ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" Errore giudiziario"

In questa pagina:
Testi
Disegni
Globale

Pagine correlate:

Nick e Marvin volano ad Hammamet, e dopo una serrata indagine svelano la vera, inconfessabile verità: era tutta una congiura del Perfido Pool, Re Bettino era innocente! Re Bettino rientra in Italia, e per risarcirlo del torto, gli viene restituito lo scranno di Palazzo Chigi. Tranquilli, ragazzi, fortunamente questi sono solo vaneggiamenti, l'"errore giudiziario" del titolo è un altro, Bettino si abbronza in Tunisia, mentre i nostri della Squadra Omicidi si gustano lo smog della Grande Mela...

Caduta libera
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

C'è una cosa buona nei testi di quest'albo: l'intreccio della trama. Data una situazione iniziale non soddisfacente, i vari personaggi si muovono indipendentemente, frammentando la storia in tante sottotrame, ognuno per un suo scopo. Chi per assicurare il vero colpevole alla giustizia, chi per ricattare qualcun'altro, chi per cogliere un'irripetibile occasione professionale, chi per scoprire cos'è diventato il proprio marito.

Ci sono altre cose buone, poi. Sin dall'inizio Manfredi semina indizi che portano alla colpevolezza dell'apparentemente bieco Vincent Brooke: bello, sicuro di sè, carrierista, pronto a indicare il colpevole, arricchito improvvisamente dopo l'omicidio del suo principale. Il lettore smaliziato sa che non può essere così semplice, eppure tutto sembra condurre in questa strada. Manfredi è bravo a costruire un imbuto in cui scivolano sospetti e false piste, fino al momento clou della scena molto tesa (e molto ben resa) tra Brooke e l'Avv. Taggart. Per buona giunta, al giallo vero e proprio, Manfredi aggiunge una manciata di sottotrame più personali e intimistiche: prima fra tutte, il rapporto matrimoniale tra Brooke e la moglie Barbara, poi il tema dell'orgoglio professionale (e dell'amicizia) che porta alle indagini "private" e separate di Nick e Marvin.

E ancora, è bene che per una volta si veda il "dietro quinte": quella parte di giustizia che si svolge in tribunale, e in cui, si presume, non tutti i colpevoli, inesorabilmente acchiappati da nostri, pagano per le proprie colpe (esclusi quelli che i nostri fanno secchi...).

Ci sono, però, anche certe cose meno buone. Giampiero Belardinelli, smentendo su Dime Press che Nick Raider possa essere accostato ai telefilm americani, scrive (DP n.15, "Delitti e castighi. Nick Raider 100 numeri dopo"): "Le storie di Nick, secondo noi, si discostano in molti aspetti dai suoi epigoni televisivi, che spesso risultano essere dei prodotti dozzinali, privi di spessore e contatti con le problematiche sociali, al contrario di quanto avviene nel serial giallo di Via Buonarroti. Nizzi, infatti, sa abilmente scavare nel sociale, come dimostrano...".

Da un po' di tempo, la serie vira verso un modello di serial americano. Purtroppo non è "NYPD", ma "La Signora in giallo"...
   

Ed ecco il punto: Nizzi non c'è più, e i suoi successori (esclusa qualche prova di D'Antonio) hanno abbandonato quel solco. Ongaro vira, come nel suo stile, verso il feuilleiton, Manfredi preferisce sovente atmosfere da psico-thriller. In entrambi i casi, anche quando poi le storie sono più che decenti, si perde l'ambientazione metropolitana vera, si perdono quei characters sofferti e attuali della "giungla urbana", si lascia spazio ad ambientazioni "borghesi" magari ben costruite, ma più patinate e banali.

Da un po' di tempo, Nick Raider si fionda pericolosamente verso un modello di serial americano. E purtroppo non è "NYPD", ma "La signora in giallo"...



DISEGNI
Luigi Siniscalchi    

Cosa aggiungere a quanto già detto di Siniscalchi in altre sue, recenti, prove (cfr. n.110)? Poco o nulla, se non che il disegnatore sembra ormai essersi assestato su una personale "linea chiara arruffata", in cui alla morbidità di tratto si preferisce un segno veloce e (al livello estetico) tirato un po' via.

Sempre ottima la caratterizzazione espressiva dei volti, con una vena ironica e caricaturale che salta fuori nei personaggi più buffi (come Jimmy, guardatelo a pag.49, quarta vignetta), nei goccioloni di sudore dei momenti più tesi o nelle mimiche da cinema muto di molti protagonisti.



GLOBALE
 

Gratta, gratta e sotto la lezione di Berardi (dialoghi ficcanti che costruiscono i personaggi) si scopre in Manfredi più fumo che arrosto. L'uso banalissimo (anzi, il totale non-uso) di un elemento comunque fondamentale nel fumetto come il layout della pagina, penalizza fortemente le sceneggiature, ridotte allo schema: vignetta con omino che parla, vignetta con controcampo dell'altro omino che risponde. Questo è, a mio parere, uno dei segreti della velocità di Manfredi. E questo è uno dei suoi limiti.

L'altro, qui su NR, è l'aver accantonato quel poco di gioco di squadra che esisteva nel Distretto Centrale, per concentrarsi su (psico)indagini verbose alla Jessica Fletcher. Notate, a tal proposito, come in Manfredi sempre meno compaiano figure importanti per un'indagine come il medico legale (Blum) e la polizia scientifica (Bowmann).

Di qui, le riserve per una storia piacevole, ma decisamente dimenticabile.

Notevole per anticonformisto dell'impostazione e taglio dell'inquadratura, la copertina di Corrado Mastantuono.
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §