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" Delitto nel bosco"

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Gropius

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Attenti al lupo
recensione di Francesco Manetti


TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

Dando una sbirciata alle recensioni dei precedenti diciannove numeri di questa serie si può notare come nessun albo di Napoleone abbia mai ricevuto un voto globale inferiore ai 36/100 (cifra che, nel peculiare sistema di voto di uBC, corrisponde alla linea di confine fra un giudizio sostanzialmente negativo e uno sostanzialmente positivo). Osservando, inoltre, i risultati dell'ultimo sondaggio fra i lettori degli albi bonelliani che frequentano il nostro sito, salta agli occhi il bassissimo tasso di insoddisfazione fra chi legge abitualmente le storie dell'albergatore ginevrino, tasso inferiore soltanto a quello registrato da Magico Vento, il fumetto-rivelazione di questi ultimi anni. Sono, ovviamente, chiare dimostrazioni della validità della serie ideata da Carlo Ambrosini, dell'apprezzamento da parte dei lettori per la contaminazione fra intrecci noir e onirismo...

Poteva durare? "Delitto nel bosco", ventesimo numero della serie, pubblicato a tre anni esatti di distanza dall'uscita in edicola de "L'occhio di vetro" NP 1, è purtroppo abbastanza carente sia dal punto di vista del testo che dei disegni. Per quel che riguarda il testo, i difetti maggiori sono la mancanza di inventività (la mancanza di qualcosa che sappia sorprendere, suggestionare...) e, ancor più, il mancato sfruttamento delle peculiarità della serie (ovvero l'assenza della contaminazione alla quale ho appena fatto riferimento).

Lo spunto di base della trama è estremamente simile a quello di un'altra storia scritta dallo stesso Ambrosini per Napoleone, "Racconto d'autunno" NP 5. Nell'una come nell'altra storia, Napoleone, capitato per ragioni che è superfluo menzionare in un paesino semi-isolato dal resto del mondo, si trova a dover difendere dall'ottusità dell'intera popolazione una ragazza accusata di stregoneria. In "Racconto d'autunno" Ambrosini sceglieva di giocare le carte dell'ambientazione estremamente suggestiva (la Transilvania), dell'introduzione di un tipo di criminalità all'epoca abbastanza inesplorata in ambito fumettistico (la mafia dei paesi ex-comunisti), dell'efficace caratterizzazione di Liza, la ragazza perseguitata. In "Delitto nel bosco" l'ambientazione non è particolarmente suggestiva (un paesino come tanti altri circondato da distese innevate non ha niente, in se stesso, di accattivante), l'intreccio noir si rivela un banale intrigo di famiglia risolto con uno degli espedienti più gettonati (il mettere in piedi, sfruttando la dovuta penombra, una scenetta di fantasmi per spingere il colpevole a confessare...) e Aurore, la ragazza accusata di stregoneria, è decisamente incolore rispetto alla ben più espressiva Liza. Non restava che sperare nella figura di Gropius, o meglio nelle bizzarre, ma intriganti riflessioni sulla "materializzazione" del male espresse da questo personaggio nel corso di un suo colloquio con Napoleone (pag.37-38). Questo spunto, però, non viene minimamente sviluppato nel seguito della storia; e lo stesso Gropius finisce col rivelarsi una semplice ed inconsapevole pedina di un disegno criminale altrui.

"assente la dimensione al di sopra, negato il soprannaturale: quel che resta è un deludente gialletto..."
   
Che fine ha fatto, inoltre, la dimensione onirica? Uno dei punti di forza della serie è sempre stato quello di far coesistere un'interpretazione razionale degli eventi con un'interpretazione alternativa legata alle logiche proprie della dimensione onirica; o, in altri casi, quello di far sì che piccole o meno piccole irruzioni del soprannaturale impreziosissero la realtà in cui si muovono Napoleone e gli altri personaggi della serie. In questa storia, la dimensione al di sopra è del tutto assente (a prescindere dalla presenza dei tre spiritelli, i quali si limitano a seguire passo passo Napoleone pronunciando ogni tanto dei commenti privi di rilievo) e il soprannaturale finisce con l'essere, di fatto, negato (malgrado possa continuare a sussistere una certa ambiguità nei confronti della natura del lupo che si aggira nei dintorni dell'abitazione di Gropius).

