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" L'ultima rapina"

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Nick e soci

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Una sanguinosa rapina sul treno. Nick deve acciuffare dei pericolosi cani da rapina. E alla fine i marrani saranno puniti, e il loro capo sarà ricordato come...

L'Olandese volato
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Alfredo Nogara (Alberto Ongaro)    

Solida, solidissima prova per Ongaro, che orchestra con grande mestiere una vicenda molto tesa. La ricostruzione della detection, stavolta, è molto accurata, verosimile e piuttosto complessa, senza essere confusa. Sin dall'inizio è imbastito un classico montaggio in parallelo che alterna i due "palcoscenici", quello dei criminali e quello di Nick & C., facendoli incrociare solo nel finale: così costruisce un buon climax, senza annoiare. La vicenda è quasi una classica sfida superpoliziotto vs. supercriminale. Quasi perché Ongaro sceglie di non far "conoscere" direttamente Nick e l'Olandese, che rimane deus ex-machina della vicenda ma un po' defilato sullo sfondo degli avvenimenti. Brillanti alcuni scambi di battute (col serioso Nick che chiama Fresbee l'agente FBI Fergus) e buono l'utilizzo umoristico di Marvin, da sempre un piccolo problema per gli sceneggiatori. Da sottolineare anche il ritorno all'azione del solitamente sedentario Ten. Art: una scelta che ci piacerebbe vedere più di frequente.

Lo stile della sceneggiatura rimane sobrio, lavora molto per sottrazione e assai meno per addizione, non carica i dialoghi con scambi eccessivamente teatrali, si affida alla solidità di un plot davvero ben confezionato. Anche la psicologia dell'Olandese rimane poco sottolineata, nonostante traspaia per tutto l'episodio attraverso i suoi discorsi alla banda, attraverso il rapporto con la sua donna-concubina (un rapporto che poteva essere caratterizzato più a fondo) e soprattutto nel drammatico finale. Lo stesso finale è un buon esempio della tecnica di sceneggiatura di Ongaro, che avrebbe potuto optare per un layout che sottolineasse maggiormente la drammatica fine dell'Olandese. E invece il dramma rimane vivo, ma non retorico, quasi gridato sottovoce.

"Lo stile della sceneggiatura rimane sobrio, lavora molto per sottrazione e assai meno per addizione, non carica i dialoghi"
   

C'è anche una piccola, fastidiosa nota dolente dei testi: è l'uso abnorme delle didascalie. Una peculiarità di Ongaro (influenze dell'Ongaro scrittore?), già ben nota ai lettori di Mister No, le cui storie ongaresche erano letteramente infarcite di lunghissime didascalie. Ora, non che le dida siano male in sè; tuttavia, il fumetto moderno sa raccontare senza scrivere: molte sequenze mute di Berardi sono dei piccoli capolavori in questo senso. In questo episodio ci sono ben 30 didascalie: quasi 1 ogni 3 pagine! E se molte di esse sono giustificate dallo sviluppo temporale della vicenda (le classiche "il giorno dopo, al Distretto Centrale..."), alcune sono veramente pleonastiche, e quindi fastidiose. Che bisogno c'è di avere una vignetta con Nick e Marvin alla stazione col treno in arrivo e una dida "quando il treno entra alla stazione principale di Manhattan, Nick Raider e Marvin Brown sono già lì ad aspettarlo": lo vediamo che sono lì ad aspettarlo! Oppure: vignetta con l'Olandese e la sua donna che escono da un supermercato e dida "L'Olandese e la sua donna lasciano il grande magazzino...". Ci sono altri esempi in questo senso, e l'effetto è quello di una fastidiosa ridondanza tra il codice-testo e il codice-disegno.



DISEGNI
Giez (Carlo Bellagamba)    

Ok, ok. Per qualcuno siamo impazziti. 6/7 a questi disegni, a queste linee tremolanti, a queste facce che sembrano di granito rugoso, a questo tizio che fa dei primi piani affetti dal Morbo di Parkinson. Sì, in effetti l'approccio con lo stile di Bellagamba (perchè Giez? Chi lo sa guadagna un bel no-prize) è un tantino scioccante.

"Lo stile è un curioso mix fra una classica linea chiara e i volti gibbosi di un Altan"
   

Lo stile è un curioso mix fra una classica linea chiara (Alessandrini rende l'idea) e i volti gibbosi di un Altan. Ed è un mix assolutamente riuscito e personalissimo: le matite sfoggiano perfette anatomie perfettamente inquadrate da tutte le posizioni, le chine gonfiano la linea chiara con ombre pastose e geometriche. Il risultato sono figure e ambienti di grande plasticità e impatto, l'atmosfera che ne risulta è lunare, quasi fiabesca. I neri sono avvolgenti, sembrano vivi e pulsanti. I volti sono ghirigori di righe, le bocche righe piatte dalla scarsa espressività e i primi piani non fanno esultare di gioia, su questo non ci piove. Ma il tratto è di una tale, spaventosa eleganza, che non possiamo non esultare se Bellagamba entra nella squadra di Nick: promosso.

(14k)
Il chiaroscuro di Giez (C) 1997 SBE



GLOBALE
 

Un numero di grande sostanza: azione, intreccio complesso, personaggi interessanti. E nobilitato da disegni veramente preziosi: in mezzo a tanti, brutti, illustratori dal segno realistico, un "grafico" sublime, anche se duro da assimilare. E la cover? Dettagliatissima, colorata ottimamente, epica: Mastantuono, basta la parola ;-)
 

 


 
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