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Scheda Vigna

Considerazioni antropologiche su "Cuore di tenebra".

L'orrore nascosto
articolo di Martina Galea

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NN 27
  
Domanda da un miliardo: cos'hanno in comune l'antropologo Frazer, autore del saggio "Il ramo d'oro", e l'avventura "Cuore di tenebra" (NN 27) dell'agente alfa Nathan Never?

Nulla, in apparenza. Ma se tra i due inseriamo il regista Francis Ford Coppola e il suo epico film "Apocalipse Now" riusciamo ad individuare un legame ben preciso, che avvicina tematiche prettamente antropologiche all'universo sfaccettato di Nathan.

Quando, nel 1979, Coppola iniziò a girare "Apocalipse Now", lo fece partendo da spunti, apparentemente estranei al classico mondo del cinema, che la sua cultura poliedrica gli permise di sviluppare accuratamente.

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Locandina del film "Apocalipse Now", a cui si rifà
anche la copertina di Castellini.
   
 
Prima di tutto chiamò in causa Joseph Conrad (forma anglicizzata di Józef Konrad Korzeniowsky) e il suo romanzo "Cuore di tenebra", da cui prese i risvolti fondamentali della storia, anche se poi la traspose in un contesto storico e geografico molto diverso (dal congo belga di Leopoldo II al Vietnam della famigerata guerra).

La trama del film, in se, è semplice e lineare: il capitano Willard viene incaricato di andare a recuperare, e, se necessario, uccidere, il capitano Kurtz, un disertore che ha creato nel cuore della foresta cambogiana un regno basato sull'idolatria della sua persona. Nel fumetto, Nathan deve avventurarsi nel Margine,una giungla ostile all'uomo, per recuperare il dottor Korzeniowsky (questo nome non mi è nuovo…), uno scienziato che anni prima conduceva ricerche su un nuovo vaccino e di cui ora si è persa ogni traccia.

Willard e Nathan partono, e la storia ci viene raccontata come una tragedia greca, con un andamento ciclico, dove la fine coincide con l'inizio, dato che non esiste una soluzione alla tragedia: essa è insolubile per definizione, perché qualsiasi scelta si faccia comunque l'esito sarà drammatico e negativo. Nel film Willard diventa il boia di Kurtz, è costretto dal ruolo che la sorte gli ha imposto ad uccidere un uomo affascinante e, nella sua personale concezione della vita, eroico. Nel fumetto, invece, Nathan lascia vivere Korzeniowsky (anche perché, a differenza di Willard, non ha nessun comando preciso in proposito), e nel fare ciò Vigna tenta di dare un'impronta più positiva alla vicenda, lasciando intravedere una via d'uscita, espressa molto chiaramente dall'idea di un'occasione perduta che bisogna concedersi per sopravvivere.

La storia si dipana: il viaggio che Willard e Nathan devono compiere attraverso la giungla è altamente simbolico. Rappresenta un rito di passaggio, quasi un'iniziazione, per cui la discesa nella profondità della foresta rappresenta anche la discesa nell'intimo, nelle pieghe della mente nelle quali di solito non ci si avventura mai per paura. La foresta è il regno di Kurtz-Korzeniowsky, dove la cultura lascia il posto alla natura: la logica fredda dell'uomo, con le sue leggi costituite, viene mangiata dall'oscura irrazionalità dell'istinto. Non c'è più giustizia o legge militare, qui domina il mito, l'esempio atavico che bisogna seguire per rispettare la tradizione. La ripetività dei gesti, la nenia delle parole, la calma che affossa nell'umidità della giungla: tutto concorre a minare la ragione dell'uomo civile.

"...la discesa nella profondità della foresta rappresenta anche la discesa nell'intimo..."
   
Willard e Nathan, arrivati nel cuore della tenebra, si ammalano, rischiano la morte, perdono la lucidità ma si salvano. Il loro è un cammino necessario, l'ultima fase del viaggio, che li ha purificati e resi pronti per il rito conclusivo:
il regicidio.

