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" Il predone"

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Martina

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Kurosawa in salsa cangaçeira, con aggiunta di code (o ali?) di sirena
recensione di Francesco Manetti


TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini
   

Nella relativamente breve vita editoriale della serie dedicata a Napoleone, Ambrosini ha attinto alle più svariate fonti di ispirazione: figure leggendarie come il Dracula "impalatore" di "Racconto d'autunno" (NP 5), letterarie come l'avvoltoio dell'omonimo racconto kafkiano (NP 11), appartenenti a immaginarie culture religiose totalmente estranee al mondo occidentale come il Si-ka-ue de "La foresta che cammina" (NP 13)... Da tre numeri a questa parte (escludendo "Voci nel muro", scritto da Diego Cajelli), Ambrosini manifesta invece un forte interesse per le figure mitologiche della cultura classica: dopo il satiro de "Il duello" (NP 14) e la chimera de "L'ultima chimera" (NP 15), ecco infatti la sirena de "Il predone". Una sirena iconograficamente diversa dall'immagine corrente (non metà donna e metà pesce, bensì metà donna e metà uccello), ma chiamata comunque a rappresentare, come da tradizione, il mistero della seduzione che la donna esercita sull'uomo (vedi il dialogo fra Lucrezia e Napoleone a pag.49).

Relegato così Barabbas, il cangaçeiro del titolo, a elemento di contorno destinato a dare null'altro che un po' di colore esotico alla vicenda, Ambrosini fa ruotare tutta la storia, o meglio tutti i personaggi maschili della storia, attorno alla figura di Martina, seducente ragazza nella quale si sarebbe incarnata Leucosia (una delle tre mitologiche sirene, fuggita dalla gabbia in cui era tenuta prigioniera nella "dimensione al di sopra").

"La figura mitologica della sirena Leucosia viene applicata alla trama metafisica del "Rashomon" di Kurosawa"
   

Curiosamente, Ambrosini sceglie però di narrativizzare il mito di Leucosia riproponendo in un contesto moderno la storia raccontata dal regista Akira Kurosawa in "Rashomon", film nel quale uno stesso avvenimento viene presentato in quattro modi diversi e apparentemente inconciliabili. Il ruolo della moglie stuprata viene preso da Martina, quello del samurai ucciso da Julio, fidanzato della ragazza, quello del brigante dal sicario Ruben Palartes, quello del boscaiolo (testimone dello stupro e del duello) da un clochard, quello dell'evocatrice di spiriti da Mãe Teresa, zia di Martina... Napoleone si limita a svolgere il ruolo di un ulteriore testimone. A Lucrezia viene invece affidato il ruolo del "coro": è lei, infatti, commentando a più riprese gli avvenimenti, a esplicitare quale sia la vera natura di Martina e a filosofeggiare, con una logorrea degna di Martin Mystère, su di essa.

Di fatto, questa applicazione del mito di Leucosia alla storia raccontata nel film di Kurosawa è però poco convincente, come ci consente di capire il confronto con un altro albo bonelliano ispirato a "Rashomon", "Le tre verità" NN 41 di Bepi Vigna. Vigna, dando una spiegazione razionale (benché fantascientifica) del perché tre persone fornissero altrettante versioni discordanti di una stessa vicenda, era riuscito a rielaborare in maniera originale lo spunto di partenza, creando un ottimo giallo. Ambrosini, al contrario, ripropone lo schema di "Rashomon" senza apportare alcuna variante significativa (gli stessi dialoghi fra i personaggi, ad esempio, sono ripresi pari pari, in molti casi, da quelli del film); e, soprattutto, non si cura di riadattare al mito di Leucosia la valenza metafisica del contrasto fra le quattro versioni del racconto. Il risultato, quindi, è quello di un albo senz'altro suggestivo, ma nel quale il "messaggio" che Ambrosini sembrerebbe voler trasmettere (si pensi, di nuovo, al ruolo svolto da Lucrezia) finisce col risultare troppo confuso.



DISEGNI
Carlo Ambrosini    

Terzo "one man comic" di Ambrosini per questa serie: Ambrosini fa praticamente tutto da solo, tranne il lettering, la stampa e la distribuzione nelle edicole ;-). Ancora una volta, però, la cura dedicata alla sceneggiatura sembra prevalere su quella dedicata ai disegni. E' senz'altro vero che un disegnatore può cambiare stile, volontariamente o meno, col passare degli anni (si vedano, tanto per citare due esempi abbastanza discussi, i casi di Dall'Agnol e di Mari), ma la differenza fra il tratto di queste tavole e il tratto che lo stesso Ambrosini sfoggia nel frontespizio e, ogni due mesi, nelle copertine della serie sembrerebbe dimostrare che le "carenze" delle tavole di questo numero siano da imputare al fatto che in Ambrosini stia prevalendo il piacere di sceneggiare rispetto a quello di disegnare: Martina, tanto per fare un esempio, è resa molto più seducente dai dialoghi e dalla trama piuttosto che dai disegni.

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Martina, disegno di Ambrosini
(c) 2000 SBE
   
 
A questo punto, logica vorrebbe che Ambrosini seguisse la strada di Gino D'Antonio, un autore il quale, pur essendo anche un ottimo disegnatore, ha da vari anni a questa parte abbandonato il disegno per dedicarsi esclusivamente alla stesura di sceneggiature. Ma perché limitarsi a scrivere e basta se si è anche in grado di disegnare molto bene? La mia speranza è che lo staff dei disegnatori di Napoleone continui ad allargarsi, che la serie resti bimestrale e che Ambrosini, alternandosi ai testi col validissimo Cajelli, possa "limitarsi" a disegnare un solo numero ogni 18-24 mesi. Un solo numero, ma potente quanto lo furono "Dietro il sipario" DD 97 e "Il guardiano della memoria" DD 108, i due "one man comic" che Ambrosini realizzò per la serie ideata da Tiziano Sclavi.

Al che mi verrebbe quasi da lanciare una proposta: che cosa potrebbe uscir fuori, visto il talento dimostrato da Cajelli, da un albo scritto da quest'ultimo e disegnato da Ambrosini? :-)



GLOBALE
 

"Il predone" non è dunque un albo deludente, ma piuttosto un albo nel quale le potenzialità della serie risultano almeno in parte soffocate da una fusione mal riuscita fra i vari elementi, peraltro suggestivi, della storia, così come dalla fumosità delle "spiegazioni" fornite da Lucrezia.

Pessima anche l'immagine di copertina, non tanto per lo stile, quanto per la scelta del soggetto: un primo piano inespressivo di Napoleone dalle fattezze un po' taurine che guarda una Martina troppo piccola per esercitare i suoi poteri di seduzione sul lettore.

 

 


 
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