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" Terrore sull'isola"

TESTI
G. Anon & Alfredo Nogara
DISEGNI
Mario Jannì

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recensione flash di Vincenzo Oliva


Sei mesi dopo Il lungo odio (NR n.134) torna sulle pagine di Nick Raider il trio composto da Nogara&Anon ai testi e da Mario Jannì ai pennelli.

Ma se in quell’occasione abbiamo avuto il piacere di poter leggere una delle migliori storie degli ultimi anni della testata, questa volta gli autori sono tornati ad un più "tranquillizzante" rendimento in linea con le caratteristiche della serie. Nick Raider è una testata dove raramente è dato di leggere storie che escano dalla routine della serialità, ma dove, fortunatamente, è ancor più difficile leggere storie che lascino l’amaro in bocca per i soldi spesi.

Non sfugge a questa aurea regola l’albo di questo mese: "Terrore sull’isola" è la storia normalissima di una normalissima indagine di polizia.

Appare debole il soggetto, e soprattutto lo spunto di partenza. Il modo in cui Jeremy Palmer vorrebbe stornare l’attenzione dalle proprie malefatte dirottando, anzi pilotando, le indagini della polizia verso la propria ex domestica Morena Santos e i di lei familiari, appare puerile: qualsiasi agente di polizia appena appena scrupoloso avrebbe immediatamente percepito l’eccessività della presunta vendetta attuata dalla Santos rispetto all’"offesa" subita. Ancor più appare incongruo che Palmer abbia voluto coinvolgere nelle indagini sull’omicidio della moglie gli investigatori del Distretto Centrale invece di lasciar fare agli agenti di Roosevelt Island, oberati di lavoro e per questo, presumibilmente, meno efficienti.

Tuttavia, pur permanendo tale impressione di debolezza, quanto detto non toglie che i criminali poco furbi esistano, e che le sciocchezze commesse da Palmer possano essere state dettate anche da un eccesso di fiducia dell’uomo in sé stesso e nelle proprie amicizie potenti, da personaggio "intoccabile".

Di qui Nogara&Anon partono per raccontare con diligenza e senza sbavature il procedere dell’investigazione.

Una storia senza infamia e senza lodi eccessive, con personaggi un po’ troppo piatti e privi di spessore. Né i "cattivi" né i "nostri" brillano per caratterizzazione, e la sola Morena, durante il racconto dell’ignobile ricatto al quale era stata sottoposta da Palmer, sembrerebbe sul punto di acquistare una dimensione compiuta di persona umana, ma gli autori non riescono ad andare fino in fondo neppure con lei. O forse non vogliono. Leggendo gli albi di Nick Raider si ha ormai da troppo tempo l’impressione di trovarsi al cospetto della "cenerentola" di casa Bonelli, snobbata per primi proprio dal suo curatore e dai suoi autori che solo occasionalmente vi si dedicano con passione. Eppure una testata che dimostra un rendimento così costante nonostante ciò, meriterebbe forse un po’ più di considerazione e un tentativo di rilancio.

Fa invece un passo in avanti rispetto a sei mesi fa Mario Jannì.

Non che i miglioramenti siano straordinari o che siamo al cospetto di una prova maiuscola, tuttavia Jannì, pur non liberandosi di un tratto poco espressivo e tutto sommato anonimo (in modo particolare Nick, Marvin e gli altri personaggi fissi appaiono rigidi e privi di una personalità definita, stereotipati) riesce a rendere molto bene i toni minimali di questa storia, la sensazione di degrado, ambientale e morale, che per lunghi tratti vena il racconto. Ottime risultano, infatti, la sequenza iniziale, fino a pag.18, con la prima incursione di Pete Boyle e dei suoi complici e quella in cui Palmer costringe Morena ad andare a letto con lui: in entrambe le occasioni Jannì riesce a dare grande profondità espressiva alle vignette riccamente chinate, usando al meglio i neri potenti, venandoli appena di lividi bianchi. E mi piace anche ricordare i due bellissimi volti, a pag.51, di una Morena molto umana nella rabbia e nella vergogna provate, e con i quali il disegnatore riscatta in parte la generale piattezza dei suoi personaggi.

Vedere anche la scheda della storia.
 

 


 
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