destro della giacca di Nick ha perso il colore, non si sono però macchiati i pantaloni bensì lo sfondo, impreziosito così, nel suo risultato complessivo, da un improbabile pino. Facezie a parte, l'albo è godibilissimo, e conferma il trend positivo della serie in quanto a qualità delle uscite. Speriamo al più presto che anche le vendite possano essere altrettanto gratificanti per chi a queste storie lavora.
     

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