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" Nel cerchio del tempo"

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Nonno Napo

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Ei fu...

Napoleone a Sant'Elena
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Diego Cajelli    

Se esistesse un premio Inca per le idee più accattivanti dell'anno in ambito bonelliano, penso che sarebbe Diego Cajelli a vincere, con questo suo "Nel cerchio del tempo", l'edizione del 2000.

In primo luogo, in quale altro fumetto bonelliano si è visto morire davvero il protagonista? Anche nei casi in cui una serie è stata costretta a interrompersi, non è mai capitato che l'ultimo numero si chiudesse con la morte del protagonista; l'"eroe" subiva, al limite, una svolta nella propria vita (l'abbandono, ad esempio, della vita militare, come nel caso del Piccolo Ranger o del Ragazzo nel Far West) o, più poeticamente, continuava a vivere le proprie avventure lontano dagli occhi di un narratore (come suggeriscono, ad esempio, le ultime pagine di "Faccia di rame" KP sp4, albo con il quale Ken Parker ha dato l'addio ai propri lettori).

A voler essere pignoli, la Sergio Bonelli Editore ha già pubblicato delle storie nelle quali, inaspettatamente, i protagonisti muoiono. Ma, per quanto queste storie siano suggestive o, senza mezzi termini, geniali (penso, in particolar modo, a "Incubi" ZG 275/280), questi eroi finivano comunque, prima o poi, in un modo o nell'altro, per risuscitare :-) (cfr. anche il recente "L'isola di ghiaccio e di fuoco" MM g6).

In questo caso, invece, si assiste alla morte definitiva di Napoleone. Una morte per vecchiaia, situata in un futuro ben lontano rispetto al momento in cui si svolgono le avventure raccontate ogni due mesi negli albi della serie. Una morte, dunque, che non impedirà alla testata di continuare ad esistere, presentandoci, finché i lettori lo vorranno, tutto quello che potrà accadere in altri cinquant'anni circa di vita di Napoleone. Una morte, però, che in ogni caso pone un termine ben preciso al personaggio ideato da Carlo Ambrosini, più di quanto il numero 100 di Dylan Dog facesse con il personaggio ideato da Tiziano Sclavi.

Certamente, però, il mostrarci un Napoleone ultraottantenne che muore in una sorta di personale Sant'Elena, pur rendendo l'albo interessante e senz'altro "imperdibile" per i lettori più affezionati della serie, non basterebbe, di per se stesso, a far sì che questo albo fosse valido nel suo insieme. Di fatto, il merito maggiore de "Nel cerchio del tempo" è dato dalla storia che in esso viene narrata; o forse, meglio ancora, dal modo in cui questa storia viene narrata. L'intreccio, stavolta, non è strutturato sull'alternarsi, il compenetrarsi e il baudelairiano corrispondersi fra la dimensione reale e la dimensione onirica, bensì sull'alternarsi, il compenetrarsi e il baudelairiano corrispondersi :-) di due diversi piani temporali, entrambi comunque venati, peraltro, di onirismo.

Il passato (la storia incentrata sul rapimento dello scienziato Wassermann e dello stesso Napoleone, storia della quale sono protagonisti Boulet e il Sebastian bambino) viene raccontato dal Napoleone morente al Sebastian adulto come se si trattasse di un sogno. Sebastian, però, inizia a trovare familiare (o meglio unheimlich, "perturbante", per dirla con Freud) tutto ciò che in questo sogno riguarda il se stesso bambino (il vivere a Ginevra con la madre, l'essere affetto da una insonnia nervosa...); come se questo sogno, o questi vagheggiamenti di un morente, svelassero una parte del suo passato che era stata rimossa. Per altri aspetti, però, sembra anche che sia questo stesso "sogno" a creare il passato, come per una sorta di contatto fra la coscienza del Napoleone morente e quella del Sebastian bambino. Come se, in altre parole, fosse lo stesso Napoleone ultraottantenne a provocare le visioni del piccolo Sebastian affinché Boulet possa salvare il Napoleone di cinquant'anni prima da un colpo di pistola. O, addirittura, come se fosse il Napoleone in coma nei sotterranei della Namtar Pharmaceutique a mettersi in contatto con il se stesso del futuro (come potrebbe far intuire quanto afferma al momento del risveglio) per innescare, inconsapevolmente, quella catena di rinvii fra piani temporali diversi che lo porteranno a salvarsi.

"I due diversi piani temporali della storia sembrano far parte di un eterno presente"
   

Il tempo, vero protagonista della storia, è visto insomma come un cerchio (cfr. il titolo dell'albo) nel quale non è possibile rintracciare un ordine cronologico, un prima e un dopo rigidamente stabiliti, come se ogni singolo stadio temporale appartenesse ad un eterno presente, essendo virtualmente connettibile con ogni altro stadio temporale "passato" e "futuro". L'abilità (o l'astuzia :-)) di Cajelli consiste nel limitarsi a suggerire la spiegazione del perché accade ciò che accade, lasciandola nel vago (mediandola tramite le parole di un neurologo sostanzialmente scettico nei confronti di quel che egli stesso ipotizza), ovvero nel non fornire alcun "tirare le fila" finale, dato che qualunque tirare le fila in questioni riguardanti paradossi temporali sarebbe senz'altro apparso insoddisfacente o, peggio ancora, ridicolo.

