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Sog. e
Sce. Carlo Ambrosini
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A differenza di quasi tutti gli altri eroi bonelliani, Napoleone non è un giustiziere a tempo pieno: non è né un investigatore privato, né un poliziotto (almeno, non lo è più), per cui in quale modo può essere trascinato ogni volta in una nuova avventura? Semplice: per caso! Il "caso", come risulta evidente già dal secondo episodio, "Il cavaliere senza nome" NP 2, deve essere accettato come una costante universale del mondo di Napoleone, le cui storie si basano, almeno in parte, sulle "stranezze" della vita.
Sia chiaro che l'elemento "casuale" nelle storie di Napoleone va visto nella giusta ottica. Come disse qualcuno
(non ricordo chi): "Chiamiamo caso la nostra incapacità di spiegare il succedersi degli avvenimenti". Ambrosini sembra proprio voler suggerire qualcosa del genere: come dice infatti il burocrate del mondo onirico, nell'ultima pagina del già citato secondo episodio, "forse non sapevate che anche il caso avesse un suo giudizio?". In parole povere, il concetto è che il caso governi la vita, ma che dietro al caso vi sia una logica imperscrutabile.
"esiste una corrispondenza precisa tra gli avvenimenti del mondo reale e quelli del mondo onirico"
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In questo episodio, il ricorso al caso potrebbe sembrare un po' esagerato. Non solo Napoleone ritrova fortuitamente il merlo Rufus, e viene così trascinato nelle vicende del misterioso Orlàsson, ma contemporaneamente, nella dimensione onirica, la bella Lucrezia fa conoscenza col capitano Huck, un'idea prodotta dallo stesso Orlàsson. Questa non è una mera coincidenza: esiste, infatti, una corrispondenza precisa tra gli avvenimenti del mondo reale e quelli del mondo onirico. Il ritrovamento del merlo di Orlàsson da parte di Napoleone nel mondo reale, corrisponde all'incontro di Lucrezia con Huck. Le due vicende procedono parallele, ed una è, in un certo senso, lo specchio dell'altra. Credo che questo sia l'aspetto più stimolante della serie creata da Ambrosini: c'è uno stretto legame tra i due mondi in cui Napoleone vive le sue avventure, ed una rigorosa logica che governa questo legame, non sempre evidentissima. E qui sta il bello, perché costringe il lettore a riflettere su quanto sta accadendo nella storia. La corrispondenza tra questo mondo, e l'altro è particolarmente evidente nell'episodio "Storia di allegra" NP 4, in cui la soluzione della vicenda, nell'ultima parte dell'albo, è trasportata nel mondo onirico.
A parte una piccola incongruenza nel titolo (non mi pare che il merlo in questione faccia alcuna profezia), questa nuova avventura di Napoleone è ben costruita. Nonostante un soggetto non particolarmente originale, almeno per la parte più prettamente giallo-noir, la brillante sceneggiatura conduce il lettore in una vicenda complessa e molto ben studiata, svelando gradatamente gli elementi dell'indagine verso la soluzione finale. Gli ineccepibili e scorrevolissimi dialoghi tra i personaggi, uniti all'attenzione dell'autore per i particolari, come l'ascensore fuori uso a p.40, rendono la lettura estremamente gradevole. L'elemento che invece può risultare sgradevole è il contatto telepatico tra Orlàsson e il merlo Rufus, che pare del tutto incredibile; ma è proprio questo che mette in moto il meccanismo della storia. Il merlo sembra avere in sé qualcosa di magico: notate, ad esempio, che a p.18-19 Rufus sembra essere del tutto cosciente della presenza di Caliendo e Scintillone, addirittura lo vediamo posato sulla testa di quest'ultimo! Ho trovato questo particolare molto intrigante (mi ha fatto pensare a Prospero: "Noi siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni"), e mi piace moltissimo questo giocare di Ambrosini sulla natura dell'altro mondo. Rufus sembra essere un anello di congiunzione tra le due realtà.
I tre spiritelli svolgono qui un ruolo di secondo piano, a parte Lucrezia, che infatti è l'unica dei tre sulla copertina dell'albo. Perché proprio Lucrezia? Beh, anzitutto per un motivo estetico: sicuramente è meglio vedere in azione lei, piuttosto che quei brutti musi di Caliendo e Scintillone ;-). Ma naturalmente c'è dell'altro. I tre spiritelli rappresentano tre diversi aspetti della personalità del protagonista, e se ancora non è del tutto chiaro il significato dei due "maschietti" (sui quali ho comunque le mie ipotesi), il ruolo di Lucrezia dovrebbe essere evidente: rappresenta la parte femminile di Napoleone, quindi il lato sentimentale del suo carattere (e probabilmente è l'ideale femminile di Napoleone, anche se lui non lo ammetterebbe mai). Infatti, Lucrezia si offre immediatamente di aiutare il capitano Huck nella sua ricerca, così come Napoleone si mostra molto disponibile ed amichevole nei confronti di Katia Besson, pur avendola appena conosciuta. Si può dire che questa avventura si svolge sotto il simbolo di Lucrezia.
  

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Pasquale Del Vecchio
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Lucrezia, disegno di Del Vecchio
(c) 1998 SBE
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I disegni di Del Vecchio, qui alla sua seconda prova "napoleonica" dopo alcune storie di Nick Raider, sono al tempo stesso efficaci e gradevoli. La matita del disegnatore è in ogni momento al servizio della chiarezza e della comprensibilità della vicenda, e non si concede estrose libertà in inquadrature peregrine, o in fronzoli ingiustificati. Le tavole sono ben equilibrate, e le vignette hanno il giusto grado di dettaglio, senza essere né spoglie, né oppresse da una quantità di particolari. E' ottima la caratterizzazione grafica del protagonista, dei tre spiritelli e di tutti gli altri personaggi secondari, perfettamente coerente con l'impostazione data a suo tempo da Ambrosini. Oserei dire che il Napoleone di Del Vecchio è perfino migliore di quello raffigurato dallo stesso Ambrosini sulla copertina di questo numero, in cui appare con un'aria indefinibilmente diversa dal solito, fermo restando che le copertine sono sempre una gioia per gli occhi, sia per la cura sia per la tecnica con cui sono realizzate.
  
La notizia, già nell'aria da qualche tempo, è ormai ufficiale: la serie di Napoleone continuerà anche dopo l'ottavo numero, possibilmente ad infinitum, gradimento dei lettori permettendo. Già mi sembra di sentire i commenti degli anti-bonelliani: "il signooor Bonelli pensa solo alla grana, il signooor Bonelli non è capace di dare un senso compiuto ad una serie, deve per forza protrarla in eterno, uccidendo di tedio i lettori finché le vendite non scendono a zero". Mah... chi vivrà vedrà. Nel frattempo, complimenti ad Ambrosini per il meritato successo ottenuto dal suo personaggio.
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