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Un cervo devia un deviato contro un acero, un gatto vaga nottambulo in casa della condannata, un cane trascina i nostri imbelli eroi alla soluzione dell'enigma. Da paciosi amici dell'uomo ad...
Animali da obitorio Inconscio tributo dello sceneggiatore ai suoi trascorsi dysneiani. O forse no.
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Resta il tangibile fatto che grandi protagonisti di quest'albo sono proprio tre simpatiche bestiole: il cervo che provoca l'incidente, il gattino che, da bravo essere archetipicamente demoniaco (almeno per la qabalah, per i buddisti, e svariate antiche civiltà), anticipa la morte in casa dell'infermiera, e Wolfie,il bastardino segugio, unico che riesca a capire da che parte cercare la defunta delle prime pagine dell'albo. Tra l'altro il gatto che troviamo a casa dell'infermiera è praticamente identico alla Tony tanto amata dalla berardiana Julia... non vorremmo pensare male, ma lo faremo! (il messaggio subliminale è "il gatto di Julia porta sfiga"^___^) E' molto interessante studiare un po' con l'aiuto del Dizionario dei Simboli, la figura e la parte del cervo nella narrazione di Faraci: "...il cervo appare come il mediatore tra il cielo e la terra, come simbolo del sol levante e che sale verso il suo zenit; un giorno, una croce apparirà nei suoi boschi ed esso diventerà l'immagine di Cristo, il simbolo del dono mistico e della rivelazione salvifica."
Il cane. Sempre dal dizionario dei simboli: "la prima funzione mitica del cane, universalmente documentata, è quella di psicopompo, è la guida dell'uomo nella notte della morte, dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita. Da Anubis a Cerbero e attraverso Ecate, Thot, Ermes, egli ha prestato il volto a tutte le grandi quide delle anime, a tutti i punti di riferimento della nostra storia culturale occidentale." Ecco quindi che anche il segugio Wolfy, che individua la traccia della della defunta Jane Sinclaire, rientra a pieno titolo nel novero dei suddetti animali da obitorio, nel senso che tutti è tre hanno a che fare con la morte (almeno in quest'albo).
Ci piacciono moltissimo gli albi che ruotano attorno a un solo personaggio di un certo spessore. Il killeraccio Frank Jordan ci è epidermicamente simpatico. Un po'rozzo, ma preciso nel suo lavoro, non troppo furbo, ma si impegna moltissimo. Ci riferiamo al fatto che nel dubbio di aver messo in circolazione nel dormiveglia informazioni irriferibili a riguardo del suo ferale operato, Frank si sia puntigliosamente dedicato a cancellare tutte le tracce delle sue azioni. Cinicamente commovente. Decisamente noir. Furba l'ambientazione: un piccolo paesino di montagna, ma con un buon turismo. In questo modo l'autore si è lasciato aperte le seguenti appetitose opportunità:
Delizioso e memorabile Frank con la moglie del dottor Hanson: la scenetta del coltello e della torta, con lui che poi le dice con serenità "mi dispiace di averti punito, ma capisci...", il lettore sposta gli occhi un po' più a destra e vede la donna sanguinante, orribilmente tumefatta e legata come una mummia! Eccezionale la distanza tra la pacata affermazione di lui e lo stato pietoso di lei. Bravo lo sceneggiatore a indicare con pignoleria la posizione della nuvoletta (e bravi anche i letteristi a porre il balloon nella giusta posizione), un po' più giù e l'effetto ne avrebbe pesantemente risentito. Passaggio fondamentale per capire la psicologia di Frank, che sta semplicemente svolgendo il suo lavoro, niente di più e niente di meno.
Unico neo? Troppe pagine dedicate a Marvin e alla ricerca del cadavere di Jane. Senza nulla togliere al fatto che queste pagine svolgono ottimamente il compito di incrementare il pathos nella linea narrativa con protagonista Nick Raider, saremmo stati molto più felici di vedere maggiormente Frank all'opera, più che come assassino, come amabile conversatore con le sue vittime. In fondo alla fine ha ucciso solo due persone! Insomma il buon Jordan si sarebbe forse prestato a una partita a scacchi con la legge ancora più entusiasmante. Conclusione: la storia ci è piaciuta moltissimo per tutto ciò che coinvolgeva Frank Jordan, il killer. Una persona meticolosa e seria nel proprio lavoro. Ironico forse senza volerlo, quindi un po' tonto. Comunque tratteggiato ottimamente per la media degli albi di Nick Raider e per le poche pagine a disposizione.
Nick Raider e Marvin sono coerenti con il resto della serie, quindi nulla da eccepire.
Brave queste due matricole. Pure troppo. Se continuano a percorrere la perigliosa (ma gratificante) via claudiovillosa temiamo che molto presto passeranno a cimentarsi con gli insidiosi cavalli del vecchio west. Inutile negare che alcune dettagli vanno ancora curati, ma preferiamo qui sottolineare tutto ciò che ci è piaciuto, e non sono poche cose: Promossi con sonora pacca sulle spalle al merito e caloroso invito a farsi rileggere presto su queste pagine.
Lo spunto della storia avrebbe forse potuto suggerire un titolo meno banale, e la stessa copertina, pur nella sua composta bellezza, non ci dice sostanzialmente nulla di importante. Volendo fare i pignoli vale la pena sottolineare, sempre in copertina, i bellissimi stivali della defunta. Inoltre il lembo destro della giacca di Nick ha perso il colore, non si sono però macchiati i pantaloni bensì lo sfondo, impreziosito così, nel suo risultato complessivo, da un improbabile pino.
Facezie a parte, l'albo è godibilissimo, e conferma il trend positivo della serie in quanto a qualità delle uscite. Speriamo al più presto che anche le vendite possano essere altrettanto gratificanti per chi a queste storie lavora.
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