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" La lucertola e
il serpente"



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Facciamo conoscenza con i personaggi che hanno abitato la giovinezza di Napoleone e che ancora vivono nei suoi sogni e nei suoi incubi peggiori. E scopriamo che spesso cercare di proteggere gli altri da se stessi è un'impresa al di sopra delle nostre forze...

Sogni, incubi e visioni
recensione di Michela Savoldi



TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

Leggendo Napoleone, si ha spesso la sensazione che situazioni e personaggi siano troppo poco delineati, poco descritti. Questa sensazione è, almeno a prima vista, sgradevole. Tuttavia, una volta entrati appieno in sintonia con le atmosfere di questo fumetto, ci si rende conto di partecipare attivamente alla vita dei personaggi. Le situazioni e gli eroi di Ambrosini sono una chiave: la storia non è narrata per descriverli, bensì essi hanno la funzione di guidare il lettore verso quello che l'autore vuole dire.

In altre parole, la scarsa caratterizzazione dei personaggi diviene un modo per fare giungere al pubblico un pensiero o un'emozione attraverso canali che siano più suoi. Un po' come "I nostri antenati" di Calvino, dove ognuno può vedere nei vari personaggi quello che l'immaginazione suggerisce, e allo stesso tempo cogliere perfettamente il messaggio, univoco, dell'autore.

"Mambè e Lezard sono testardi, convinti di conoscere perfettamente il mondo eppure così ingenui da credere di poterlo ingannare."
   

Se si considerano le storie di Mambè e di Lézard, molto simili tra loro, ci si accorge che questo meccanismo ha funzionato benissimo. Senza che vengano descritti apertamente, intuiamo bene la loro personalità difficile, di ragazzi troppo giovani eppure troppo vecchi. Testardi, convinti di conoscere perfettamente come funziona il mondo, eppure così ingenui da credere di ingannarlo.

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Lézard, testardo fino in fondo, in una tavola difficile da dimenticare. Disegni di P.Bacilieri
(c) 1998 SBE

Infatti, da parte di chi legge,la partecipazione emotiva alla loro vicenda è molto forte, arricchita e amplificata anche da figure "minori", come il Debterà, Dalila o il capo del villaggio.

Quello che pare funzionare abbastanza poco in questo albo è, invece, la vicenda personale di Napoleone. È senz'altro difficile racchiudere il passato del protagonista di una serie in un albo che sia anche una storia a sé stante, che vive di vita propria. Il rischio è di ridurre l'albo in questione ad un insieme di informazioni poco amalgamate, che servono solo come base per gli sviluppi futuri.

In questo caso, però, l'autore sembra avere esagerato in senso opposto: il passato di Napoleone, qui, rimane abbastanza piatto, funge da semplice sfondo.

Il racconto della morte dei genitori e in modo particolare delle circostanze tragiche in cui è avvenuta, dovrebbe avere un impatto psicologico forte anche sul lettore. Invece il coinvolgimento è basso, come se Napoleone avesse vissuto quella parte della sua esistenza da spettatore poco attento.

Premesso questo, che chiarisce le motivazioni della valutazione "numerica" dell'albo, è necessario anche sottolineare il tema molto delicato sul quale questo numero gioca. Questa volta, il consueto arrovellamento di Napoleone tra Bene e Male si trasforma nel dubbio tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Tra quando (e quanto) sia lecito intervenire nella vicenda di un popolo o di un uomo, sia pure per salvare una vita, e quanto invece sia giusto rispettarne le scelte. Giusto e sbagliato, in questa vicenda, sono intrecciati l'un l'altro in un groviglio intricato, tanto da apparire fatti della medesima sostanza e, più che mai, inscindibili.

Napoleone salva la vita di Mambè solo per vederlo morire fucilato, impedisce a Lézard una rapina ma non può evitargli una fine ben peggiore. Allo stesso modo, ha tentato di insegnare a dei giovani africani un modo per sopravvivere meglio, ma non ha saputo proteggerli dai trafficanti di schiavi. E ancora, i genitori di Napoleone hanno cercato di insegnare ad un popolo un metodo di sfruttamento del territorio, snaturandone le tradizioni, e rimanendo così vittime della rabbia conseguente.