Il tema del regicidio è molto importante in antropologia: il re rappresenta il potere perchè ha la forza necessaria per ergersi al di sopra dei suoi sudditi, che si affidano a lui proprio perché lo riconoscono come una fonte di potenza. Quando il re diventa debole (come Kurtz nel film, e Korzeniowsky nel fumetto) è necessario che venga sacrificato da un qualcuno che arriva dall'esterno (nel nostro caso Willard-Nathan), che prima di affrontare la sfida deve subire un'esperienza simbolica di morte e rinascita. Il sacrificio è necessario affinchè la comunità possa liberarsi della negatività accumulata: gli antichi greci ciclicamente cacciavano dalla città un uomo sui cui era stata simbolicamente trasferita l'energia negativa; questi era un capro espiatorio, un "(2k)" (è interessante notare come la parola farmaco in italiano abbia assunto un significato opposto: dal veleno greco allo strumento curativo). Nei Saturnali romani, nei quali le regole sociali si rovesciavano e i servi diventavano padroni, un individuo, in genere ai margini della società,diveniva re per un giorno ma alla fine della giornata era costretto a suicidarsi. Le feste dei folli medievali avevano un percorso simile, e alla fine il re veniva detronizzato e spesso subiva anche pesanti violenze. Ai nostri giorni è ancora viva l'usanza di bruciare un fantoccio, spesso alla fine del carnevale, per scacciare il male.

Qui si inserisce Frazer, l'antropologo a cui Coppola si è ispirato. Nel suo libro "Il ramo d'oro" (la cui copertina si intravede in una sequenza del film) viene analizzato il ruolo del re divino, che all'interno della società può diventare un catalizzatore della negatività e quindi può essere sacrificato per la salvaguardia della comunità. La morte del capro espiatorio è la morte simbolica dell'intero mondo, che può rinascere purificato.

Sia nel film sia nel fumetto l'idea del sacrificio è resa con un duplice movimento:da un lato la lotta tra gli uomini, dall'altro l'uccisione di un animale. La grande tartaruga (per la tribu' africana Dogon la tartaruga rappresenta la giustizia e la saggezza) che viene sacrificata diventa il simbolo della violenza insita nella civiltà. È una violenza primordiale, istintiva, che razionalmente si cerca di scacciare ma che la civiltà stessa può solo nascondere in luoghi oscuri (la giungla,la mente), nei quali l'orrore si accumula.

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Korzeniowsky, inquietante profeta, disegno di Casini
(c) 1999 SBE
   
 
L'orrore (parola che torna insistentemente nel film e nel fumetto) è qualcosa che si può solo mostrare, perché non è possibile raccontarlo: il monstrum latino era prima di tutto un prodigio, qualcosa che era incredibile a vedersi, indicibile e impensabile.
I mostri deformi nel fumetto e le teste mozzate e impalate del libro e del film servono a mostrare l'indicibile, ciò che causa repulsione ma nel contempo attrae, che è dotato di un fascino macabro che fa leva sugli istinti più arcaici dell'uomo. È quello che Conrad definisce "il fascino dell'abominio". L'orrore permea tutta l'aria, è nel caldo soffocante della giungla, è qualcosa che mina le certezze dell'eroe che deve affrontare un profeta oscuro ma carismatico.

L'eroe alla fine è profondamente turbato:è sceso nel profondo di sè ma anche nel profondo della società, quel lato oscuro che si cerca di dimenticare. Ha dovuto combattere contro un uomo che ha minato le sue convinzioni e da cui è stato affascinato. Ha incontrato una realtà che non si aspettava e quando riemerge dall'abisso non è più la stessa persona. Questo viaggio lo ha modificato: con una metafora molto pregnante, si può dire che le società sono come degli edifici, fatti di stanze (le situazioni quotidiane) ma sopratutto di raccordi, di scale, di corridoi (tutte quelle circostanze che sono fondamenatali per la crescita dell'individuo e della collettività). L'esperienza di Nathan e di Willard è un passaggio chiave, valido per chiunque debba affrontare l'orrore e il dubbio, in qualsiasi forma essi appaiano.

Per ulteriori informazioni consultate anche la scheda della storia.
 

 


 
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