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" Il volto del nemico"

TESTI
Antonio Serra
DISEGNI
Andrea Bormida

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recensione flash di Vincenzo Oliva


Le gemelle Ross nascono con un "peccato originale" da scontare: si chiamano Melody, Symphony, Harmony.

Chissà se la scelta è stata dettata più da imprudenza o da gusto per la provocazione :-).

Quei nomi hanno messo immediatamente sul chi va là i lettori di lungo corso di Nathan Never, giustamente preoccupati della possibile evoluzione del personaggio verso un genere di fantascienza semplicistica, tutta d’azione e in definitiva assai poco accattivante (Harmony, poi, è nome che evoca letture sicuramente poco allettanti per gli appassionati di fantascienza :-)).
Si fossero chiamate Juliet, Elizabeth e Sarah, quasi sicuramente le gemelle non avrebbero generato i timori per il futuro della serie che hanno invece sollevato in rete.

Tuttavia, tali timori, per quanto indubbiamente giustificati, apparivano eccessivi, visto che le tre ragazze si erano limitate ad un’apparizione di una vignetta una (più un’altra mezza comparsata) nel Nathan Never 108 "Dalle ceneri".

L’attesa per la loro prima prova da protagoniste conteneva dunque elementi misti di curiosità ed apprensione, ed una loro presentazione più "ufficiale" era sicuramente necessaria.

Alla prova dei fatti, le paure del pubblico sembrano essere state infondate; tanto più che i personaggi dovrebbero vivere la loro esistenza editoriale soprattutto su una propria testata ad hoc, limitando il loro ruolo sulla serie regolare di Nathan Never ad una presenza da elementi di contorno.

"Il volto del nemico", avventura conclusiva del sesto "balenottero" di Agenzia Alfa, ci presenta dunque il mondo delle gemelle Ross.
Antonio Serra lo fa con una storia dove riesce ad usare bene gli elementi migliori del suo modo di scrivere e concepire il fumetto: un umorismo a tratti lieve e a tratti decisamente più marcato vena tutta la breve storia, non sempre con i migliori risultati, va detto: il tormentone dei nomi delle gemelle scambiati tra loro in continuazione è fin troppo visto, anche se non vi è nulla di male in esso. Altre volte Serra strappa il sorriso con più decisione, come con il Mendoza "manghizzato" di pag.299 che inveisce furiosamente contro Harmony e Symphony, neanche fosse il Lupo Cattivo davanti alla casa di uno dei Tre Porcellini; e più in generale Serra, ben coadiuvato da un Andrea Bormida in stato di grazia (mai visto così! :-)), crea una storia ricca di ammiccamenti umoristici a certo fumetto americano del passato, basti vedere l’ultima vignetta dell’episodio, con lo scintillio delle lenti degli occhiali di Mike a ribadire che il traditore è proprio lui, o il volto sfigurato di Janus (che Bormida rende al meglio, lasciandolo sospeso in una rappresentazione grafica che media tra pietà e raccapriccio, raggiungendo così il giusto effetto grottesco richiesto dalla storia): lo Stormo Alfa aveva bisogno di essere presentato al pubblico e Serra lo ha fatto divertendosi, disseminando il racconto di piccoli omaggi a vari generi fumettistici.

Sarà difficile creare una psicologia credibile per un personaggio uno e triplice come le gemelle Ross; per ora, "Il volto del nemico" è servito per un breve sguardo introduttivo al loro mondo, e Serra ha assolto il compito onestamente e professionalmente, senza strafare e risultando anche divertente.

Ottimi i disegni di Bormida che ha fatto un uso eccellente dei retini, sempre equilibrati e sfruttati al meglio alla ricerca di pulizia e nitidezza del tratto, oltre che per conferire a tutta la storia un atmosfera da fumetto d’altri tempi, assecondando il testo serriano. Il suo disegno raggiunge i risultati migliori nelle scene ambientate agli stabilimenti della Ross Aviation dove il tratto è estremamente preciso e leggibile, quasi fotografico, e nella davvero egregia raffigurazione degli aerei; anche nei primi piani meglio dettagliati dei volti il lavoro di Bormida si fa davvero apprezzare per l’espressività: si vedano Melody e suo padre Ebenezer Ross a pag.293, i volti di Mendoza alle pagg.298/99 e Janus a pag.305. Meno riuscite le inquadrature dove Bormida non può sfruttare il livello di dettaglio del primo piano, e dove il tratto si fa più incerto e meno curato.

In conclusione: possibile che queste tre innocue fanciulle facessero tanta paura? :-)

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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