ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" Lo strangolatore"

In questa pagina:
Testi
Disegni
Globale

Pagine correlate:

Egli ha salvato i suoi dei ed essi vivono in lui
La saggezza orientale, Jung.

E il demone s'insediò nel suo seggio
recensione di Sabrina Mancosu



TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

Il volto severo e composto del vecchio Asheyam, devoto servitore di uomini e dei; la rabbia, urlata contro, di Napoleone, inconsapevole sacerdote; tra i due il corpo senza vita della giovane Shewa, assassina e vittima sacrificale. Gli dei dispongono di noi e a ognuno è assegnata la sua parte. Parole, pronunciate con pacata rassegnazione, quasi con distacco, a sigillo di una morte che è anche, o forse soprattutto, sacrificio ineluttabile e necessario. Inadeguate perché non possono e non vogliono spiegare e, quindi, inaccettabili per chi, nel tragico epilogo, si è trovato ad agire un ruolo non voluto e non cercato.

La mia parte…speravo fosse un'altra la mia parte... mormora Napoleone: e il sipario cala sull'eroe sconfitto, dal cui volto è caduta la benda che gli impediva di scorgere la meta del suo cieco, sordo, a tratti quasi caparbio, correre incontro a… Un atto di superbia, di hybris, quel non aver voluto riconoscere o accettare, nell'aura del ricomposto diadema di Kabuk, l'espressione di un'energia vitale, forte, potente, capace di travolgere il singolo individuo e di asservirlo alla propria volontà. Inesorabile la punizione divina.

(12k)
e quasi si anima…br> vignetta 5, pag. 11
disegni di Giulio Camagni (c) SBE 2002
   
 

Scenario suggestivo. E, sicuramente, meno banale de "l'essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato", con buona pace di Boulet, letteralmente preso al laccio nella circostanza specifica. Ma, a ben vedere, per quanto "leggibile", nelle sequenze cui si riferisce, è inadeguato a dare un senso ad una vicenda dove si intrecciano tanti frammenti di storie solo apparentemente distinte. Inadeguato e ingeneroso nei confronti di Napoleone al quale sarebbero attribuite così centralità e responsabilità eccessive in un epilogo che vede, va ricordato, non solo la morte di Shewa ma anche la liberazione di Michel, nipote del generale Sleeman, ufficiale impietoso nell'India coloniale, nonché l'individuazione dei responsabili di una serie di efferati omicidi le cui vittime, manco a dirlo, altri non erano che i sequestratori del ragazzo.

Appare, d'altra parte, riduttivo interpretare come una sfortunata sequenza di eventi casuali il frammento di storia che ha per protagonisti Shewa e Napoleone, che ben altri scenari ci aveva fatto presagire. C'e in quel loro incontrarsi e unire i pezzi dell'antichissimo e sacro monile qualcosa di più. Un qualcosa che, annodando i fili delle loro vite e destini, ha in sé il sapore della predestinazione e che trova un'immediata corrispondenza proprio nell'oscuro potere del gioiello votivo, oltraggiato e smembrato, in un tempo lontano, ed ora, per un brevissimo istante, ricomposto.

Pur tuttavia, strisciante, s'insinua il dubbio: oggetto sacro, magico, che veicola la volontà divina o semplice catalizzatore di angosce e paure? Quanto è reale l'aura che emana il diadema di Kabuk?

Essa è tale solo nella misura in cui gliela si riconosce: evidente ai nostri occhi di occidentali disincantati. Niente più, dunque, di un monile in cui si proiettano, si concretizzano e animano le segrete angosce umane. Non così per il thug Asheyam disposto a dare veste visibile ai suoi dei a e alle loro volontà. Giunto a Ginevra per occuparsi del sequestro e per punirne i responsabili, intuisce, subito, la pericolosità del gesto sconsiderato: quell'unione è foriera di funesti e tragici eventi. Il demone ora ha a disposizione un portale attraverso il quale diffondere i suoi malefici influssi sull'umanità… e forse ha già cominciato …

E non importa se, ai nostri occhi, ben poca cosa appaia essere questo Kabuk che tanto scompiglio e male dovrebbe portare dalle nostre parti: una rozza e brutta particella di energia negativa (per quanto infestante), facile ostaggio e preda, nel mondo di Sopra, dei tre spiritelli e del cavallo filosofo. E che rimanda, immediatamente, nel gioco consueto dei richiami, ai personaggi di Ferzetti e Paluard nel mondo di Sotto: figure losche e pericolose, certo, tuttavia delinquenti di poco conto. Niente a che vedere con la malefica dea Kalì o con Lord Sleeman, suo parallelo terreno, signore della vita e della morte tanto ieri quanto oggi, capaci di suggestionare e asservire, loro sì, gli uomini alla propria volontà.

