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" Samurai! "

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Napoleone e il drago
recensione di Michela Savoldi

Napoleone si trasforma in un perfetto samurai senza macchia e senza paura per cercare di salvare la vita di una giovane scrittrice giapponese. Si troverà a dover sconfiggere un pericoloso bandito e a doversi guardare le spalle da un feroce drago con la gastrite...



TESTI
Sog. e Sce. Diego Cajelli    

E' la storia ad essere in primo piano in questa seconda prova di Diego Cajelli ai testi.
Mentre per Ambrosini le vicende dell'albergatore ginevrino sono uno strumento per raccontare sensazioni, sentimenti e desideri che hanno un valore più universale, in questo n.12 Cajelli scrive soprattutto una bella storia. Resa ancora più godibile dalla favola che scorre parallela sul piano del sogno, in cui Napoleone si trasforma in un samurai nel Giappone feudale, che arricchisce la vicenda di simboli e corrispondenze.

Ciò che affascina maggiormente, forse, durante la lettura dell'albo, sono proprio queste "corrispondenze" psicologiche che si creano tra i personaggi della storia.
Napoleone diventa un samurai, Reiko una giovane su cui pesa una maledizione, il diamante del riscatto un dragone. Ma ve ne sono numerose altre, più confuse e sottili. Kano, ad esempio, porta un dragone tatuato sul petto, e con il drago della favola spesso si identifica.

Mentre per Ambrosini le vicende dell'albergatore ginevrino sono uno strumento per raccontare sensazioni, sentimenti e desideri che hanno un valore più universale, Cajelli scrive soprattutto una bella storia.
   
I ruoli dei protagonisti della vicenda sembrano sovrapporsi parzalmente l'uno all'altro, come se ci fossero più piani diversi su cui si svolge lo stesso intreccio (e non due mondi distinti, realtà e sogno, a cui eravamo abituati). Ad esempio: Napoleone cade in uno sciocco e banale errore, lambiccandosi il cervello su un cerambicide dipinto con lo smalto bianco. Qualche tavola dopo, Kano scambia una rosa caduta per sbaglio per una condanna a morte, e per il lettore è una specie di deja-vu. La costernazione per aver compiuto una svista così madornale, il sentirsi un po' ridicoli, la rabbia. Le sensazioni sono le medesime, e i due eventi hanno simbolicamente lo stesso significato, pur svolgendosi entrambi nel mondo reale e nello stesso momento temporale.

I dialoghi sono particolarmente ben scritti e sostengono con un buon ritmo l'intera vicenda.
Tutta la sequenza delle tavole 47, 48 e 49, nella quale Napoleone chiacchiera con i suoi prodotti psichici a proposito del libro di Reiko, ne è un ottimo esempio. Lo scambio di battute è vivace, e il tono, confidenziale e scanzonato, da un senso di intimità e affetto tra il signor Di Carlo e i tre spiritelli.

La favola ambientata nel Giappone feudale è semplice ma efficace e gli spunti divertenti funzionano a dovere.
Il drago con un linguaggio sboccato, l'espediente della gastrite e soprattutto Napoleone che decide di tirare fuori le pistole sul più bello di uno scontro epico (con i relativi commenti dei tre prodotti psichici) riproducono proprio l'atmosfera folle e assurda dei sogni.

Qualche dubbio, forse, viene sollevato dal finale. Mentre l'insieme della storia è molto equilibrato, senza rallentamenti o compressioni, la parte finale della vicenda avrebbe forse avuto bisogno di un po' più di spazio.
Una profezia, infatti, sentenziava che Reiko non avrebbe avuto vita lunga, mentre a morire è suo padre. Se l'intento era dimostrare la frase di Napoleone-samurai "Tutto ciò che è scritto si può riscrivere", forse sarebbe stata necessaria qualche tavola in più per sottolineare quest'ultima parte.
Il lieto fine con trapianto di cristallino a Reiko, inoltre, non è consueto in un fumetto come Napoleone e appare forse è un po' troppo sentimentale.



DISEGNI
Pasquale Del Vecchio e Matteo Piana    

Quarta prova di Pasquale Del Vecchio alle prese con l'albergatore ginevrino, una in più dello stesso Ambrosini. E la seconda su testi di Cajelli, anche se in questo n.12 realizza solo le scene ambientate nel mondo reale e non in quello onirico. Anche in quest'albo Del Vecchio fa un'ottimo lavoro, sia con il "suo" Napoleone, che è probabilmente il più familiare al lettore, il più classico e riconoscibile, sia con gli altri personaggi della vicenda.

Le mezzetinte realizzate da Matteo Piana, che illustrano la parte onirica della storia, sono un piccolo capolavoro, sia per l'espressivo realismo dei volti sia per l'effetto incantevole degli sfondi. Certo carta e formato bonelliano non rendono giustizia in pieno al suo lavoro, ma si indovina che le tavole originali devono essere veramente straordinarie.



GLOBALE
 

Cajelli appare più convinto dei suoi mezzi rispetto al suo esordio e riesce a mostrare il proprio stile pur senza tradimenti né fraintendimenti dei personaggi di Ambrosini.
Il giovane autore appare a suo agio nell'utilizzare i tre spiritelli all'interno della narrazione e la personalità ambigua di Napoleone è perfettamente rispettata. Al tempo stesso, Cajelli sfodera un piglio personale nell'affrontare la storia, dimostrando di saper esprimere le proprie istanze pur attraverso figure e mondi ideati da altri.

Una nota particolare per la copertina di Ambrosini, di grande effetto sia per l'utilizzo dei colori, sia per il perfetto equilibrio della composizione.
 

 


 
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