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Esci di galera dopo cinque anni, Jack, le donne e gli amici di prima sono ancora lì che ti aspettano a braccia aperte, ci sono tutti i presupposti per rigare dritto ricominciando da zero in modo onesto, e tu invece... Mah! Quante persone sembra abbiano affisso al cuore il cartello:
Vietato essere felici
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Per introdurre questa recensione ci siamo permessi di rapinare, giusto per stare in tema, il titolo a un bellissimo racconto di Giorgio Scerbanenco contenuto nella raccolta Milano calibro 9, perchè lo spunto della storia è lo stesso: un uomo esce di prigione dopo aver scontato per intero la sua pena, e invece di mettere la testa a posto che fa? Cede alle lusinghe del soldo facile e si ricaccia dritto dritto nei guai, negandosi una normalità e, perchè no, una felicità possibili. Anche perchè, sia qui che nell'ancor più drammatica narrazione del maestro del giallo-nero italiano, c'è il denominatore comune della polizia che "per sicurezza", per "essere certi che righi dritto" si piazza subito alle calcagna dei potenziali figlioli prodighi di sventure. E le sventure arrivano.
Ci riferiamo:
Comunque si tratta di una svista assolutamente veniale nell'impianto globale); ci sono flash back minori nel flash back centrale, che ci rimandano all'evento originario; e ci sono riferimenti al boss Louise Clementi, personaggio già apparso più volte nella serie. Ma il complesso non starebbe in piedi se non ci fossero dei buoni personaggi a portare avanti la commedia: Jack e le sue donne, Mary e Paula sono delineati rapidamente ma molto efficacemente, e anche il detective privato e il suo paparazzo, risultano utili senza essere forzati, veri anche se in poche vignette, funzionano senza ingombrare la scena. E poi la chicca, il tocco ironico degli autori, forse involontariamente sarcastico, ma straordinariamente divertente, del sogno rivelatore: se per capire i sogni di una criminologa ci tocca studiare Jung o almeno i geniali trattati dell'amico D.J. Farah (vedi "La settima illuminazione"), per accedere al tesoro che sta cercando l'inconscio di Jack si affida alle puerili cantilene dell'infanzia. Che lo si voglia o no, "bum" Julia! Colpita e affondata! ;-) Più sotto possiamo vedere una striscia della sequenza in questione. Last but not least l'ottimo spessore conferito a Marvin, che agisce e presenzia con battute spiritose e non banali cretinate (come il personaggio gli richiederebbe) e soprattutto con un'iniziativa e un piglio da autentico co-protagonista. Tutto veramente ottimo! L'unica pecca? Forse che gli innumerevoli pregi risaltano solo a una seconda e più attenta lettura.
Graditissimo ritorno di Siniscalchi sulle tavole di Nick Raider. Sempre espressivo nella resa dei volti e delle gestualità, sempre un maestro nel dosare e distribuire le campiture di nero, costante nella resa e fruibile alla lettura. Sembra impigrirsi però quando c'è da studiare un'ombra o pensare una vignetta in modo da conferire profondità prospettica: si lascia spesso andare al "trucco" del contornino bianco, buono per staccare le immagini di primo piano da un secondo piano o uno sfondo identicamente scuri. Una trovata che funziona, ma che ha sempre un po' il sapore del ripiego, rispetto a quella che può essere la scelta di una inquadratura più prospettica e per questo un po' più complessa.
Copertina così e così, e questi sono i due punti che mancano al +7 pieno sul globale. Albo decisamente sopra la media, con un titolo che va a toccare esattamente il filo rosso dell'avventura di Jack. E, caso assai raro, titolo anche esattamente rintracciabile in sceneggiatura, per la precisione si tratta delle due parole che chiudono l'albo, pronunciate da Marvin a pag. 98 e riportate in scheda. Ma i meriti a chi andranno ascritti maggiormente, a Nogara o al misterioso Anon? Non lo sappiamo e poco ci interessa: i due hanno fatto benissimo assieme, qui come in passato su NR 134 "Il lungo odio" e in NR 140 "Terrore sull'isola", quindi anche per loro l'arrivederci a presto è più che mai sentito.
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