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"Inferno: andata e ritorno"

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L’Inferno sono gli altri, sosteneva Jean-Paul Sartre. E, in particolare, infernale è Monsieur Cajelli, che si prende con Napoleone libertà che invero, a momenti, neanche il suo creatore...

L’Inferno sono gli altri
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Diego Cajelli    

Lo tortura, Cajelli, questo personaggio, gliene fa passare di cotte e di crude, sia che gli faccia sentire le voci nel muro, sia che lo faccia viaggiare per tutto il cerchio del tempo o lo induca a ballare un drammatico tango . E stavolta lo sbatte addirittura all’Inferno. Sicuramente questo perseguitare il personaggio ci sembra la precisa scelta di un autore che non si accontenta di stendere soggetti disinnescati, tranquillizzanti, innocui, ma sceglie di danzare col diavolo in una notte di plenilunio. Sono appunto scherzi che uccidono, quelli che tira al suo personaggio; del resto, Napoleone, sei un eroe? E allora impegnati. Altrimenti crepa. E all’Inferno.

“Per me si va ne la città dolente
per me si va nell’etterno dolore
per me si va tra la perduta gente”.
Inf. III, 1-3

Napoleone va all’Inferno, che questa volta si mostra con il volto del carcere brasiliano di Maranderu. Ed è l’occasione per una profonda riflessione sulla logica del sistema detentivo: è la Giustizia che la guida, o la vendetta? Cajelli pone il dubbio. “L’idea di un castigo senza redenzione è nell’animo di tanti legislatori sulla terra” (p. 30). E più avanti si sfiora il tema della pena di morte, e si sfiora soltanto giusto per “non andare fuori tema”, e perché in Brasile la pena di morte non c’è... “Ho imparato che uccidere è sbagliato... E l’ho imparato vedendolo fare dalla stesse persone che mi hanno chiamato assassino” (p. 85). Viene in mente una canzone sui comandamenti, visti con gli occhi di uno dei due ladroni, appeso sulla croce di fianco a Gesù: “Un altro dice: non devi ammazzare, se del cielo vuoi essere degno. Guardate là, questa legge di Dio tre volte inchiodata nel legno...” (F. De André, Il testamento di Tito).

“O Svizzero, che per la città del foco
vivo ten vai così parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco”.
Inf. X, 22-24

La sceneggiatura ci frega. A p. 75 noi siamo convinti che Napoleone abbia ucciso veramente. E non c’è macumba che tenga, gli toccherebbe il carcere. È un amo a cui abbiamo abboccato anche noi. Fortunatamente le cose non sono andate così; no, non è questione di politically correct, ma è che non ci sarebbe certo piaciuto un eroe che uccide un uomo disarmato alle spalle. E quindi, per Napoleone il viaggio all’Inferno dura giusto una stagione, andata e ritorno. Ma per gli altri... Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.

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Napoleone violento contro gli altri - (c) 2002 SBE

“Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume? (...)
Vedi la bestia per cu’io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi”.
“A te conviene tenere altro viaggio”.
Inf. I, 79- 80, 88-91

Anche Napoleone ha il suo Virgilio, ad accompagnarlo nella sua discesa all’Inferno: è Ernestinho, che nelle prime pagine riveste anche il ruolo di io-narrante, spiegandoci le dure legge di Maranderu, e presentandoci l’unica persona di cui si fidi lì dentro: Napoleone. La sorpresa ha il suo effetto... Ovviamente la scelta di un narratore interno è anche particolarmente azzeccata per la funzione che riveste: c’è qualcuno, che ne sa meno del lettore, che ci presenta l’eroe senza stupirsi del fatto che l’eroe sia in carcere: lo scarto tra io narrante e lettore diventa quindi un bel prezzo emotivo da pagare, per chi legge, che non può, invece, che stupirsi della situazione. Inoltre, Ernestinho diventa anche il punto di vista su Napoleone stesso, descrivendocelo come un tipo strano con molti misteri. Cribbio, noi lettori lo conosciamo bene, Napoleone, eppure quel mistero c’è anche per noi: perché Napoleone è in prigione in Brasile, addirittura da un anno? Oltre a ciò, lo sguardo esterno di Ernestinho contribuisce a darci l’immagine di un Napoleone completamente alienato, che a mala pena sa chi è, ma nulla conosce del resto: le informazioni sui motivi e i perché interiori di Napoleone non sono accessibili, che può sapere solo ciò che gli passa il suo narratore interno, Ernestinho appunto. Insomma, questo Virgilio dei poveri, è in realtà un personaggio narratologicamente azzeccatissimo.



DISEGNI
Pasquale Del Vecchio    

“Lascia parlare me, ch’i’ ho concetto
ciò che tu vuoi; ch’ei sarebbero schivi,
perché fur greci, forse, del tuo detto”.
Inf. XXVI, 73-75

E come Dante lascia parlare Virgilio, così Pasquale Del Vecchio lascia parlare Cajelli: un disegno pulito, totalmente al servizio della storia, privo di autocompiacimenti stilistici che toglierebbero senz’altro qualcosa all’infernale atmosfera di vuoto che si respira a Maranderu; e pertanto anche la foresta salgariana non è luogo dell’immaginario onirico più surreale, ma, anche qui, essenziale rappresentazione. E io personalmente credo che quando si è bravi come Del Vecchio, non cedere agli autocompiacimenti stilistici sia un impresa... Del Vecchio è bravo, e lo si vede soprattutto dalla galleria dei volti, tutti tesi a confermare con il segno grafico quello che dice il segno letterario. I volti dei carcerati sono da riguardare in silenzio.



GLOBALE
 

“O voi che siete due dentro ad un foco,
s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,
s’io meritai di voi assai o poco
quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete”. (...)
Inf. XXVI, 79-83

La premiata forneria Cajelli-Del Vecchio continua a forgiare nel sacro fuoco dell’arte sequenziale. Okay, ci raccontano una storia da Inferno, ma sembra proprio che questi due abbiano già fatto buona parte del loro viaggio verso la rosa mistica... Sembran già in Paradiso, certe volte... E non a bere caffè, per quanto brasiliano...

Il voto globale non può che esprimere piena soddisfazione: la testata si conferma estremamente appagante per il lettore: tematiche adulte, spesso impegnate, che spingono a riflettere senza dimenticare di divertire, e evitando accuratamente moralismo o cerebralismo, facce opposte della stessa medaglia, cioè l’esser saputelli. Sono trappole in cui, talvolta, su altre collane, cadono autori più esperti e celebrati del giovane Diego... E a coronare il tutto, le copertine di Napoleone continuano ad essere, come in questo caso, quanto di più atipico esista nel genere: un enorme statua di Napoleone come fosse l’isola di Pasqua, il protagonista in catene e divisa carceraria accerchiato da un animale totemico come la iena; possiamo dire che il fascino di queste copertine sta nella loro “stranezza”? E proprio questo loro esser “strane” ci risulta estremamente accattivante. Senza contare che Napoleone è, sin da quando studiavamo storia, uno dei nostri personaggi preferiti... Dunque, infine, non ci resta che uscire e riveder le stelle.
 

 


 
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