Quel che è peggio, però, è che, per buona parte dell'albo, Ambrosini suggerisce una possibile presenza del soprannaturale in maniera molto "disonesta". Nella seconda vignetta di pag.40 ci mostra il lupo con le fauci grondanti sangue. Poco dopo, nella terza vignetta di pag.43, ci mostra un primo piano di Aurore con del sangue agli angoli della bocca. Inevitabile, per il lettore, finire col pensare, aderendo alla tesi di Gropius, che Aurore sia effettivamente una strega capace di trasformarsi in lupo (e che, di conseguenza, sia stata proprio lei a uccidere August). Peccato che la successiva scoperta del vero colpevole - come già, del resto, la pronta razionalizzazione di Napoleone - renda eccessive queste due vignette (perlomeno la seconda: è plausibile che, toccando il cadavere, Aurore si imbratti poi proprio agli angoli delle labbra?) e "tendenzioso" il loro accostamento (soprattutto nei riguardi del povero lupo, il quale presumibilmente non aveva fatto altro che divorare una preda qualunque :-)).

Il simbolo più evidente della pochezza di questa storia è, in ogni caso, il sogno di Napoleone delle pag.58-69. Nelle altre storie di Napoleone i sogni del protagonista (o di altri personaggi) sono presentati come aperture verso una dimensione nella quale ogni elemento, ogni parola, diventano, forse anche troppo intellettualisticamente, altrettanti simboli da interpretare. In questo albo, l'unica concessione alla componente onirica della serie non è altro che un vero e proprio incubo pseudo-realistico, il quale, come se non bastasse, si chiude con una tipica scena ad effetto da filmetto horror di second'ordine (il pulsare del cuore di August e il risorgere, stile zombi, di questi, con conseguente panico della popolazione).



DISEGNI
Gabriele Ornigotti    

(16k)
Gropius
disegno di Ornigotti
(c) 2000 SBE
   
 
Il redazionale dell'albo si preoccupa di informarci di come Ornigotti "proced[a] verso una maturità di segno e di narrazione di assoluto valore". Un'affermazione che suona un po' troppo come una difesa del più gracile, stilisticamente ed espressivamente parlando, dei disegnatori della serie.

E' davvero visibile un'evoluzione del tratto di Ornigotti e un miglioramento della sua capacità di valorizzare una sceneggiatura nel migliore dei modi? Ad essere sincero, non mi pare di riscontrare particolari progressi rispetto alle due prove precedenti di questo autore. Ornigotti continua a dimostrarsi un mediocre allievo di Ambrosini, ancora distante sia dal raggiungere i livelli del modello di riferimento, sia, tanto meno, dalla possibilità di sviluppare uno stile personale.

Supponendo, inoltre, che, come la maggior parte degli sceneggiatori, Ambrosini si limiti a fornire indicazioni di massima per quanto riguarda i layout di ogni singola tavola, confidando dunque moltissimo nel contributo dei disegnatori, si può rilevare come le scelte operate da Ornigotti per quel che riguarda l'impostazione della griglia della tavole e le inquadrature di ogni singola vignetta non riescano, per convenzionalità e/o goffaggine, a valorizzare dal punto di vista espressivo le sequenze, i volti, i vari momenti importanti della trama. Il che, essendo già abbastanza mediocre il testo, contribuisce a far sì che "Delitto nel bosco" risulti il peggior albo di Napoleone pubblicato sinora.



GLOBALE
 

Apprezzabile, invece, la copertina: lo sguardo di Aurore, la sua posizione, i riflessi violacei sulla sua pelle rendono questa immagine senz'altro molto più suggestiva della corrispondente sequenza dell'albo.
 

 


 
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