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" L'ultima chimera"

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Un avventura dalle tinte particolarmente noir per l'albergatore ginevrino, che questa volta si deve giostrare tra una misteriosa ragazza, tre trafficanti di antiquariato e un'inquietante arpia.

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recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

Muovere delle critiche ad un numero di Napoleone è sempre difficile; anche nelle (in verità piuttosto rare) prove sottotono che Carlo Ambrosini ci ha offerto si è sempre rivelato difficile non riscontrare qualche elemento di profondo interesse o nella trama o nella definizione dei personaggi.

Probabilmente questa lodevole caratteristica della serie deriva dalla notevole capacità dell'autore di creare storie dense, complesse e sovente interpretabili su più piani di lettura.

"L'ultima chimera" rientra perfettamente nella categoria di questo tipo di storie, che pur nella loro sostanziale mediocrità riescono a rimanere vivide nella mente del lettore per qualche motivo; non ha un personaggio sfolgorante come Eba, nè un plot brillante come 13 "La foresta che cammina", tuttavia la profonda indagine psicologica dei personaggi e l'intreccio noir ne fanno un numero pefettamente in linea con la qualità della serie.

Luci ed ombre si alternano in questa prova di Ambrosini. Le qualità sono quelle di cui sopra: ad un racconto banale ma solido e ben organizzato si aggiunge la consueta abilità nel conferire a molti dei comprimari grande spessore. Così si staglia immediatamente il riuscito ritratto delle molteplici personalità dell'inquietante Saskia, una delle più belle figure femminili viste sino ad ora nella serie.

A fare da contrappeso vi sono però alcuni difetti che appesantiscono notevolmente la lettura. Innanzitutto le sequenze oniriche non sono legate alla storia con la consueta convinzione.

"A volte pare che Ambrosini voglia inserire a tutti i costi le sequenze oniriche"
   
Ultimamente sembra che Ambrosini si senta quasi obbligato a mantenere ad ogni costo la linea di narrazione con la quale era partito. Così, le parti che riguardano la chimera, l'arpia e Bellerofonte paiono attaccate alla meno peggio. Di certo nelle sue prime tre prove Cajelli è riuscito a valorizzare meglio questo importante fattore per l'economia della testata, costruendo storie basate sul parallelisimo tra realtà e sogno, con una particolare attenzione all'intimità del rapporto tra queste due parti. Si veda ad esempio il 12 "Samurai", dove il sogno è la metafora e la chiave interpretativa per comprendere la storia.

C'è inoltre un secondo problema. Questo numero è fondamentalmente noioso. Quando Ambrosini si fa prendere la mano la narrazione ne risente immediatamente: gli eccessi di intellettualismo e i talvolta pedanti assaggi della grande cultura dell'autore pesano come macigni sulla leggibilità. In alcuni tratti la storia si fa infatti difficile da seguire, troppo piena di riferimenti culturali che il lettore fatica a comprendere e poco gratificante nel suo sviluppo.



DISEGNI
Marco Nizzoli    

Che Marco Nizzoli (qui all'esordio sulle pagine Bonelli) abbia talento non può passare inosservato. Che il suo stile sia tuttavia adatto a raffigurare le vibranti atmosfere di Napoleone è tutto da vedere.

E' una prova nel complesso molto difficile da inquadrare: molte tavole sono assolutamente di valore (si veda ad esempio quella d'apertura o quella di pag.19) e in particolare le mezzetinte della parte onirica mostrano il grande potenziale dell'autore.

"Il tratto di Nizzoli è di grande valore ma non si adatta alle atmosfere noir di questa storia"
   
Tuttavia la scelta di una linea estremamente chiara per confrontarsi con una vicenda che più noir non si può appare di per sè un paradosso. Nella posta Ambrosini cerca di spiegare la scelta, ma a nostro parere il carattere solare con cui Nizzoli imposta il suo tratto è, sebbene non sia certo colpa sua, profondamente inadatto.
Seri dubbi anche sull'interpretazione del protagonista, che risulta assai distante dai canoni senza per questo essere convincente come Bacilieri, imponendo il suo stile, aveva saputo essere.



GLOBALE
 

Copertina bruttina, che non colpisce nè per gli effetti cromatici nè tantomeno per la scelta del soggetto.

Un numero, nel complesso, senza infamia e senza lode, a tratti soporifero ma come al solito pienamente sufficiente in virtù di alcune trovate o di soggetto o di sceneggiatura che lo rendono interessante anche (o forse soprattutto) ad una seconda lettura.

Vedi anche la scheda della storia
 

 


 
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