Quel che resta è così soltanto la suggestione dei contatti fra futuro e passato, dei rapporti fra le visioni di Sebastian e la realtà. Si noti, del resto, che una volta accettate le visioni di Sebastian come un dato di fatto (evitando, voglio dire, di interrogarsi sul perché egli le abbia), l'intreccio noir resta perfettamente leggibile senza dover necessariamente tirare in ballo paradossi temporali e cose del genere... In base a questa lettura, le sequenze relative al Napoleone morente resterebbero dunque nient'altro che un'intrigante cornice nella quale il protagonista della serie decide, trovandosi al termine della propria esistenza, di rivelare al suo carissimo amico Sebastian un episodio fondamentale del loro passato.

Cajelli, abile dunque nel gestire con leggerezza un materiale così complesso, si dimostra inoltre un ottimo autore anche dal punto di vista della sceneggiatura. Basta pensare al modo in cui, a pag.66, viene espresso il contatto fra il piccolo Sebastian e Napoleone: entrambi distesi su un letto, ma inclinati "simmetricamente" lungo le diagonali delle rispettive vignette, col chiudersi degli occhi dell'uno che corrispondono allo spalancarsi degli occhi dell'altro, mentre la virtuale telecamera zooma progressivamente sui volti di entrambi...

Il testo non è però esente da "difetti" più o meno rilevanti. Il neurologo, ad esempio, si rivolge alla madre di Sebastian, nelle pag.10-11, usando una terminologia troppo tecnica (verosimilmente, penso che uno specialista non spiegherebbe un bel niente, limitandosi a dire "dia queste pillole al suo bambino", oppure userebbe un linguaggio più semplice). Più in generale, molte scene dialogate sembrano un po' troppo rigide. Indubbiamente stereotipato lo stacco, a pag.64, dalle lacrime di Sebastian alle gocce di pioggia. Immotivata, sia dal punto di vista narrativo che espressivo, la vignettona di pag.45. Per quanto riguarda la delineazione dei personaggi, ho trovato troppo sopra le righe, per non dire inverosimile, Corinne Noiville, la presidentessa della Namtar: si pensi, ad esempio, al fatto che essa è sempre pronta a metter mano alla pistola quando potrebbe servirsi, per eseguire i "lavori sporchi", del proprio branco. Più riuscita, invece, forse perché introdotta con studiato understatement, l'altra mente criminale della storia, ovvero Ballard, un personaggio che, se ripreso in altre storie, potrebbe magari diventare un antagonista di rilievo quanto il Cardinale (il nemico storico di Napoleone).

"Boulet non più come il Jenkins di Dylan Dog, ma come il Mel Gibson di "Arma letale"..."
   

Piccola nota finale, infine, su Boulet. Nei primissimi numeri della serie Boulet sembrava, per la sua goffaggine, per il suo aspetto caricaturale, un personaggio decisamente comico. Forse non un Jenkins (il poliziotto che, in Dylan Dog, porta all'esasperazione l'ispettore Bloch coi suoi demenziali qui pro quo), ma senz'altro una figura chiamata a spezzare, a tratti, la tensione delle trame poliziesche. Da alcuni numeri a questa parte, e particolarmente in questo numero, Boulet ha decisamente cambiato fisionomia psicologica, diventando un poliziotto efficiente, quasi una spalla di tutto rispetto (un po' come lo è, per intendersi, Kurjak per Harlan nel Dampyr di Boselli e Colombo). Nel frattempo, ha avuto un'evoluzione anche il suo rapproto con Napoleone, come dimostra, in questo numero, il sogno delle pag.13-16, sorta di vera e propria dichiarazione di amicizia nei confronti dell'albergatore.

E' comunque un piacere continuare ad intravedere, talvolta (ad esempio a pag.71), il Boulet imbranato far capolino dietro la maschera del Boulet superfigo alla Mel Gibson in "Arma letale" :-).



DISEGNI
Pasquale Del Vecchio    

(15k)
Nonno Napo
disegno di Del Vecchio (c)2000 SBE
   

Anche questa sceneggiatura è stata affidata, come le tre precedenti di Cajelli, alle matite di Pasquale Del Vecchio, disegnatore che nulla concede a virtuosismi o ricercatezze, distinguendosi per uno stile realistico, sobrio, rigoroso, perfettamente leggibile ...e, bisogna ammetterlo, forse anche un po' monotono, poco coinvolgente, proprio in ragione di questa imperturbabilità del tratto, di questa "perfezione" delle forme...

L'assenza di uno stile personale è però compensata, a livello espressivo, dalla capacità di scegliere delle ottime inquadrature. Notevole anche la raffigurazione dei volti dei personaggi, in particolar modo del piccolo Sebastian nel corso delle sue crisi, del serafico Napoleone sul letto di morte, del glaciale Ballard...



GLOBALE
 

Irresistibile l'ascesa di Cajelli! Il suo primo albo, "Piccoli banditi" NP 10, si adeguava un po' pedissequamente alle caratteristiche più immediate della serie: preoccupandosi, essenzialmente, di trovare il giusto equilibrio fra intreccio noir e onirismo, Cajelli ci offriva un testo impeccabile, ma privo di guizzi, privo di una vera anima. Col suo secondo albo, "Samurai!" NP 12, ripeteva lo stesso schema, introducendo però elementi più personali, legati alla sua verve istrionica. Col terzo albo, "Voci nel muro" NP 16, si spingeva ben oltre, realizzando una storia molto elaborata e originale (anche se non priva, per stessa ammissione dell'autore, di richiami ad atmosfere dylandoghiane).

Con questo "Nel cerchio del tempo", Cajelli non finisce di stupirci, facendo morire Napoleone e presentando con nonchalance un intreccio fondato su paradossi temporali. Che cosa mai oserà con la sua quinta sceneggiatura :-)?

 

 


 
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