Foriero di funesti e tragici eventi, si diceva, e tanto basta a Shewa e Asheyam per temere il peggio. Facile leggere nel sanguinoso omicidio del musicista Marc non solo l'atto di obbedienza all'uomo ma anche, o forse soprattutto, l'offerta votiva, celebrata secondo il preciso rituale thug, alla divinità nell'inutile e patetico tentativo di scongiurare un epilogo temuto: il sacrificio umano a purificazione del diadema e forse la morte di Michel. Patetico e inutile, tanto quanto quel correre di Napoleone incontro a … al proprio destino? Che gli consegna il pugnale (pistola?:-) sacrificale per immolare la vittima prescelta e predestinata: Shewa. Gli dei dispongono di noi e a ognuno è assegnata la sua parte.


DISEGNI
Giulio Camagni    

(12k)
Napoleone, sornione.
vignetta 3, pag. 14
disegni di Giulio Camagni (c) SBE 2002
   
 

Un buon lavoro, nel complesso, quello svolto da Camagni. Interessantissime specialmente le caratterizzazioni dei personaggi (tanti), cui ad ognuno regala tratti che enfatizzano la personalità spesso solamente accennata da Ambrosini. Il musicista Marc, ad esempio - il cui primo piano a pag.18 richiama, seppur vagamente, il volto dell'attore James Dean - con il suo abbigliamento molto accurato, le pose annoiate, lo sguardo lontano, assente che rendono esplicito una sorta quasi di "aristocratico" fastidio nell'essere coinvolto in una vicenda quale il finto rapimento di Michel.

Da segnalare ancora il sempliciotto Paluard, con la sua aria un po' tonta, la bocca piena e le dita dentro il naso; il testafina Ferzetti, dallo sguardo furbo e avido e con il suo atteggiamento sicuro e arrogante; il fragile e dinoccolato Michel, dagli occhi spaventati; l'intensa, specialmente nelle sequenze finali, Shewa. Curiosamente appare, invece, poco convincente nel suo essere quasi inespressivo Asheyam, un personaggio non di poco conto nell'economia della storia.

Piacevolissimi i primi piani del Napoleone sornione e ammiccante rispettivamente di pag.14 e 37. Coinvolgenti le sequenze d'azione rese ancora più efficaci dalla scelta di allungare l'azione con la divisione in tre vignette dello spazio.


GLOBALE
 

Al di là delle indubbie suggestioni che veicola "Lo strangolatore", è evidente che non appare chiaro il ruolo che Ambrosini assegna al gioiello votivo e al suo presunto potere, elemento su cui pare far perno la storia raccontata. Circostanza questa che disorienta il lettore lasciandolo troppo libero di vagare alla ricerca di una corretta interpretazione. E che può indurre a concentrare la lettura solo sull'aspetto "reale" della vicenda, intrigante nel suo rapido mutare degli scenari.

Si pensi all'evoluzione del finto rapimento in sequestro vero e proprio, a seguito della morte di Marc, e esteso anche ad Ophelia; al ritmo sempre più incalzante delle indagini col sommarsi, spesso casuale, degli indizi. O a quel rincorrersi, in auto, e mancarsi per pochi attimi di Asheyam con Napoleone e Boulet e che trova una sintesi perfetta nella pag.57, dove l'inquadratura scorre senza soluzione di continuità dall'interno della macchina del vecchio indiano che parla al cellulare con Lord Sleeman, a quella della polizia dove stanno chiacchierando i due amici e che incrociano, inconsapevoli, in senso inverso (vignetta 4) proprio la macchina di Asheyam. O, infine, alle coinvolgenti sequenze che vedono sempre Boulet e Napoleone impegnati nell'irruzione dentro il cottage: l'avvicinarsi silenzioso, il rumore della finestra che viene aperta dall'esterno, l'ingresso nella casa, la televisione accesa, l'urtare con i piedi il cadavere di Paluard, l'aggressione, improvvisa e concitata, a Boulet che blocca il suo aggressore, e, quindi, quasi liberatorio, lo sparo. E tutto si conclude.

Non convince più di tanto la copertina di Ambrosini. Eccessiva la figura che sovrasta Napoleone, e che dovrebbe rappresentare il demone Kabuk, così come il gioiello che la ragazza porta al collo. Lo sguardo perso e il ruhmal che tiene in mano Napoleone rimandano al ruolo "sacerdotale" che l'aura del gioiello votivo pare attribuirgli nella narrazione.
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §