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" L'uomo che sfidò
la morte"


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Pagine correlate:

Un uomo alle prese con il suo presente e con la possibilità di diventare immortale... ma chi è quest'uomo?

Chi ha sfidato la morte?
recensione di Martina Galea



TESTI
Sog. e Sce. Antonio Serra    

Questo albo offre due livelli di lettura, uno più immediato e superficiale, l'altro più intimista e nascosto. Il primo aspetto è forse il più semplice da cogliere, e anche da valutare: attraverso una serie (piuttosto tortuosa, per altro) di collegamenti l'Agenzia Alfa si trova involontariamente a creare un nuovo essere, un ibrido mostruoso dai poteri illimitati, il redivivo William Campbell, ovvero l'uomo che sfidò la morte.

Nathan Never, a conti fatti, appare molto poco in quest'avventura, caratterizzata più che altro da un piccolo gruppo di personaggi minori, ben tratteggiati e quasi tutti con un punto in comune (di cui parleremo in seguito). Un pesce piccolo, uno spacciatore improvvisato diventa il legame tra la Biotech di Campbell e la morte di Theresa Maddox, sulla quale Nathan e May stavano indagando, su incarico dell'amica Jenna.

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Il mostruoso Campbell
(c) SBE / Di Clemente

Quel che gli agenti ignorano è il fatto che la loro incursione nel laboratorio della Biotech ha contribuito a generare un nuovo super-nemico, una creatura i cui poteri vanno oltre la comprensione umana, e che fanno sembrare il fu Aristotele Skotos e l'onnipresente (ma disperso, al momento) Mister Alfa due avversari da operetta.

E qui sta proprio la grossa falla di questo soggetto, complesso ma ben gestito: c'è il rischio, difatti, di aver creato un nemico troppo potente per chiunque, al punto che o i suoi poteri verranno drasticamente ridotti, oppure la sua gestione sarà decisamente problematica per tutti quegli autori che vorranno utilizzarlo in albi futuri.

La storia, difatti, è ben lungi dall'essere completata: è assolutamente finita per quanto riguarda gli aspetti "interni" e l'avventura pura (Jenna torna a casa, l'Agenzia Alfa archivia sia il caso Maddox sia l'operazione anti-droga), tuttavia i risvolti politici, scientifici ma soprattutto economici che si sono venuti a creare con la comparsa del nuovo Campbell lasciano aperte moltissime strade, che speriamo la redazione voglia approfondire.

Il primo approccio, quindi, offre un albo godibile, ben scritto, con dei personaggi credibili e ben delineati, che crea un possibile scenario per prossime avventure, pur concludendosi in maniera soddisfacente.

Il secondo livello di lettura, invece, va oltre la singola storia, e collega quasi tutti i personaggi e le ambientazioni con un dettaglio appena percettibile: in Tony Green così come in Theresa Maddox, persino in William Campbell troviamo un aspetto di Antonio Serra.

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Tony Green, disegno di Di Clemente
(c) SBE / Di Clemente
   
 
Anche senza leggere il nome nel tamburino si potrebbe riconoscere la mano di Serra in quasi ogni pagina: Serra è nel Fantasy Con e nei cosplayers che la invadono. Serra è sia nella disapprovazione del fattorino, sia nell'ottimismo del receptionista, entrambi portatori di un'opinione attuale in merito a queste convention. Serra è in Tony Green (Antonio Verde... e la Serra non è forse verde?), logorroico e bizzarro, amante del paradossale, forse dentro di sè angosciato all'idea di scrivere solo per compiacere il pubblico.

Forse Serra è persino in William Campbell, fragile e spaventato davanti alla prospettiva di affrontare il multiverso, e più a suo agio con i suoi occhiali tondi addosso.

Ma soprattutto, Serra è in Theresa Maddox, che amava le manifestazioni di fumetti come il Fantasy Con ma che ora non le frequenta più, che ha trovato la sua strada nel mondo dei fumetti e che ne è stata pienamente appagata fino a quando non ha sentito il desiderio di scrivere qualcosa d'altro, qualcosa di intimista, di più vicino alle proprie corde, con la paura nel cuore di non essere capita e apprezzata dai suoi lettori (forse Gregory Hunter?). Serra è ancora Theresa Maddox alla ricerca di serenità e ispirazione, annoiata e a disagio in presenza di un mondo, quello dei fumetti d'avventura, che inizia a starle sta stretto.

E, infine, forse Serra è nel malinconico ottimismo di Jenna, che ricorda a se stessa e a tutti i lettori che ogni scrittore rimarrà per sempre con noi attraverso le sue opere, conquistando un'immortalità che difficilmente si esaurirà mai.

A questo punto, per concludere il secondo livello di lettura, è lecito chiedersi se l'uomo che sfidò la morte sia effettivamente il solo William Campbell, oppure anche il nostro Antonio Serra, alla ricerca di questa nobile immortalità attribuita agli artisti, ai poeti, agli scrittori.

Forse questa seconda interpretazione va oltre le peculiarità di un semplice albo speciale di Nathan Never, e se in qualche modo dovessimo aver esagerato nell'ipotizzare, ci scusiamo immediatamente con lo stesso Antonio Serra e con chi avesse apprezzato anche solo la prima lettura dell'albo, e non volesse farsi coinvolgere in freudiane analisi. :-)

In ogni caso, quel che rimane in mano è un buon prodotto, ricco di spunti di riflessione sia in merito alla serie, sia sul mondo del fumetto in generale, con una storia abbastanza solida alle spalle da consentire una lettura senza dubbio piacevole.



DISEGNI
Paolo Di Clemente    

Probabilmente l'unica nota stonata di questo speciale sono i disegni di Paolo Di Clemente, ancora alla ricerca di una propria identità di disegnatore. Il problema di fondo del suo tratto è, purtroppo, la discontinuità e la mancanza di punti di riferimento costanti. Qualche esempio? A pagg.20-23, la ricchezza dell'ombreggiatura (sparita poi nel resto dell'albo) ricorda il tratto di Roberto De Angelis; moltissimi primi piani di visi (Godfrey a pag.85, Nathan a pag.86, ma solo nella seconda vignetta) richiamano Nicola Mari; ancora Nathan spessissimo risente degli influssi dei disegni di Stefano Casini e di Germano Bonazzi, e in certe inquadrature pare persino di vedere lo stile di Giovanni Freghieri...

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Pag.22
(c) SBE / Di Clemente

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Pag.86
(c) SBE / Di Clemente
In pratica, Di Clemente dimostra di conoscere bene gli insegnamenti e le tecniche dei colleghi, tuttavia non è ancora in grado di trasformare queste nozioni in un qualcosa che lo caratterizzi definitivamente. Il suo lavoro merita la sufficienza perchè comunque alcune tavole restituiscono un certo pathos e sono ben suddivise, tuttavia è ancora troppo presto per poter dare un giudizio completamente positivo ad un tratto così incostante.



GLOBALE
 

Copertina decisamente inquietante di Roberto De Angelis, che non esita a rappresentare con crudezza il cadavere della protagonista.

Complessivamente, un albo interessante, sotto più punti di vista.
 

 


 
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