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" L'avvoltoio "

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Kafka a Ginevra
recensione di Michela Savoldi

Il racconto "L'avvoltoio" di Franz Kafka fa da sfondo a una vicenda di oscuri omicidi legati ad un segreto, sepolto nel passato di quattro reduci della guerra d'Algeria e della figlia (entomologa) di due di loro.



TESTI
Sog. e Sce. Carlo Ambrosini    

La sensazione, al termine della lettura dell'albo, è stata quella di avere tra le mani un'altra "Storia di Allegra" (n.4), per lo meno in termini di riuscita della storia.
Una trama debole, ma soprattutto troppo stereotipata, nella quale i personaggi sono esattamente come ce li aspettiamo e si muovono e reagiscono secondo meccanismi troppo prevedibili.
Come accadde per Allegra durante la sua prima apparizione, né Mylène né i quattro "sopravvissuti d'Algeria" riescono a uscire dalle pagine del racconto, non acquistano la dimensione di profondità che li potrebbe rendere personaggi a tutti gli effetti.

Lo spunto per la stesura dell'albo arriva probabilmente dal desiderio di rappresentare l'avvoltoio, lo spettro angoscioso del rimorso che si nutre della carne del suo padrone.
Il racconto kafkiano fornisce una traccia perfetta per la trasposizione di questa belva tremenda nel mondo onirico di Napoleone: la sequenza iniziale, infatti, accompagna il lettore per tutto il resto dell'albo come una mappa, una guida.

L'intreccio noir che occupa la parte centrale dell'albo (la ricerca dell'assassino e la rivelazione del passato della famiglia Vidal) sembra però costruito ad arte sulla parte onirica del racconto, pare ad essa subordinato senza essere in grado di prendere vita propria e coinvolgere il lettore.
Un rapporto simbiotico tra una donna-tiranno e un marito-succube, un amante cattivissimo e spietato, un complice un po' imprudente. Una figlia non-figlia, che sposa il complice nell'assassinio del vero padre e quando scopre la verità persegue la vendetta ricadendo negli incubi delle persone che odia.
Il tutto sembra creato appositamente per corredare l'apparizione dell'avvoltoio del rimorso, e risulta troppo piatto e privo di fascino. In questo modo, il consueto schema secondo il quale, tracciando solo pochi tratti della personalità, l'autore riesce a costruire personaggi interi, stavolta non riesce o riesce solo in parte.

"Perdonami un accidente... Come faccio ad andare in capo al mondo con te, adesso?"
   
D'altro canto, ad Ambrosini vanno riconosciuti alcuni meriti, soprattutto in sede di sceneggiatura.
Utilizzare spunti letterari spesso significa semplicemente riprodurre una trama con qualche variante, oppure inserire una quotation per dare un'atmosfera acculturata. L'autore, invece, rivisita un racconto offrendone l'interpretazione più evidente, ma senza scivolare nell'ovvio. Cita il contenuto del racconto, lo reinterpreta, senza cadere nella spocchia o nel pressapochismo. Errori che sarebbero davvero facili da commettere avendo a che fare con uno scrittore di complessa interpretazione come Kafka.

Inoltre, sia nella sequenza iniziale che, soprattutto, in quella finale, Ambrosini dispiega tutta la sua capacità di affascinare il lettore, distogliendo l'attenzione dall'intrigo giallo e riuscendo a ricondurre la storia sul piano dei rapporti psicologici e delle angosce che li condizionano.
Delicato e privo di retorica, poi, il modo in cui viene presentato l'interesse di Napoleone per Mylène. Il sogno a pag.40, poi ripreso a pag.92 ci regala una tra le frasi più riuscite dei pensieri dell'albergatore ginevrino: "Perdonami un accidente... Come faccio ad andare in capo al mondo con te, adesso?".
Nessun colpo di fulmine, o amore assoluto. Solo il desiderio di compiere un viaggio (anzi, il viaggio) insieme a qualcuno che ci incanta, a dispetto di tutto.
"Perdonami, se puoi" chiede Mylène a Napoleone. Il quale non pensa alle vendette o agli omicidi, ma solo al rammarico per non poter salire su una mongolfiera e guardare il mondo accanto a lei.



DISEGNI
Claudio Piccoli    

Una prova tutto sommato opaca per Piccoli, che alterna vignette abbastanza riuscite ad altre poco espressive.
Il volto di Napoleone, in particolare, subisce troppe trasformazioni tra una tavola e l'altra e appare troppo ingentilito nei lineamenti e povero di espressioni.

Buona invece l'intesa del disegnatore con i tre spiritelli (si veda per esempio la penultima vignetta di pag.42), che appaiono vivacemente rappresentati.



GLOBALE
 

Il tentativo di rivisitare in un fumetto un racconto kafkiano è un'opera ambiziosa e interessante e viene condotta con garbo.
L'autore manca di freschezza dove, forse, è più sopportabile all'interno della sua storia: nell'intreccio noir. Non è infatti per la trama gialla che Napoleone si fa ricordare, ma per la capacità di descrivere con immediatezza il mondo del subconscio umano e la sua influenza nei comportamenti delle persone.
Un soggetto non sufficientemente brillante, quindi, non pregiudica del tutto la godibilità dell'albo, che in alcune occasioni riesce ad affascinare ugualmente. Tuttavia questo n.11 ha una riuscita alterna, senz'altro al di sotto dello standard (piuttosto elevato) cui Ambrosini ci ha abituato.

Al di sotto degli standard di Ambrosini anche la copertina, che appare un po' affrettata e di poco impatto emotivo.
 

 


 
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