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" Il tesoro dei templari"


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Una storia tarocca
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Gabriella Cordone
Alberto Lisiero
   

E' con un moto di incredulità mista a scoramento che si arriva al fondo di questa terza avventura di AA4. Incredulità, soprattutto: si rimane sconcertati nel pensare che la Sergio Bonelli Editore, cui si possono muovere tante, motivate, critiche, ma non quella di stampare storie men che professionali, ha approvato e mandato alle rotative questo "Il tesoro dei templari".

Insostenibile sotto ogni punto di vista, questo indigesto pseudo-remake del "Nome della Rosa" assoma faciloneria, buchi di sceneggiatura, personaggi piatti e stereotipati, povertà espressiva.

La storia è un fiacco gialletto con elementi mystèriosi e un condimento in salsa ESP. Vista l'ambientazione futuristica, gli autori si sprecano in reticenze (un'abbazia, un ordine monastico, una leggenda... Quali?), facendo svaporare l'interesse didattico delle storie di MM. La suspence del romanzo di Eco qui si dissolve fin dall'inizio, quando, dopo sole 20 tavole, ci viene mostrato il colpevole (Joachim): per cui, i successivi tentativi di suscitare dubbi nei confronti del muto Hamlet risultano maldestri e ingiustificabili.

Il finale vira, poi, verso una sorta di scontro in stile comicbook americano di bassa lega: mazzate e pistolettate a destra e a manca, frasi stereotipe in bocca al folle super-cattivo, inverosimiglianze a gogò (Joachim è uno degli ESPer più potenti visti sulla serie: l'unica cosa che riesce a fare è... scagliare vecchi libri in faccia a Nathan?!? E possibile che sia così idiota da non pensare che, nel mondo di Nathan, un libro vale sicuramente di più di un'oncia d'oro?). In mezzo, a pasticciare il tutto, i tarocchi della medium-cartomante Kathy (cartomanzia, poteri ESP, sogni premonitori: ma perché tutto il paranormale deve essere mischiato in un unico, eterogeneo, calderone?).

Se il soggetto spinge la storia verso il baratro, non è che la sceneggiatura remi in direzione diversa:

  • intanto, perché mai nessuna polizia indaga d'ufficio sulla morte di John, trattandosi di morte violenta?
  • pag.203: Reiser "Questo prete mi ha fatto quasi impazzire!". E perché mai? Padre Malachia, di nascosto dai lettori, si è forse esibito in un florilegio di boutades alla Groucho? Mah...
  • pag.203: Padre Malachia "Qualcosa di diabolico sta succedendo nella nostra abbazia...". Fra 200 anni, un religioso ha le stesse espressioni superstiziose dei suoi antenati medievali! Ma gli autori hanno mai parlato con un vero frate, oggi, 200 anni prima di questo ipotetico futuro? E, per giunta, due pagine dopo, il padre si smentisce: "...sta accadendo qualcosa di strano tra le nostre mura, e non è certo opera del demonio."
  • pag.213: "Padre Nathan (...) viene da una delle nostre sezioni cittadine..." Ma da quando in qua si dice "sezione di monaci", in vece di convento, abbazia, eremo o comunità?
  • pag.214: Nathan dovrebbe indagare in incognito, ma la presentazione di Padre Malachia, in parole povere dice: "E' uno sbirro. Indagherà." ;-)
  • pag.222: il dialogo tra Malachia e Nathan illustra una situazione sociale che, già oggi, è un mero ricordo del feudalesimo: i figli cadetti mandati a far carriera ecclesiastica per escluderli dalla successione.
  • pag.239: Nathan ha dubbi sull'analizzatore di Sigmund. Ma come, quell'aggeggio in altre storie riesce a rilevare quante gocce di sudore traspira una persona e stavolta Nathan pensa che non possa rilevare un muro nascosto?
  • pag.243: povertà di fantasia desolante nei ballon di Joachim, che per tre volte ripete una variazione di "Il signore è dalla mia parte, eretico!"
  • pag.287: Nathan a Malachia "Non potrei mai condividere la vostra scelta di vita". Ma se proprio lui si ritirò in eremitaggio su Tersicore!
L'elenco è parziale e arbitrario, ma l'impressione, sin dalla prima tavola dell'avventura, è di trovarsi di fronte a una storia mal congegnata, superficiale, rozza e decisamente mal scritta.



DISEGNI
Paolo Di Clemente    

(23k)
Nathan s'è perso il collo...
disegni di P..Di Clemente (c) 1999 SBE
   

Se una programmazione più lungimirante avesse affidato questa sceneggiatura a un disegnatore con la "D" maiuscola, almeno avremmo potuto salvare qualcosa. Invece, il deprimente plot di Cordone&Lisiero è finito nelle grinfie del più deprimente dei disegnatori neveriani di oggi, Paolo Di Clemente.

L'allievo di Cimpellin volta e rivolta il suo stile a ogni prova, alla disperata ricerca di un artista affermato da rifare. Se per i Babilonesi della serie regolare, il calco era Romita Jr. stavolta l'influenza è meno univoca (c'è dentro un po' di Bonazzi, un po' di Casini, un po' di De Angelis, un po' di chissà chi altro), ma i risultati restano di ardua digeribilità.

Palesi carenze nel possesso dell'anatomia umana deformano grottescamente le figure, proponendoci ora mani minuscole, ora crani macrocefali, ora pose improbabili. Evidenti limiti in fase di inchiostrazione appesantiscono le vignette, spandendo neri che coprono il segno e appiattiscono i volti. Una sufficiente espressività è lontana dall'essere raggiunta: il Nathan che grida "Fermo!" ha la stessa, tragica, fissità del Joachim che sibila "Tu...non...mi fermerai!".

Di Clemente, però, è veloce: delizia del curatore di testata, croce dei lettori. Che se lo sorbiranno almeno 4 volte l'anno...



GLOBALE
 

Era dai tempi della Zona X prima versione, dai tempi di storiacce indifendibili come "Il potere del telecomando", che la SBE non mandava in edicola una storia così distante dai suoi standard di fumetto popolare. Anche le storie che uBC più ha tartassato erano comunque fumetti scritti e disegnati con professionalità: qui siamo invece terribilmente vicini a quei bonellidi che, in tempi di boom, appestavano le edicole con l'illusione che per guadagnare col fumetto bastasse buttare sul mercato qualunque cosa con lo stesso formato di Dylan Dog.

Se Lisiero e Cordone ci deludono aspramente dopo che, qualche anno fa, ci regalarono una storia bella e intensa come "Hadija", se Di Clemente si conferma, ahinoi, sui suoi livelli, allora il dito accusatore si deve appuntare a maggior ragione su chi ha revisionato e approvato questo episodio: in spregio agli autori Bonelli che hanno fatto scelte qualitative (meno storie, ma più curate), in spregio agli aspiranti sceneggiatori/disegnatori che si vedono rifiutare loro lavori con frasi di circostanza tipo "Vedi di lavorarci ancora un po' sopra" e poi si trovano tra le mani storie tanto tirate via, in spregio soprattutto ai lettori che, oltretutto, si vedono spacciare per fantascienza una storia che ha poco di "fanta-" e nulla di "-scienza".

Qualcuno potrà dire: beh, AA costa 8.000 lire e ti dà tre storie. Due albi costano 7.000. Quindi, questa terza può essere considerata una sorta di bonus, al modico sovrappiù di 1.000 lire. Mah, chissà se riportando l'albo in edicola me le rifondono: almeno mi ci faccio un ghiacciolo, che di questi tempi se non altro rinfresca...


 
 


 
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