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" La sentinella"


Pagine correlate:

Che sbadato, non trovo più le mie testate nucleari
recensione di Francesco Manetti


TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

Al pari del numero precedente ("Delitto nel bosco" NP 21), anche "La sentinella" è, purtroppo, decisamente inferiore al livello qualitativo medio della serie. Ancora una volta manca una trama onirica a fare da contraltare alla storia che si svolge nella dimensione della veglia. E' invece presente un elemento soprannaturale (la figura del vegliante, sorta di onnisciente quanto distaccato osservatore di tutto ciò che compiono gli esseri umani), il quale però, pur essendo di per sé intrigante, non ha alcun legame con la trama vera e propria. In altre parole, così come in "Delitto nel bosco" prevaleva un intrigo poliziesco, così ne "La sentinella" prevale un intrigo internazionale (la storia della ricerca, da parte dei servizi segreti danesi e del Cardinale, di sei testate nucleari nascoste in una base che solo una persona è in grado di localizzare). In entrambi i numeri, i tre prodotti psichici, i richiami all'inconscio collettivo e gli elementi del soprannaturale sono messi un po' in disparte o svolgono un ruolo secondario.

Certamente non ci sarebbe niente di male se, ogni tanto, la serie dedicata a Napoleone si limitasse ad essere un puro noir (malgrado esistano altre due serie bonelliane specificatamente dedicate al genere poliziesco). Il problema è che lo specifico noir presentato in questo albo è mal costruito (cfr. anche la voce "Incongruenze" della scheda) e poco coinvolgente. Basterà pensare, per fare un esempio, al modo semplicistico, poco inventivo e, per dirla tutta, sbrigativo con cui viene chiusa la vicenda...

"Il Cardinale comincia a perdere buona parte del suo fascino"
   
Anche il ritorno del Cardinale (per la quarta volta in 21 numeri, senza contare la parte retrospettiva de "La lucertola e il serpente" NP 9) non serve a dare alla storia quel qualcosa in più che aveva "L'occhio di vetro" NP 1 (altro albo dalla trama abbastanza convenzionale). Direi, anzi, che con questo numero Ambrosini ha involontariamente tolto al Cardinale buona parte del suo carisma.

Un'eccessiva frequenza nelle apparizioni è infatti di per se stessa negativa. Il personaggio, inflazionandosi, finisce col diventare meno suggestivo, sempre meno eccezionale (nel doppio senso del termine) e dunque più banale, come dimostravano di sapere molto bene sia Gian Luigi che Sergio Bonelli, i quali facevano riapparire Mefisto e Hellingen (ovvero i principali nemici rispettivamente di Tex e di Zagor) ogni 30 o addirittura ogni 50 numeri, premurandosi ogni volta di presentare questi stessi personaggi in maniera diversa (con nuovi poteri, con nuovi alleati, in un nuovo contesto...).

Deleterio anche il fatto che il Cardinale - delineato, nelle sue precedenti apparizioni, come una sorta di metafisica incarnazione del male - sia qui "umanizzato" (e dunque, di nuovo, svilito, banalizzato). Era così essenziale dover spiegare come il Cardinale avesse potuto salvarsi dall'incidente col quale si chiudeva "Il signore delle Ombre" NP 8? Assolutamente no. Non credo rappresenti un grande sforzo, per il lettore di una serie così ricca di elementi onirici, sovrannaturali, surreali, immaginare - sempre che, ripeto, sia necessario farlo - una ragione qualunque, verosimile o meno, per giustificare l'eterno ritorno di questo personaggio.



DISEGNI
Giulio Camagni    

Come già accaduto, nel numero scorso, per Ornigotti, anche Giulio Camagni beneficia di una captatio benevolentiae inserita al termine del redazionale "La posta di Napoleone". E' molto lodevole questo tentativo, da parte di Ambrosini, di promuovere dei disegnatori nei quali evidentemente egli crede. Nessun più o meno accorato appello potrà però farci apprezzare le tavole di un disegnatore, se queste non saranno effettivamente apprezzabili.

Nel caso specifico, quel che più colpisce, nelle tavole di Camagni, non è tanto la maggiore o minore qualità rispetto alla sua prova precedente (cfr. "Il folle Barrakan" NP 3), quanto piuttosto le differenze fra le diverse parti di questo stesso albo.

Fatta eccezione per il prologo (penalizzato, a pag.7, dagli occhi eccessivamente spiritati di Harald), nei primi due terzi dell'albo Camagni, pur rappresentando talvolta un po' troppo rigidamente la mimica dei personaggi (in particolar modo quella di Smilla), realizza tavole più che apprezzabili.

Nell'ultimo terzo dell'albo (approssimativamente in coincidenza con l'arrivo in Groenlandia) i disegni sono invece più carenti. Si nota una scarsa cura per i dettagli, maggiore convenzionalità espressiva (si pensi alla mimica di Thorsen nel momento in cui sprofonda nelle acque del lago, a pag.82) e, soprattutto, un'eccessiva approssimazione (ad esempio nel modo in cui sono raffigurate, a pag.85, le lastre di ghiaccio galleggianti); quasi come se Camagni avesse dovuto accelerare i tempi di produzione, o come se queste tavole fossero state inchiostrate da qualcun altro...



GLOBALE
 

La parte più memorabile dell'albo è rappresentata, in definitiva, dalla sequenza (ben disegnata da Camagni) nella quale Napoleone e Smilla si scambiano appassionati baci d'amore.

(13k)
Baci appassionati
disegno di Camagni (c) 2001 SBE
   
 
Non meno memorabile, però, anche se per ragioni del tutto opposte, l'orrenda tuta rosa acceso sfoggiata da Napoleone in copertina, vero e proprio pugno nell'occhio al potenziale acquirente.
 
 


 
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