Quattro storie differenti che contengono un quesito assai simile, lasciato in sospeso anche dallo stesso Napoleone. Sognando (come al solito) il Cardinale, egli ci mostra tutti i suoi sensi di colpa per non aver saputo distinguere il bene dal male, che è, come dice l'uomo-leopardo, Il Compito dell'uomo. Compito invero difficile, per non dire impossibile, ma che comunque il nostro eroe prende a guida della propria vita.



DISEGNI
Paolo Bacilieri    

Paolo Bacilieri è un disegnatore "nuovo" a lavori di tipo seriale ed è alla sua prima esperienza con la Bonelli Editore. Se, da un lato, la sua prova era attesa con grande entusiasmo per la sua indubbia cifra stilistica, dall'altro era innegabile una certa preoccupazione per come avrebbe potuto interpretare graficamente i personaggi a cui il pubblico è affezionato.

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Le scelte fisiognomiche di Bacilieri, nei volti del Cardinale e di Dalila
(c) 1999 SBE
   
 

Il suo tratto è molto personale e deciso, ed ha numerosi sostenitori come altrettanto folti detrattori. Senza entrare nel merito del gusto personale, la sua prova sulle pagine di Napoleone è senz'altro positiva.

Le sue tavole sono quasi senza sfondi, mettendo in evidenza i volti, che esplodono per tutto l'albo con una violenza espressiva incredibile, da lasciare senza fiato. Grande parte del coinvolgimento emotivo di questa vicenda è stato possibile proprio grazie a queste sue caratterizzazioni così riuscite di Mambè e Lezard. E riuscitissimi sono anche i personaggi "minori", come Dalila, o il padre di Lézard, o lo stesso Debterà del villaggio.

Molto attente sono state alcune scelte fisiognomiche, che hanno un significato preciso anche a livello intuitivo. Il Cardinale, ad esempio, ha labbra sottilissime, quasi inesistenti. Le labbra sono il simbolo dello scambio con il mondo esterno, sono il veicolo principe per ricevere e dare sentimenti e sensazioni e non a caso il Cardinale ne è privo. La stessa Dalila ha occhi sproporzionatamente grandi rispetto al volto, che esprimono perfettamente il dolore represso e silenzioso.

Dove il giovane disegnatore veronese non ha brillato, semmai, è stato proprio nell'interpretazione di Napoleone. Probabilmente c'è bisogno di più di una prova per entrare in perfetta sintonia con il protagonista di un fumetto seriale, già delineato nei suoi tratti fisici e psicologici principali. L'impressione, tuttavia, è che il "cambio" di tratto rispetto a quello ambrosiniano abbia indurito il volto di Napoleone rendendolo meno familiare (cosa di per sè accettabile) ma senza restituire in cambio una nuova espressività, senza fornire una nuova angolazione della sua personalità.

Per quanto riguarda l'interpretazione degli spiritelli e di Boulet e Dumas, si rimanda allo

Special Report!
Ambrosini e Bacilieri, incontro a Milano
   



GLOBALE
 

Napoleone acquista, con il susseguirsi delle sue storie, la connotazione di un fumetto che risente di numerosi spunti tratti dalla letteratura del primo novecento europeo. Se i riferimenti a Kafka sono spesso evidenti sia nelle ambientazioni che in molti particolari (il viaggio a Praga, il Cardinale-scarafaggio), l'intero contesto letterario di quel periodo fa capolino dalle pagine degli albi.

Il tormentoso dualismo tra bene e male, la continua e strenua ricerca di un senso e di una giustizia, la consapevolezza che il male è connaturato al bene e ad esso necessario, sono temi molto presenti nella letteratura europea di quel periodo.

Ciononostante, Napoleone li affronta con uno spirito assolutamente legato al nostro tempo, slegato dalla ricerca di una morale universale. I personaggi letterari di quel periodo, infatti, (si pensi allo Zeno Cosini di Svevo, o al Master of Ballantrae di Stevenson, o ancora ai personaggi di Zola) agivano mossi da un desiderio laico di "salvazione", alla ricerca di un percorso universale che desse senso alla loro vita.

Napoleone invece è animato da propositi più occasionali, più immediati: aiutare una bambina sperduta oppure salvare un teppistello da strada da una brutta fine. "Sogno un mondo dove ognuno si preoccupa solo della felicità del suo immediato vicino" recita un libro di un autore contemporaneo. Ed è proprio questo lo spirito del signor Di Carlo: nessun grande proposito per cambiare il mondo, solo la determinazione a fare del proprio maglio in ogni occasione.
 

 


 
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