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" Il lungo odio"

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Amare Sonia porta sfortuna, molta sfortuna: una sfortuna anche mortale. Toccherà a un Nick Raider dimentico di Violet spezzare questa maledizione.
Per odiare Sonia
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. e Sce. Alfredo Nogara e G. Anon    

Sonia Grant è al centro di un fitto intreccio di passioni e sentimenti, degni di una tragedia greca, che la perseguitano e le avvelenano la vita.

Intorno a lei, l’odio del fratello - perduto nella follia dell’amore per la madre, morta alla nascita di Sonia - deciso a impedirle qualsiasi felicità, e assassino spietato degli amori della ragazza; l’amore totalizzante, invasivo del padre: un amore geloso e possessivo, soffocante - anche questo folle nella sua pretesa di esclusività; il desiderio, mai sopito, del viscido avvocato di famiglia, Jeremy Maas, seduttore, in passato, di una Sonia quindicenne ed ingenua, e che sotto sotto conserva la segreta speranza di poter ancora avere per sé la giovane.

Unica isola di normalità, per Sonia, in tale mare di tumultuose passioni, l’amore di Claire Newman. Amore paziente, come la stessa Claire dice a Nick, amore adulto, maturo ed equilibrato. E poi, certo, l’amore degli sfortunati compagni di Sonia - ultimo il dentista newyorkese Stanley Ludwig - condannato dalla pazzia di Louis Grant a non poter avere il suo normale epilogo.

Bella e piena di gioia di vivere, ma anche ingenua, Sonia: fino alla fine non si rende conto realmente dei drammi che le si svolgono intorno, delle emozioni suscitate; il fondo di capriccioso egoismo infantile della sua personalità le fa scudo.

Nick si innamora di lei, per lei tradisce Violet, dopo anni di ferrea fedeltà: se la serie non sembrasse così abbandonata a sé stessa, verrebbe da pensare a un qualche cambiamento di strategia in atto.

Un Nick nuovamente sensibile al fascino femminile, più umano - forse - per questo. Di certo un Nick molto personaggio e molto nel suo personaggio, al centro della storia insieme a Sonia; un Nick tratteggiato con cura.

"Mosca bianca in casa Bonelli, Nick è corretto, ma non "politicamente" corretto.
   
Il personaggio Nick Raider è sicuramente stereotipato, impostato com’è per essere un duro dal cuore d’oro. A volte, però, a tratti, evade da questo cliché. La sensibilità che ha sempre mostrato verso il dolore e il dramma delle vittime, e sempre in modi che si percepiscono sinceri e partecipativi, ne è classico esempio. Più importante ancora è quel lato del suo carattere che lo differenzia da molti - la gran parte - degli altri personaggi bonelliani: Nick è corretto, ma non "politicamente" corretto (senza arrivare, certo, ai livelli della "carogna" Magico Vento).

Certo vi sono state occasioni, e altre ve ne saranno in futuro, nelle quali la retorica ha fatto capolino sulla testata, ma questo non accade così spesso, e soprattutto non appare sistematico, caratterizzante, come per Dylan Dog e Nathan Never negli ultimi tempi. La scena del colloquio tra Nick e Claire al New Eve, mostra la sobrietà ed onestà intellettuali dell’uomo Nick Raider, senza che questo ci debba essere sbattuto in faccia, che debba essere ostentato come un titolo di merito, come troppo spesso accade a Tiziano Sclavi e Pasquale Ruju sulle pagine di Dylan Dog, la cui bontà da manuale ci viene incessantemente proposta, e in modo sinceramente asfissiante; o per Nathan Never: la recente storia doppia dei n.97/98 "Oltre il tempo e lo spazio" (vedere la recensione), ci mostra ancora una volta gli agenti Alfa trasformarsi in una sorta di "agenti dei buoni sentimenti", e questa è ormai la regola, a parte rare, felici, eccezioni (come il quarto gigante); o ancora per Mister No, trasformatosi in un alfiere della "politically correctness".

Niente sofismi, nessuno sfoggio di sentimenti "giusti" per Nick: per lui gli uomini e le donne sono tutti uguali. Punto e basta.

A una storia "gialla" si può chiedere di scegliere tra due opzioni: costruire un meccanismo geniale e impeccabile; oppure puntare su personaggi credibili, e umanamente interessanti. Nogara e Anon scrivono una storia ingegnosa, ma certo non eclatante. Una storia, però, "giusta". Giusta per l’ottimo cast di personaggi: personaggi da tragedia - anzi da tregenda - eppure non banali o inutilmente retorici, né stereotipati. A partire da Nick e Sonia, ovviamente, ma senza trascurare gli altri attori principali del buon dramma allestito: Louis, Claire, Jeremy Maas, Grant padre.

Una storia dai sapori forti, insomma, ma schietti e senza spezie.



DISEGNI
Mario Jannì    

Ad una prima lettura si prova una certa delusione: la storia avrebbe meritato disegni migliori.

Riflettendo, però - e rileggendo l’albo - ci si rende conto che i disegni di Mario Jannì non saranno forse brillanti - sono sicuramente poco dinamici, poco espressivi, stereotipati - eppure si adattano al meglio alla storia e ancor più alla testata e al personaggio: senza fronzoli, anche poveri, se vogliamo, un po’ retrò; ma conservano un gusto di autenticità e sincerità: la tavola di chiusura accompagna con discrezione la fine della storia.

I bianchi e i neri violenti danno (o meglio amplificano) il tono da film poliziesco d’altri tempi dell’albo, e sono la cornice adatta per il "duro" Nick Raider.

Nella loro rigidità, i volti di Jannì assolvono comunque il compito di caratterizzare i personaggi, pur in assenza di una grande mobilità espressiva.



GLOBALE
 

E’ leggendo una storia come questa che lo stato di "abbandono", di cui dicevo, in cui versa Nick Raider, dispiace maggiormente.

Senza fra gridare al capolavoro, ma anzi entro la più tranquillizzante normalità, gli autori confezionano una storia che si lascia leggere con piacere, cosa che - negli ultimi tempi - non avviene molto spesso (purtroppo!) con altre serie.

Nick Raider, in effetti, continua a mantenere un livello medio soddisfacente. Tutto questo, però, avviene in sordina: la serie ha ormai pochi lettori; frutto questo della cattiva politica editoriale passata, che ha portato, tra l’altro, all’allontanamento del creatore Claudio Nizzi e alla fuga dei migliori disegnatori: il solo Corrado Mastantuono resiste. Tutto questo perché - forse - il personaggio non è abbastanza "ganzo" e alla moda e non si è conquistato molti estimatori: troppo "normale", probabilmente.

"Resiste, alle copertine, un Mastantuono ogni volta più bravo...
   
Per fortuna, si diceva, resiste il copertinista Corrado Mastantuono, giunto ormai, come illustratore, a livelli altissimi: solo il Marco Soldi di Julia o il Claudio Villa Tex sembrano potergli contendere la palma di migliore.

Basti vedere la copertina di questo numero: scura, densa di un senso di dramma a tinte fosche, il dramma che la storia racconterà; in primo piano una Sonia terrorizzata e illividita dalle fredde luci della notte di New York.

Il futuro della testata non appare certo roseo, le voci di chiusura si rincorrono con le smentite, è vero; e però la cancellazione dello speciale non è segnale che possa interpretarsi positivamente.

E’ un peccato: Nick Raider non è certo la peggiore pubblicazione di Sergio Bonelli Editore.

 

 


 
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