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Saprà Mr. Alfa mantenere tutto ciò che promette?
Mr. Alfa, stupiscici con effetti speciali!
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La storia si rivela interessante principalmente per due motivi. Innanzitutto fa la sua ricomparsa il diabolico Mr. Alfa, che di fatto ha oramai ricevuto l'investitura ufficiale di antagonista numero uno della serie. Ancora una volta ci viene presentato il personaggio in una veste quasi divina: un malefico manipolatore, un burattinaio in grado di disporre a proprio piacimento della vita e delle sorti degli altri. Mr. Alfa, ai suoi esordi, non ci aveva molto convinto, ma va riconosciuto che la figura sta pian piano assumendo uno spessore sempre crescente.
A conferma di quest'ultima tesi, l'introduzione di alcuni nuovi personaggi, che molto probabilmente entreranno d'ora in poi a far parte del cast fisso. Piace particolarmente Kendra, figura ambigua e misteriosa. Con questa storia veniamo inoltre finalmente a conoscenza del nome dell'organizzazione (o di una delle tante...) capeggiata da Mr. Alfa. Il Laboratorio viene infatti indicato da tutti i personaggi come il luogo da cui è nato tutto l'orrore scaturito nel corso della vicenda. Proprio l'entrata in scena del Laboratorio sembra suggerire un nuovo cambio di rotta nella gestione della fantascienza nella serie: il giubbotto che consente il teletrasporto (e che costituisce il secondo motivo di interesse della storia) è un oggetto estremamente avverinistico, per non dire improbabile, sicuramente in controtendenza con la modesta futuribilità dell'ultima generazione di storie. Questo non può che farci piacere: il modello fortemente bladerunneriano degli esordi stava pericolosamente trasformandosi in una fantascienza semplicemente sociologica, dove (almeno nelle storie più interessanti) l'aspetto più importante sembrava essere la proiezione dei problemi dell'oggi nella società del futuro. Questa storia sembra invece volerci restituire la bellezza dell'impossibile, il fascino della sfida a quei limiti che l'uomo, non potendoli ancora affrontare, delega alla narrazione fantascientifica.
Nathan Never ha bisogno (anche) del sense of wonder: al momento Stefano Vietti, la cui esperienza con Hammer è in questo senso altamente significativa, sembra essere l'unico in grado di imprimere questo tipo di svolta alla serie: gli facciamo un bel "in bocca al lupo"!
Pur non rivelandosi in quest'occasione ai suoi massimi livelli, Dante Bastianoni si conferma ancora una volta come uno dei disegnatori più validi dello staff. A differenza del fratello Francesco, Dante, pur rimanendo fermamente ancorato al tratto che l'ha reso celebre, riesce ad evitarne il precoce invecchiamento, scansando abilmente il rischio di anacronismo all'interno di una serie che vede molti autori costantemente impegnati in un lavoro di ricerca sull'utilizzo delle nuove tecnologie. Soliti retini, dunque, ma utilizzati con un'abilità straordinaria, che permette all'autore intensi primi piani e credibili rappresentazioni scenografiche. Peccato solamente per il sensibile calo di qualità, forse dettato dai tempi di lavoro sempre più pressanti, riscontrato nell'ultima quarantina di tavole. Positiva anche la copertina di Villa, sebbene rappresenti una situazione non particolarmente importante per lo svolgimento della storia.
Alla luce delle considerazioni fatte sopra, non si può che valutare positivamente l'albo, sperando che rappresenti solo un assaggino di quel pantagruelico buffet rappresentato dal ciclo di storie prossimo venturo.
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